La vita è tutta un concorso…

La nostra vita è tutta un concorso. Si spera sempre di essere selezionati per qualcosa. Sembra che tramite Internet ce ne sia stato uno di grande successo.
Per concorrere sono arrivate circa 500 opere da tutta Italia. Ciò che ha reso particolare questo concorso è il soggetto: la donna.
Soggetto preferito nei secoli da pittori, sia nel sacro che nel profano, ma in questo caso ha un dettaglio che lo diversifica dai gusti correnti.
Il dipinto richiesto on-line doveva rappresentare sì una donna, ma una donna tonda, paffuta, accogliente, avvolgente, una donna insomma di quelle che sono sempre piaciute, ma che di questi tempi vanno un po’ meno di moda. L’idea è partita da una casa di moda, mi sembra di Milano, famosa per creare modelli per taglie comode.
Sarà vero? Sarà vero che la taglia 46 è un impedimento? Sembra di no, vista la risposta così compatta degli artisti che, come noto, sono quelli che poi decidono le mode.
Poteva essere solo un concorso pubblicitario come tanti, mai i 16 artisti internazionali invitati a creare un’opera su questo argomento, l’hanno trasformato in una mostra itinerante che è stata ospitata nei musei di Arte moderna di diverse città europee. Ci sarà un giudice d’eccezione: Vittorio Sgarbi ed i vincitori del concorso saranno ospitati anche in Russia.
Ecco quindi la donna che avanza: morbida, allegra, perchè no? anche tonda. Che liberazione! Una che finalmente se ne frega della taglia e che lascia dietro di sè all’ossuta, spigolosa, patita che ha ormai fatto il suo tempo!

Non siamo più capaci di attendere

Negli ultimi anni, grazie ad Internet e ai cellulari, siamo diventati più veloci, più efficienti, ma… abbiamo perso la pazienza.
Facciamo più cose contemporaneamente ed in poco tempo, ma non sappiamo più aspettare. Siamo diventate persone che, assuefatte ai tempi rapidi dlle connessioni, nella vita reale hanno sviluppato un livello di sopportazione dell’attesa che si avvicina allo zero.
Quando navighiamo sul Web siamo immersi in un flusso globale che ci collegha all’istante, 24 ore su 24, ad oltre un miliardo di utenti con i quali possiamo dialogare direttamente.
Ma questa abitudine ad avere risposte istantanee ci ha creato una sorta di “fobia dell’attesa”.
Non sopportiamo di stare fermi senza fare niente. Secondo alcuni sondaggi, una pesona su 5 è disposta ad aspettare per essere servita in un negozio solo tre minuti prima di rinunciare.
Allo stesso modo, 4 persone su dieci riattaccano il telefono quando sono messi in attesa per oltre tre minuti.
Allo stesso modo, 5 persone su cinque quando al semaforo scatta il verde, strombazzano per passare più rapidamente degli altri.
Quando, per la pubblicazione di un post su un sito chiamato “Blog”, passano più di tre minuti, una persona (cioè io) su “non so quante”, rinuncia.
Allora dico: se tre minuti è diventato il nostro “tempo limite”, fermiamo Internet e scendiamo. Almeno per un po’.

L’uomo in cucina…

Il marito ai fornelli è una rarità, ma da un decennio o forse più egli è approdato trionfante in cucina.
Cucinare rilassa, riposa, cucinare porta la mente altrove. Insomma, cucinare piace da morire ai signori, lo considerano un fiore all’occhiello della loro virilità.
Evviva! che Dio conservi questi maschi appagati, anche quelli, meno galanti, che dichiarano di essersi appropriati dei fornelli per necessità, visto che le donne li hanno lasciati a digiunare!
“Questaserapreparoio,nontipreoccupare”, “Faccioioglispaghetti,riposati”,
“pensichenonnesiacapace?”
Senza fare polemiche bisogna dire che sarà pur vera quest’ultima affermazione: le signore si saranno pure allontanate dai fornelli, ma in compenso lavorano, continuano a fare figli, si occupano della casa, quasi sempre di genitori anziani. Ma un commento voglio farlo su questo meraviglioso signore approdato tra le pentole.
Arrivare a casa e trovare tutto pronto è meraviglioso. Bello quasi quanto non avere il problema giornaliero del “cosa faccio oggi?”. Quindi, non oso mettere in discussione il ragù, gli spaghetti o fare critiche ed il marito in cucina diventa veramente una rarità e merita rispetto.
Mi auguro, quindi, che il destino conservi quest’ometto tra le padelle.
Ma ha qualche difetto? Naturalmente, no. Guarda caso, però, tutta la categoria ha la stessa particolarità: fa e non disfa.
Ogni donna, anche la più negata, sa che l’unico modo per avere ordine è non lasciar crescere il disordine. Cioè, fare e disfare, fare e disfare, senza mai lasciare pentole e suppellettili varie che si ammucchiano a piramide diffondendo, il più delle volte, odori terribili.
Sembra che, succede che, raccontano che questi signori meravigliosi in cucina fanno ma non disfano… E chi disfa, allora?
Ma noi, naturalmente!

