9 marzo 2007


Forse avrei dovuto pubblicarla prima… è troppo carina.
Alle donne l’ardua sentenza!

Disgusto…

Disgusto. E’ ciò che provo di fronte all’ennesimo scandalo italiano. Disgusto per il marciume che contiene, ma soprattutto per come ad esso si reagisce.
Non è solo questione di foto, di ricatti, di intercettazioni, di sesso, di vallette, di politici. E’ questione della nostra società e della sua incapacità di guardarsi allo specchio.
Si è talmente impegnati nello spiare, come guardoni, le vite sessuali di gente che è solo un falso modello che, purtroppo, ci si dimentica di vivere la nostra, di vita.
Si ha il coraggio di dire che abbiamo perso il senso morale. Ma è difficile districarsi in questa palude melmosa.
Non mi sta bene chi, mascherando paura, se la cava volendo censurare l’informazione, dicendo che “i fatti loro sono privati e vanno tutelati”.
Su quel “loro” c’è talmente tanta ipocrisia. I “fatti loro” ci vengono buttati addosso quando fa comodo, e negati quando cominciano a mettere paura ai potenti.
Non è una presa in giro mettere il bavaglio in nome della privacy di tutti i semplici cittadini, quando invece non ci si è preoccupati di violare la privacy neanche di calciatori e vallette?
Ci si accanisce su chi pubblica le notizie, ma si finge di ignorare chi le fornisce. Cioè gli uffici della giustizia. Inchieste che vengono trasformate in armi mediatiche, dove si spiattellano riservati strumenti di indagine. La colpa è dei giornalisti? Forse la parte peggiore di queste storie, non perchè pubblicano, ma per come scelgono.
Ormai si cerca solo lo scandalo, il sensazionale, il titolo gridato, non certo la notizia. Sarebbe bello riscoprire il senso e la voglia di cercare la verità. Ma se questa società vive di questo schifo, beh forse pubblicare questa roba è l’unico modo per far scoppiare i bubboni che altrimenti si incancrenirebbero.

Dedicato a….

Ci sono momenti, nel corso dell’esistenza, durante i quali le corse per arrivare ai traguardi sono particolarmente massacranti.
Portano il fiatone, l’affanno, a volte la spossatezza.
Li conosco bene questi periodi, queste corse e queste gare. Quante ne ho fatte! Quasi nessuna vinta, purtroppo.
A volte mi sono piazzata in ottima posizione, questo sì, ma le vittorie, quelle dell’oro, sono state rare.
Mi consola sapere che mi sono misurata con lealtà, coraggio, tenacia e testardaggine.
Con gli anni, però, queste prove diventano sempre più difficili e sempre più arduo vincere.
Ci si deve accontentare, ma fa niente. L’importante sta nell’esserci, nel correre, nel misurarsi con fierezza.
Da un po’, lo confesso, mi è capitato di cadere, peggio del solito.
Sono passati sul mio corpo: hanno colpito la testa, ma soprattutto il cuore.
Sono rimasta indolenzita nelle parti colpite, ma il dolore più acuto è stato quello dell’anima.
E’ rimasta a terra ferita, calpestata. L’ho raccolta, l’ho lavata, asciugata, rinfrescata, ridipinta di un colore smagliante e rimessa dov’era.
E sto riprendendo a correre, piano, piano, come sempre. Come ieri. Come oggi. Come domani. Finchè si campa. Finchè si sta quì.
Perchè fermarsi finchè si è in vita è ben peggio della morte fisica…

Settimana bianca


Non ho saputo resistere nemmeno lassù…

SETTIMANA BIANCA

Festeggiamo in Val de’ Fassa…
cominciava quer sonetto,
mò lo dedico a voi tutti,
sulla neve pe’ diletto.

Sette giorni so’ passati
tra risate e in allegria
co’ st’amici ritrovati
ce dispiace, se va via…

Sette giorni so’ passati,
fra un bongiorno e un ben alzati.
– Dove annamo stamatina?
Catinaccio o Campitello? –
– Mo’ vedemo… er tempo è bello? –
Dice Walter ar sor Michele,
– ‘sto ginocchio me fa male. –
Ma cammina de’ gran lena,
stà a penzà che c’è pe’ cena!

Sette giorni so’ passati,
sulle nevi de’ S. Vito
e Marisa nun s’è accorta
che er marito è già sparito.
Na’ discesa e na’ volata…
magna solo cioccolata!
– S’avviamo ai quattro Passi –
dice Enzo e, soprattutto,
chi se ferma poi so’ cazzi!
Se ritorna tutti in gruppo! –
– A Marì, sète salite? –
strilla Ermanno mentre scia.
– Sì, sto quà, in alta quota,
proprio sulla funivia.
Co’ Marisa, Elvezia e Cinzia –
C’ha paura, ma intanto penza:
– Quanno arivo c’ho un bel rancio.
Che volete un po’ d’arancio? –

Sette giorni so’ passati
e Daniela nun s’arende,
co’ li sci ben inforcati,
cade, s’alza, se riprende
e cor caro maritino
studia e’ piste der Trentino.
Poi telefona all’amica,
ch’è sparita co’ Pasquale
– Ma la causa de’ sora Ida,
a Paolè, ma quanto vale? –

Sette giorni so’ passati,
er sor Checco core e spazia,
poi s’incontra con Elvezia
che la butta in gran caciara
pe’ sparlà de’ Rendinara.

Sette giorni so’ passati,
e stasera, quì riuniti,
se trovamo co’ la Giusy.
Lei se sforza, lei ce crede,
fa’ der mejo a facce ride.
E pe’ l’ultima serata,
cor gruppetto “gioventù”,
noi se famo na’ bevuta
e nun ce penzamo più!
Se vedemo n’antro anno,
sulle nevi de’… chissà?
ma se spera senza affanno,
tanto chi ce lo fa fà?

(Mary)

8 marzo: festa delle amiche


Sarà che adoro tutti i fiori, mimose comprese, sarà che a volte gli uomini, soprattutto sul lavoro, mi fanno sorridere per il loro chiodo fisso: soldi§potere. Così, al ritorno da una settimana di riposo, montagne, neve e spensieratezza, ho voglia di una riflessione sul bello di essere nata con i cromosoni tutti uguali.
Riassumendo il mio punto di vista sul “femminile” (aspetto di sapere cosa ne pensate…):
1. le donne sono esseri superiori (salvo eccezioni non rappresentative) sotto il profilo umano e morale.
2. Le donne credono fino alla morte nei loro valori: sacrificio, figli, lavoro.
3. Le donne, purtroppo, hanno bisogno di vedere riconosciuti (dagli uomini) i loro meriti.
E così, spesso, si fanno infinocchiare. Sono meno sicure, si mettono in discussione e questo si trasforma a volte in una debolezza.
Però… c’è un però che ci mette il turbo, un rapporto in cui io credo tantissimo: la comunione, la capacità di ascoltare e la sorellanza assoluta che solo un’amica donna ti può dare.
Auguri a tutte le mie amiche!