Nonna Maria

Guardavo una foto ieri sera. E’ sempre lì, nello stesso posto e quando la osservo, nei miei occhi, nella mente, dentro di me, sento l’incancellabile abbraccio di mia nonna. Dopo anni dalla sua morte il ricordo è ancora vivo.
E come abbraccio non intendo dire solo la stretta morbida, ma la tessitura di sguardi, di attenzioni, di parole dette e taciute, di quella particolare forza che, credo, avessero acquisito le donne della sua generazione.
Quelle che hanno conosciuto la guerra, la miseria e l’orrore delle distruzioni, e poi la speranza della ricostruzione, di un futuro migliore.
Nonna Maria aveva dentro di sè molti sogni, sogni grandi e minimi, distillati dalla paura di un futuro che, tra passaggi di tedeschi ed alleati, lei aveva temperato sulla consapevolezza di come i desideri si possono realizzare. Vivendo con la convinzione che la vita dei suoi tre figli e dei suoi nipoti sarebbe stata, in ogni caso, migliore della sua.
Certe volte sento ancora quella forza, quella capacità di darmi coraggio.
Mi accorgo, oggi, del prezioso regalo di avermi trasmesso il senso del possibile, la sua scintilla creativa che ho visto brillare tante volte quando, anche da un piccolo pezzo di stoffa, riusciva a ricavare un vestito. Forse con il rammarico malinconico di aver dovuto sacrificare quella sua sottile genialità al lavoro domestico, alla famiglia ed al suo ruolo di madre.
E’ questo senso di grandezza quotidiana che oggi ricordo, quella capacità di regalare e nutrire la vita grazie ai sogni, cosa che forse la nostra generazione non è capace di trasmettere ai propri figli.

Come Mary Poppins

Da sempre gli uomini sono abituati a condurre in modo spartano la loro esistenza, direi a misura di tasca.
Sono perfettamente autonomi solo con portafogli-chiavi-cellulare. A volte un pacchetto di sigarette, sempre che abbiano resistito all’attacco feroce dell’ex Ministro.
Noto invece che da qualche tempo il diritto alla leggerezza sta diventando un lusso anche femminile.
Borse sempre più piccole e francamente inutili hanno invaso il mercato. Signore e signorine vanno normalmente a passeggio con questi contenitori bonsai dove, a malapena, si insinua una scatola di mentine!
Questo mio sarcasmo è motivato da folle invidia… perchè io mi sento un po’ fuori moda, un po’ come Mary Poppins…
Condannata da tempo a trascinarmi pesanti valigie, borse e borsoni che contengono praticamente la mia casa (tranne la cucina), una delle occupazioni in cui mi diletto sempre più spesso durante la giornata consiste nel raccattare oggetti ed oggettini di uso quotidiano che possono servire sia là che quà. Con scene di divertente imbarazzo: cerco la penna, estraggo involontariamente un tampax, mi chiedono un fazzolettino, sbuca la crema da giorno, cerco il portafoglio, agguanto l’agendina…
Qualcuno ha detto che in questo irrinunciabile accessorio portiamo a spasso le nostre nevrosi. E lo riempiamo di cose, quasi a placare insicurezze e freddolose mancanze. O come diceva quel benedetto uomo di nome Freud, la borsa rappresenta l’utero… ma se così fosse, cosa c’è dentro il mio?

