19 luglio 1992

“Caro Paolo,

oggi siamo quì a commemorarti in forma privata perchè più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via d’Amelio.

Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, qualche personaggio la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.

E, come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima…

Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio e di concederci la grazia di tacere, perchè pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono, senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.

Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perchè questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perchè parole come Stato, come Giustizia, come Legalità acquistassero finalmente un significato ed un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato Paese…”

(stralcio dal discorso del procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, letto nel 2012 a venti anni dall’eccidio di Via D’Amelio dove persero la vita oltre al Giudice Borsellino, i cinque agenti della sua scorta).

Mai così attuale, dopo un altro anno passato da quel 19 luglio di ventuno anni fa…