Pensieri del dopo-vacanze…

Ad una certa età diventeremo proprio così insopportabili?
Dopo aver passato una vacanza all’insegna di “W la terza età”, il ritorno a casa è stato quasi una liberazione! Non sto esagerando, ho un profondo rispetto per gli anziani, ma trascorrere 15 giorni in una località di mare con mamma e suocera al seguito (quasi 180 anni in due), mi ha fatto rientrare non tanto riposata mentalmente.
Sicuramente non è stata una bella idea, anche se mio marito, l’artefice-pentito del programma-vacanze 2005, continua a ribadire di aver fatto loro un bellissimo regalo. Ma a noi? dico io.
Ho sentito la mancanza del mondo blog e dei suoi abitanti in questi giorni; non nascondo di aver cercato anche un internet point, ma a Vieste, cittadina sdraiata sul promontorio del Gargano, hanno altro a cui pensare d’estate!
C’è il mare, ci sono enormi distese di ulivi, spiagge, calette, isole, isolotti, gabbiani, cormorani e quella vita marina dai ritmi rallentati.
Tra un “sarà bello il tempo oggi?”, “cosa si mangia, perchè mangiamo vero?” “io non voglio la pasta” “io non voglio il pesce” “sono stanca” “camminiamo ancora?” “voglio la sdraia, anzi il lettino”, e via di questo passo, ho letto molto, libri, ma soprattutto quotidiani.
Ho cercato di capire il problema del Medioriente, con il ritiro dei coloni dalla striscia di Gaza. Ho visto foto strazianti. Un bambino in mezzo al prato della sua casa che a braccia tese spingeva un soldato per allontanarlo. Ho letto negli occhi di quel militare, oltre al dolore di calpestare un’erba così verde coltivata come per miracolo nella sabbia del deserto e destinata a morire, lo strazio di dover cacciare famiglie che mai più vivranno nelle case costruite con le loro mani. Probabilmente quel soldato ha nella testa gli stessi drammatici interrogativi di tutto il mondo.
E’ stata una scelta israeliana o una vittoria del terrorismo palestinese?
Perchè Sharon ha deciso di sgomberare Gaza senza ottenere in cambio neppure una promessa di pace dal leader palestinese contro il terrorismo di Hamas?
I palestinesi svolazzano le loro bandiere in segno di vittoria, gli israeliani piangono e come nel resto del mondo si chiedono perchè?
Un’altra notizia mi ha lasciato di stucco: “una faccia di ricambio”, il titolo dell’articolo. Sembra impossibile, ma il trapianto di faccia, fantasia cinematografica, sta per diventare realtà.
Un giorno troveremo la coda alle porte degli ospedali fatta da gente che desidera cambiare i propri connotati. Signori e signore che vorranno apparire più belli, più giovani, più chiari, più scuri e, perchè no? più simpatici.
Meglio non crederci, meglio continuare a pensare che l’operazione sia possibile solo nei film di fantascienza e che chi non abbia, per disgrazia, il viso deturpato, continui a preferire quello con cui è nato, anche se rugoso, anche se non più rispondente ai suoi bisogni.
Meglio restare nel campo delle ipotesi e, magari del gioco, in nome del quale si vorrebbe consigliare un bel trapianto a certi personaggi, cominciando dai politici. L’operazione farebbe al caso di tutti quelli che oggi dicono e domani disdicono, o che magari dicono troppo, con addosso sempre la stessa faccia di bronzo!

Pensieri notturni in attesa di partire…


Osservavo il cielo stellato ieri sera. Ripensavo al post di Zampa sulle lucciole scomparse.
Nel buio del giardino sentivo soltanto il lieve cicalìo dei grilli. Niente lucciole, chissà che fine hanno fatto?
Pensando a Zampa mi è venuta in mente la cartina geografica del mondo.
Da Israele all’Irak, zone calde, e nelle orecchie ho immaginato il rumore delle armi.
Vivere in questo paese, dove non c’è rumore, ma solo silenzio, mi ha sempre dato l’idea di una vita malinconica; ora che il mondo quasi ovunque sta tremando, mi pare invidiabile.
Quì non c’è traffico, circolano poche macchine, ogni tanto qualche trattore per il trasporto del grano o delle nocciole, quando è tempo di raccolta. Pochi negozi, niente cinema, qualche bar, una pizzeria, un ristorante, molte chiese.
La gente spesso si muove in bicicletta per scendere al centro del borgo antico. D’estate qualche sagra, d’inverno il presepio vivente, reso ancora più affascinante se nevica.
Se ti sposti di qualche chilometro puoi ammirare reperti archeologici estruschi. Silenziosi anche loro, in mezzo ad enormi vallate.
A pochi chilometri un piccolo lago, di origine vulcanica, fa da cornice ad un bosco di castagni secolari.
– Ma non ti annoi a vivere quì? – mi sono chiesta spesso.
Oggi non la farei più questa domanda.
Vedendo in TV come vive il resto del mondo, mi sento una privilegiata, anche senza le lucciole.
Scegliendo questo silenzio forse ho fatto la scelta giusta. Ma chi poteva prevederlo?
I potenti che scatenano le guerre dovrebbero conoscere il silenzio di questo posto. Se lo conoscessero, forse farebbero tacere il rumore delle armi.
Vorrei farlo conoscere anche a Zampa questo silenzio, l’aiuterebbe a ritrovare un po’ di serenità.
E’ facile: basta chiudere gli occhi, immaginare la carta geografica del mondo e… farsi trasportare sulle ali di Pegaso!