Dedicato alla mia amica

Ho già parlato di Lory, l’amica d’infanzia. Ci conosciamo da una vita.
Poi si sa come succede. Crescendo ci si perde di vista, città diverse, lavoro, casa, famiglia, figli. Ho conosciuto tante persone in questi anni, ma Lory è sempre stata presente, è sempre stata lì, con le sue risate, il suo ottimismo, il suo prendere le cose sempre per il verso giusto, con la sua sfortuna in amore, con quel senso di insicurezza e di fragilità che la rende unica.
Sabato sera ha festeggiato il suo 50° compleanno. Volteggiava in mezzo a quella sala fasciata in un vestitino nero, elegante, si muoveva felice a ritmo di salsa in mezzo agli invitati.
Le ho dedicato un sonetto, non volevo vederla piangere, non è da lei, ma è stato inevitabile, i ricordi felici sono inevitabili…

A LORENA

Te credevi de’ salvatte
dalle rime de’ Marina
che sta quì pe’ auguratte
che la vita è come prima.

Co’ du’ rime presto, presto
vojo fatte un bel regalo
e spiegatte che è lo stesso
passa er tempo… e noi quì ar palo!

Frastornata dai ricordi
e da tanta nostalgia
mo’ te dedico un sonetto,
questo prima d’annà via.

No, nun piagne,
nun te vojo fa commove,
forse ride, nun te move.

Te ricordi noi ragazze?
Sempre allegre, sempre pazze,
uscivamo coi pischelli,
co’ la scusa dei fratelli.

Te ricordi quer bel fischio?
E lo squillo pe’ segnale?
Parlavamo come muti
affacciate ar davanzale.

Mo’ che er monno s’è evoluto
e ce manca l’alfabeto,
io sto quì e tu stai lì…
se parlamo cor PC.

E le feste dell’amici?
A fa er ballo der mattone,
somijava a na’ lambada
appartate in quer cantone.

E quer Sandro, “occhi de’ gelo”?
Stava sempre sulle sue,
chi lo sa se su ner cielo
se ricorda de noi due?

Te ricordi quanti amori?
cori infranti, dissapori,
quante pene confidate
e poi a ride pe’ cazzate!

Poi c’è er tempo che, bastardo,
passa in fretta ora pe’ ora,
è bastato un solo sguardo…
te ritrovi na’ signora!

Che t’emporta se t’angoscia
quarche acciacco o la panzetta,
se s’allarga un po’ la coscia,
se rimedia in bicicletta!

Con il sole e con il vento
te se vede pedalare,
pe’ le strade de’ ‘sta Roma
che te fanno un po’ sudare…

Cinquant’anni nun so tanti,
vanno presi co’ rispetto,
sempre mejo festeggialli
che tenelli ner cassetto.

Credi a me, festeggia intanto,
e va fiera dell’età
alla faccia de’ ‘sto tempo,
che pe’ noi nun c’ha pietà.

DA MARY

Un mio pensiero

E l’Italia continua con le sue belle “figure”! La bocciatura dell’On. Buttiglione a commissario europeo è l’ultimo esempio. Sembra sia stata voluta a causa delle sue dichiarazioni critiche verso gli omosessuali.
Come se essere attratti da persone del proprio sesso fosse una scelta, anzichè una predisposizione biologica.
Gay si nasce, non si diventa. Questa la tesi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il cervello degli omosessuali presenterebbe, infatti, alcune diversità rispetto a quello degli eterosessuali.
Eppure molti continuano a disprezzare i gay come se esserlo fosse una colpa. Molti di loro vengono presi in giro, insultati, derisi o semplicemente fatti oggetto di battute equivoche, risatine, per il solo fatto di essere “diversi”.
Soprattutto nei piccoli centri vengono emarginati perchè colpevoli di amare seguendo il loro impulso. Spesso ghettizzati, nascondono per vergogna la loro vera natura. Se si ha la disgrazia di vivere in un ambiente retrogrado, chiuso, ignorante, si è condannati all’inferno.
Addirittura in alcuni Paesi l’essere omosessuale è reato penale. Si può finire in galera o venire condannati a morte per amore.
Sull’opportunità di concedere ai gay il diritto di adottare un bambino ho molti dubbi. Un figlio ha bisogno di un padre e di una madre. Ma trovo giusto permettere loro di stipulare un’unione legale che consenta di assistersi reciprocamente nella malattia, nelle faccende economiche ed in tutti quegli aspetti della vita dove è bello avere accanto la persona a cui si vuole bene. Senza più nascondersi o vergognarsi.

