Un nuovo scandalo

Adesso è la volta della P3. Ma quando finiranno gli scandali in Italia?

Mi è capitato di imbattermi nella rete nella descrizione di un tal Cacini, attore fallito ai tempi dell’avanspettacolo romano e questa ricerca mi ha dato modo di capire meglio i personaggi di queste varie cricche che da mesi occupano pagine e pagine di giornali.

“Il Cacini altri non era se non uno sbruffone, abile nel non saper far nulla ma, a suo dire, il più forte dei forti, il più bravo dei bravi, il più dei più, vuoto, inetto, inabile. Per cui, trovandosi di fronte a un qualcuno siffatto, calzava a pennello chiedergli: ma chi sei, Cacini?”

Ecco, mi sembra che questa Italia sia zeppa di Cacini che millantano, cercano favori attraverso favori, brigano, si mettono a disposizione dei potenti e viceversa.

Non ci sono – ahinoi – cricche simili in tutta Europa e l’indifferenza  di noi cittadini italiani davanti a siffatte notizie mi preoccupa non poco.  Ma in che mani siamo finiti e quale inesistente livello di difesa  ha la nostra politica?

Nell’attesa di dare risposte a queste domande… Oggi Amira compie tre anni, li festeggia con la sorellina nuova di zecca…nell’attesa che supernonna arrivi.

Auguri piccola mia.

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Ernesto il ciclista

A volte è strana la vita.

La strada che porta su, fino al paese vecchio, è affollatissima. Seguiamo il carro funebre che, a passo d’uomo, arranca per la salita che porta alla parrocchia di S. Giovanni.

Volti tristi, accaldati. Qualcuno piange ancora prima di arrivare in Chiesa, prima che inizi la funzione. Le campane non suonano al morto, così ha voluto la famiglia.

Lungo il corso, in silenziosa fila indiana, i suoi compagni ciclisti. La bicicletta: la sua passione. La sua condanna a morte.

Ernesto era uno dei nostri vicini di casa. La prima persona, insieme alla moglie, conosciuta in questa nostra avventura in campagna che dura ormai da vent’anni. I suoi figli cresciuti con le nostre.

Un tipo riservato Ernesto, un uomo semplice, gentile, ma soprattutto un salutista. Attento alla dieta, alla cura del corpo, una cura maniacale, ossessiva.

– E’ peggio delle femmine – diceva Agnese, la moglie, a volte prendendolo anche un po’ in giro.

Mai una parola fuori posto, il saluto cortese, la passeggiata serale con il cane, che ora gira per la casa, forse cercandolo. E quella sua ostinata precisione nel dover completare i chilometri quotidiani in bicicletta.

A volte, soprattutto con la bella stagione, nel rientrare dai suoi tanti chilometri, lo vedevi girare intorno alla piazzetta, davanti alle nostre case, per finire il percorso stabilito. Lo prendevamo in giro anche noi e lui rideva delle nostre battute, ma non mollava. Mai. E già da qualche anno, con l’arrivo della pensione, lo vedevi partire tutti i giorni, casco e bici, lustrata, controllata, amata come una bella donna.

E adesso è lì dentro, in un silenzio senza fine. Un nipotino in arrivo che non conoscerà mai il nonno, il ciclista.

A volte è strana la vita. Non sappiamo cosa ci riserva…

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