Avere più cura per le nostre “metà”

Vedo sempre più spesso coppie che si sfasciano e non perchè i mariti si siano lasciati affascinare da altre. Il fatto è che noi donne ci siamo lasciate andare, ci siamo fatte prendere un po’ la mano dal lavoro, dagli impegni familiari. Non sempre prestiamo attenzione a quelle famose “lampadine” che si accendono nella nostra testa, quando c’è qualcosa che non va.
Non ci fermiamo mai a pensare che, forse, anche lui ha avuto una giornata pesante. Non dico che sempre, quando torna a casa il nostro compagno, gli dobbiamo far trovare i ragazzi che hanno già mangiato ed una bella tavola apparecchiata, magari a lume di candela… ma un sorriso ed un “ciao, amore”, piuttosto che farci trovare a ciabattare per casa, forse sarebbero meglio.
Immagino che i non pochi uomini che leggeranno quanto sopra detto lasceranno questa pagina aperta. Per dire alle mogli quello che loro sanno già. Perchè noi lo sappiamo che un sorriso serve a tenersi il marito e che ogni muso, ogni ciabatta lo portano inesorabilmente verso “qualcos’altro”…
Ma spesso, prese dalla routine quotidiana, non ci riesce di cambiare.
Forse accadrà alle nostre figlie, alle figlie delle nostre figlie…
Forse basta proprio poco… forse è proprio ora di andare in vacanza!

Unghie finte


Conservo da un bel po’ di tempo un trafiletto intitolato: “nelle tue rughe la tua storia”, un invito a non cercare di nascondere la propria età dietro interventi di chirurgia plastica.
Le donne, ormai, lo hanno declinato, visto che si infliggono sul viso (e non solo) mille artifici, a volte deturpanti, pur di riuscire a mentire sulla propria età. Ma non c’è nè intervento, nè botulino, nè infiltrazioni, nè qualsiasi altra diavoleria che riesca a ringiovanire le mani di una donna.
In attesa che la “scienza” faccia in questo campo passi da gigante, abbiamo importato dall’America (e da dove altrimenti?) le unghie finte, e la moda di decorarle con brillantini, adesivi, e quant’altro abbinati spesso a trucco, abito ed accessori.
Ci sono dei luoghi dove, se si ha del tempo da perdere, ci si precipita per farsi applicare quegli orribili unghioni finti. Solo che non si possono fare tante cose, altrimenti gli unghioni saltano via rivelando a volte quel che si è: donne divorate dallo stess e dall’ansia con le unghie tutte rosicchiate…
Mi viene in mente la scena di un famoso film, Via col vento, dove l’interprete, Rossella, ridotta in estrema povertà, va a trovare Rhett Butler in carcere per chiedere un aiuto economico.
Finge di essere una gran dama indossando un vestito ricavato da una tenda di velluto. In un primo momento Rhett cade nell’inganno, ma quando le prende le mani per baciarle capisce tutto. Le mani di Rossella, infatti, raccontavano la sua storia meglio delle sue bugie: erano ruvide, callose, con le unghie spezzate, mani che lavoravano la terra, non certo di una donna oziosa. Ma era proprio la storia di Rossella, la sua fatica, la sua tenacia, la sua ostinazione a renderla affascinante, e perciò ancora più bella.

Riferimenti: Le mani di Rossella

Follia

Rosso. Come il sangue colato sulle sue mani. Come l’angoscia che da allora popola le sue notti, la sveglia di soprassalto, l’afferra alla gola.
“Quando ripenso a quel giorno, nella testa vedo solo rosso – mormora. E racconta. “Ero andata a prendere un coltello da un’amica. A casa, mio marito, li aveva nascosti tutti, perchè ero diventata un po’ strana.
Non ne potevo più delle cure… le avevo sospese. Non capivo dov’ero. E a quel punto…” S’interrompe.
“Sono state le voci che mi hanno ordinato di farlo. Mi hanno spinto fino in fondo. Non riuscivo a controllare più niente, nè il corpo, nè la testa.
Le voci mi ripetevano: devi farlo, devi farlo… Allora l’ho colpito”.
Da quel giorno la donna è stata rinchiusa in attesa di un probabile non luogo a procedere, con l’accusa di aver ucciso suo figlio, sotto l’effetto della schizofrenia.

Donne infanticide. I delitti sono compiuti spesso sotto l’effetto di gravi forme di depressione, quasi sempre latente.
Queste madri sono convinte di essere delle pessime madri, incapaci di dare amore e con l’idea fissa che l’unica via d’uscita sia liberare il bambino dalla sofferenza.
Contraddizioni della mente umana.
C’è chi si bombarda di ormoni pur di avere un figlio e c’è chi li annega, chi li prende a calci, chi li nasconde dentro un cassonetto…