I ricordi che fanno male

Giulia ha compiuto un anno l’11 maggio. Ho ripreso a lavorare tutto il giorno. Il periodo della maternità si è concluso, purtroppo. Ora, anzichè godermela tutto il pomeriggio questa mia bimba bellissima, dovrò aspettare il rientro serale per godere delle sue risate e delle sue prime paroline: maaamma, bumba, tata…
Ho organizzato per sabato 15. Ho il tempo di preparare la festa per il suo primo compleanno. Il tempo è buono, fa caldo già, staremo in terrazza. Panini, tramezzini, dolcetti, torta e la prima candelina rosa, è tutto pronto. Lei è eccitata, fatico a farle indossare il vestitino nuovo, con i fiori lilla e la maniche a sbuffo.
Corre trotterellando: con quel pannolone il suo culetto sembra ancora più cicciotto.
E’ presa dai colori, vorrebbe afferrare i palloncini che sto sistemando fuori, attaccati ad un filo. Chissà se arriveranno alla fine della festa?
Un palloncino è stato gonfiato troppo, scoppia ed il rumore la spaventa. Piange disperata, ma riesco a calmarla con il ciuccio.
Cominciano ad arrivare gli invitati, i cuginetti, gli amichetti, bimbi eccitati e chiassosi, portano pacchi e pacchetti avvolti in carte colorate.
Qualcuno rimane con il regalo stretto nella manine, fissa la festeggiata: “Mio, mio…” e non lo vuole lasciare, qualcun altro lascia in terra quello da regalare e corre ad afferrarne un altro, un giocattolo che fa capolino dalla scatola. Ed inizia la festa.
I bimbi giocano sul terrazzo. Mi si stringe il cuore: mamma mia, è già passato un anno e lei non è più dentro di me, con me, è fuori, è libera, è del mondo.
I nonni se la litigano, vorrebbero tenerla tra le braccia, coprirla di baci, ma lei corre e grida felice, vuole giocare.
Osservo mio padre. Chissà cosa prova nel vedere questo batuffolo, questa prima nipotina femmina. Il suo pensiero forse corre a tanti anni addietro.
Giulia è uguale a me, me ne sono resa conto quando è nata, guardando vecchie foto racchiuse nella scatola di famiglia.
Ma il suo viso non tradisce nessuna emozione. Lui è così, non esterna sentimenti, non l’ha mai fatto, non è virile. Non l’ha fatto nemmeno quando mi ha accompagnato all’altare. Forse più tardi, nel momento degli addii: ho visto i suoi occhi diventare lucidi, per la prima volta, colpa di qualche bicchiere di troppo.
Roberto, l’altro nonno paterno no. Lui si emoziona anche troppo, non dovrebbe lasciarsi andare così, per la sua salute le emozioni forti non vanno bene.
Ma come si fa a controllare il cuore? Come si fa a razionalizzare l’amore e la felicità? E oggi è una giornata felice e carica di emozioni.
E’ arrivato il momento della torta con la candelina rosa.
Giorni addietro abbiamo fatto le prove io e la mia bimba. Lei era affascinata dalla fiammella gialla, voleva prenderla con le mani…
Ora sono tutti intorno al tavolo, macchina fotografica pronta ad immortalare quel soffio.
I bimbi battono le manine, Auguri! Auguri!
Nonno Roberto è in un angolo, mi accorgo che i suoi occhi sono velati di malinconia, un misto di gioia e malinconia, un tremolio nella bocca, quasi a voler nascondere la sua emozione. E’ un attimo: è più pallido del solito, ma nessuno se ne accorge, presi dalla festa.
La candelina è spenta, finalmente! Ma anche quel tremolio si è spento.
Roberto non si sente bene: no, non è niente, mi sdraio un pochino, ora passa, continuate pure a festeggiare, Giulia dammi un bacino…
Come si fa a controllare l’amore?
Sei rimasto lì, sul nostro letto, senza respiro, senza darci il tempo di chiederci perchè, hai scelto di andartene. I tuoi occhi ancora immersi in quella candelina rosa…

W la Spagna, olè!!

Dopo l’approvazione della legge sui matrimoni gay, il Parlamento spagnolo voterà a breve una riforma di legge che regolerà la separazione ed il divorzio. Se questa riforma sarà approvata, ai coniugi verrà imposto di condividere in tutto e per tutto le responsabilità domestiche.
Quindi, i mariti spagnoli dovranno esercitarsi a fare il bucato, a cambiare i pannolini dei loro figli, a stirare, fare la spesa, ecc., ecc…
Povero machismo latino…
Sembra che il 40% degli uomini spagnoli dichiari con orgoglio di non svolgere alcun lavoro domestico.
Tra breve (poveri loro…) la condivisione del lavoro di casa verrà aggiunto alla lista dei doveri degli sposi elencati durante la cerimonia di matrimonio. Il mancato rispetto di questi doveri sarà quindi rilevante nelle cause di divorzio.
Comunque sarei curiosa di conoscere la percentuale italiana. Solo che nel nostro Paese non ho sentito parlare di riforme in tal senso.
Quasi, quasi mi trasferisco….Olè!!!
Riferimenti: Olè! Olè!

Gianite acuta…

Ti alzi una mattina e l’umore è a terra. Poi, magicamente, spingi dei tasti e trovi chi ti fa sorridere. Forse basta poco.
Per rispondere ad un post dell’amico Giano, posso dire che a me è capitato questo…

Ho incontrato un pappagallo
era rosso, verde e giallo
ammiccava birichino
proprio sopra al trespolino.
Fischiettando un po’ in sordina
la canzone di Marina
si vantava d’esser bello
ma era sempre un pappagallo
solo rosso, verde e giallo…

Mi fossi attaccata la Gianite acuta!!!
Boh…

Ama e campa cent’anni

Questo il risultato di alcuni scienziati australiani che stanno trattando un argomento particolare ed affascinante: il rapporto tra amore e longevità.
Dopo anni di studi e ricerche approfondite, sembra proprio che questo sia il risultato clamoroso: chi ama vive più a lungo e meglio.
Oggi come oggi mala tempora currunt in fatto di amore, ma questo riferimento proprio all’amore non credo venga considerato come unico sentimento romantico e carnale, bensì come ogni tipo di attività che ci fa sentire come se il tempo si fosse fermato.
Chi ama la pittura, la musica, la lettura o qualsiasi altro campo d’interesse e vi s’immerge al punto tale di dimenticarsi addirittura di mangiare, credo si apri la strada verso la longevità.
Quando ci si concentra totalmente e si perde la nozione del tempo (a me capita), queste attività sono di amore.
Per esempio, le donne vivono più a lungo degli uomini in quanto passano molto più tempo con i bambini, che hanno bisogno d’amore e perchè, sicuramente, nella loro vita c’è più amore.
Chi, invece, non nutre alcuna passione o interesse nei confronti della vita, probabilmente andrà incontro a problemi fisici o, forse, ad una vita più breve.
Mi ricordo quando, negli anni Sessanta, i famosi Beatles cantavano: All you need is love… A quanto pare avevano proprio ragione: “tutto ciò di cui avete bisogno è solo amore”.

Riferimenti: All you need is love