C’era una volta…

C’era una volta il Paese Italia, terra di poeti, santi, navigatori. E questa è stata una bella favola.

Il Paese in cui viviamo oggi non è più una casa: è un casino. Un grande casino, dove tutto sembra funzionare, ma è un casino incasinato. E in questo casino tutti entrano, escono e parlano a loro piacimento. Non ci sono orari, nè regole, nè turni.

Una società sana, non malata e maleodorante che tutti sognano e vorrebbero non esiste. E non esisterà finchè qualcuno non dirà basta a questa bolgia sgangherata e carnevalesca. Ma credo che anche questa sia una bella favola.

Dibattiti sul futuro dell’Italia, un’Italia migliore ci frastornano ogni giorno i timpani. Ognuno vuole la sua societè senza conoscerla. La vuole a modo suo e nei tempi che decide, infischiandosene della collettività e pensando solo ai propri tornaconti e ai propri posti di potere.

A parole tutti auspicano un mondo migliore, una specie di “paese della cuccagna” dove si pretende tutto senza concedere niente. Fregare lo Stato è diventato uno dei più grandi piaceri del popolo che, a sua volta, con mille trabocchetti , è poi fregato dallo Stato.

Ci sono e ne conosco giovani desiderosi d’imparare. Ma i luoghi dove dovrebbero imparare, cioè le scuole, sono diventate circoli ricreativi dove ognuno fa quello che vuole.  Gli insegnanti, con poche eccezioni, lasciano correre perchè se esercitano la loro autorità, se danno dei brutti voti, se bocciano, rischiano spedizioni punitive da parte di genitori che non ammettono di avere figli bulli e somari.

Ci sono aziende impegnate ad innovare, ma innovare nel Paese Italia è impresa disperata per la burocrazia, la peggiore d’Europa, e soprattutto per l’ottusità dei sindacati che ormai, da lungo tempo, fanno solo politica.

Credo che all’origine di tutto ciò ci sia la mancanza di senso dello Stato. Quello che è pubblico, compresa la pubblica amministrazione (nonostante le dichiarate “innovazioni” del ministro Brunetta) è ancora il più fulgido esempio di inefficienza e turpidume e, spesso, di arroganza verso l’utente e di servilismo verso il potente di turno.

Se si avesse senso civico, come ce l’hanno in molti altri Paesi, le cose andrebbero meglio, ma il menefreghismo imperversa e si rivendicano solo diritti senza assolvere ai doveri.

Si vive continuamente alla giornata con l’arte di arrangiarsi. Si critica ferocemente una classe dirigente che non merita altro che essere ferocemente criticata, ma  se si occupassero noi le “stanze del potere”, cosa faremmo?

Probabilmente quello che fanno i nostri governanti che, espulsi, sarebbero sostituiti con altri come loro.

Dove andremo a finire non lo so. Forse ci siamo già finiti…

 

Calma piatta

Da ieri c’è un silenzio quasi insopportabile quì in casa. L’ho sognato per diversi giorni e, lo confesso, per diversi giorni ho sognato di riavere indietro la mia vita. Tornare a trafficare con biberon, camomille, pannolini, bagnetti, colichette, pianti e crisi isteriche delle “terribili unne” più grandi (si fa per dire…) mi ha tolto qualche sentimento.

I sorrisi e i gridolini, però, mi ridavano gioia. Ma che fatica… Quasi, quasi mi pento di essere una nonna giovane perchè poi, si sa, quanto i figli si approfittano, ma certamente non ho più la loro carica giovanile e quindi… ora riposo un po’, ma credo per poco…

Durante questo periodo niente televisione, niente blog, pochi giornali, poche notizie, ma da quel poco che ho appreso credo che siamo messi maluccio in Italia. Un Paese immobile perchè lo trattengono le mille catene che nel tempo si è costruito e di cui non riesce a liberarsi. Ricominciano i balletti, si riformano partiti e partitini, si riscaldano altre poltrone… E le riforme? Nada de nada…

Una notizia, invece, che sto seguendo con il fiato sospeso è la condanna a morte per adulterio di Sakineh, la donna iraniana per cui diversi Paesi si stanno dando da fare con ogni mezzo per cercare di far sospendere la lapidazione. Meno che il nostro. E non si tratta, purtroppo, di un caso unico.

Ma il Ministro degli Esteri italiano, con la sua faccina da “bambolotto per bene”, perchè non prende contatti con l’Ambasciata iraniana? Cosa lo impedisce? Bisogna continuare a parlarne, a discuterne, ad indignarsi, a protestare, senza smettere mai e senza dimenticare. I malfattori amano il silenzio.

Altra notizia dolorosissima. Sono ormai sette milioni i pakistani sfollati a causa della tremenda alluvione. Un milione di case distrutte, un milione di ettari di campi coltivati completamente allagati. Bambini rimasti orfani che girano come fantasmi tra fango e carcasse. Gli aiuti faticano ad arrivare ed i sopravvissuti sono soggetti ad incursioni talebane.

Giornali e telegiornali, per quel poco che so, hanno quasi oscurato la notizia, forse perchè troppo “occupati” a preoccuparsi della terribile “afa” dei giorni passati. Meglio mostrare una ragazza seminuda che si bagna in qualche fontana, meglio suggerire tanta acqua, frutta e verdura anzichè mostrare famiglie disperate in mezzo ad un deserto d’acqua.  “Occhio non vede, cuore non duole,  orecchio non sente”, aggiungo io, è diventato il motto dei media. E tutto questo la dice lunga sulla condizione del nostro Paese.

Quale sarà il loro futuro??? Spero che cambi qualcosa…

 

 

SAM_0274