Riusciremo a scoprire la verità?

Tutti i giornali hanno riportato come, dopo la scarcerazione dei protagonisti della vicenda di Rignano Flaminio, le campane del paese abbiano suonato a festa.
Viene da chiedersi cosa ci sia da festeggiare in una storia in cui nessuno è ancora riuscito a dare una risposta definitiva (nemmeno la scarcerazione in fin del conti lo è) alle paure delle famiglie che sanno i loro bambini vittime di abusi e violenze.
La storia è destinata ad andare avanti. Intanto quelle campane sanno molto di “tutto è bene quel che finisce bene”. Il solito meccanismo di auto-rassicurazione, sindrome dello struzzo che già in passato ha visto spesso protagoniste le istituzioni religiose presenti nelle piccole comunità, preoccupate più di salvaguardarne l’onore agli occhi del mondo esterno che di affrontare e capire i problemi e l’intimo malessere.
Posso capire i clacson… ma non le campane.

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Tremate, le streghe sono sveglie!

E’ salito e si è seduto di fronte a me, sul treno delle 7,05, il treno che porta in città. Con la sua amica che ha un terzo della sua età.
Assorta nella lettura, mi rendo conto della sua presenza dalla tipica scia dolciastra di dopobarba da protettore di ragazze in cerca di permesso di soggiorno. Questi tipi si riconoscono al volo. Parla con lei in italiano, lentamente. Forse pensa che ci vorrà un bel po’ per insegnare la nostra lingua alla giovane est-europea. Si atteggia da grande esperto, mentre lei tace e lo ascolta. Sicuramente parla più lingue del suo accompagnatore.
Penso che per avere un permesso di soggiorno ci vuole un visto, magari per motivi di studio, e va richiesto in patria. Poco male: a questi tipi non manca mai un “amico” in questura, o per lo meno si vantano di averlo.
Guardo questa giovane ragazza ucraina, con l’aria di chi vorrebbe suggerirle: “scappa finchè puoi” e l’amarezza di chi si rende conto che lei non ha nessuna intenzione di scappare perchè dal peggio è già fuggita.
– Questa è sveglia, l’italiano lo impara subito, poi un lavoretto glielo trovo io… – dice il tipo rivolgendosi al mio vicino di posto, mentre con affettata galenteria, accompagna la giovane alla porta d’uscita per scendere alla prossima fermata.
Non so chi mi trattiene. Provo un sentimento d’impotenza che stride con la ventata di ricordi che raffiorano, di quando io avevo l’età della ragazza che è appena scesa e nelle piazze si gridava: il corpo è mio e lo gestisco io!
Si parlava di liberazione, il mondo iniziava a dialogare e a rispettarci di più. Colpa delle molte donne dell’Est che sconvolgono i meccanismi della domanda-offerta o di alcuni uomini e donne dell’Ovest, impegnati oggi a demolire diritti e dignità di entrambi i sessi?
Credo sia necessario impedire che la feccia, la sotto cultura e la discriminazione riemergano trovando nuovi consensi e nuove prede.
Tremate, tremate, le streghe non sono tutte addormentate…

Voglia di Francia

C’è voglia di Francia. Oppure, chissà, c’è voglia di un “qualcosa” che non è una nazione e nemmeno una persona. Ma la voglia c’è, cresce.
Ho visto su MTV una trasmissione italo-francese. Lo scorso anno ce n’era una italo-spagnola. E lì vedi, nella quotidianità, quanto in queste nazioni stanno correndo. E ti viene voglia di andarci, e non per una semplice vacanza, come è già stato, ma con la speranza di trovare dei sogni.
Quì in Italia siamo cresciuti a pane e politica. Ci sembra di d’andare su una circolare. Pensiamo, discutiamo, ma alla fine torniamo al punto di partenza. Occorre di quà, occorre di là. Occorre, occorre per rimanere tutto fermo. Come sulle classi dirigenti.
Quote per i giovani, quote per le donne. Tra un po’ quote per le badanti, per i tassisti. Che pazienza!
Poi, casualmente, butti l’occhio sulla campagna elettorale francese. Vince Sarkozy e scopri che ha 50 anni, d’origini ungheresi, si è fatto da solo, ha rischiato, sgomitato, osteggiato dai suoi “amici” di partito, ha lavorato duro, parla come mangia ed i francesi lo hanno eletto per le sue idee trasparenti. Hanno trovato in lui il leader e l’ideologia.
Lo stesso vale per la Royal, forse più sofisticata, ma non si è sparmiata neppure lei. Sarà un osso duro già dalle prossime elezioni legislative, come promette.
Così va il mondo. In Inghilterra il Primo ministro Blair se ne va, dopo oltre dieci anni di governo. Ha 50 anni ed è al potere da quando aveva i pantaloni corti. Lo stesso avviene in Cina, Paese di ottuagenari per eccellenza.
L’Italia è quì che si crogiola nei ” tempi giusti”, nella “gradualità”, nelle scadenze bibliche e nelle attese eterne. Per rischiare ci vogliono “peli sullo stomaco”! Ma noi ne abbiamo?

Bon nuit, cari amici…