Sono diventata trasparente

Cosa succede se si diventa una “moglie incazzata”?
Certo l’aggettivo può sembrare triviale, ma credo renda bene l’idea.
Per cambiare si potrebbero adottare delle norme comportamentali diverse da quelle che, con il passare degli anni e della convivenza sono diventate via, via meno equilibrate… ma sono del parere che si dovrebbe essere in due.
Certo, per usare un luogo comune, la negatività di un tale comportamento potrebbe avere effetti drammatici soprattutto sui figli, ma l’unica cosa drammatica che vedo in questo periodo è che se ne strafregano dei miei stati d’animo e continuano a chiedermi, nonostante la maggiore età, di risolvere i loro problemucci quotidiani.
E ai miei chi ci pensa? Mi sembra di essere diventata trasparente… ma se sparissi davvero?
“Cosacèpercena?” “Comefaccioachiamareuntaxi?” “Dovehaimessolemieichiavi?” “Mammaaaadoveviportarmil’abbonamentodimenticato,colpatuasemihannofattolamulta!!” “Nonpagolamultanonbuttoisoldidallafinestra!!!” “Dìatuafigliadisvegliarsi!!!”
Me li guardo e non parlo, non reagisco.
“Machehai?Seiimpazzita?”
Basterebbe parlare un po’ di noi due, ma non c’è tempo.
Basterebbe un po’ più di collaborazione, ma si fa finta di niente.
Basterebbe non fare affermazioni di questo tipo, ma non c’è tempo di farne altre.
Basterebbe un fiore, ma non si usa più.
Basterebbe qualche serata romantica, ma mi viene da ridere.
E allora m’incazzo!!!

Spesa proletaria

Al ritorno a casa dall’ufficio passo spesso vicino ad un mercato rionale della città. A quell’ora, verso le 13,00, quando i banchi si avviano alla chiusura, arrivano delle vecchine cariche di acciacchi, che fanno la loro spesa proletaria.
Anni fa si chiamava così: studenti squattrinati entravano nei negozi a fare piccole razzie.
Per queste signore anziane è diverso, non rubacchiano, ma non potendosi permettere i prezzi di frutta e verdura, diventati ormai degni delle più rinomate gioiellerie, raccolgono quà e là una zucchina ingiallita, un pomodoro ammaccato, foglie d’insalata gettate via.
Approfittano degli scarti.
Oggi i grandi supermercati incutono soggezione alla maggior parte dei consumatori. Infatti sono i nuovi discount che cominciano a spuntare come funghi. Magari vengono approntati di notte, in vecchi garage, con scaffalature essenziali, senza nessun riguardo per l’eleganza. Nei discount la gente compra a pochissimo, quello di cui ha bisogno per vivere. Non per soddisfare il proprio ego, nè per sanare frustrazioni o malinconie. Non ci si può permettere nemmeno più questo.
Sta di fatto che l’inflazione percepita dalle persone è molto, molto più alta di quella sbandierata dai nostri politici troppo ottimisti e troppo esperti di statistica. Basterebbe uscire dai palazzi, andare in mezzo alla gente, parlare con chi ha ripreso a pagare a rate, a comprare nei mercati dell’usato.
In realtà, i nostri politici non fanno altro che giocare a scarica barile.
La televisione ha inaugurato il suo reality show della politica: a turno, questi grandi oratori, vengono ripresi 24 ore su 24 dalle telecamere. Per dire che? Per fare cosa?
Sarebbe interessante dare una pensione di 500 euro a qualche ex Ministro, seguirlo un’intero mese per vedere come se la cava, se gli riesce di vivere senza rinunciare alla propria dignità.

W le donne che hanno “l’età”

Non ho l’età, non ho l’età… diceva una vecchia canzone sanremese. Da lamento di sedicenni a cui niente era permesso, oggi sembra essere il requisito base per vedersi spalancare le porte del successo sul piccolo o sul grande schermo.
Purtroppo però si resta giovani per troppo poco tempo.
Finisce la stagione delle Veline, si riconsegna lo scettro e la corona alla nuova Miss di turno, si chiude la porta del Grande Fratello ed il sogno di successo di molte giovanissime si ferma a qualche partecipazione a trasmissioni televisive in qualità di ospite o sui giornali per qualche gossip.
Eppure, in questo mondo che sembra prediliga le giovanissime, piano, piano, controcorrente, leggo che tornano di moda quelle che un tempo lo furono.
Sofia oren sta girando una fiction, Ornella Vanoni ha festeggiato i suoi 70 anni in uno spettacolo musicale, proponendo un nuovo CD. Nella trasmissione Unomattina è tornata una giornalista di lunga esperienza, Enza Sampò. Il regista Ozpetek, con il suo prossimo film, ha ripescato Lisa Gastoni, l’indimenticabile interprete di “Grazie zia”, questa volta una “zia” molto più energica che seduttiva.
Come dire: è bene iniziare giovani, meglio è fare qualcosa che resti.
Alle ragazzine che in questo momento stanno facendo la coda per unq ualche provino, c’è da augurare un bel ruolo di “zia” nel loro futuro.
Naturalmente senza offesa: so che ancora non hanno l’età.