Voglio dire BASTA!!

Voglio dire “BASTA”!! La mattina ci si alza e si esce di casa con tanti buoni propositi, cercando di svolgere il proprio dovere in questa “giungla” chiamata “città”.
Credo che l’inferno, se qualcuno ci crede e se esiste, non sia peggiore di questo. Il caos dilaga, la gente è nevrastenica, bastano due gocce d’acqua (la sognavamo tanto l’estate scorsa!) ed il traffico va in tilt.
Perchè non funziona niente?
L’intolleranza è diventata la virtù dei forti e l’educazione sta diventando la virtù dei “fessi”.
Svolgo un lavoro per cui spesso mi capita, grazie alla nostra beneamata burocrazia, di dover fare delle “file” interminabili. Che ci vuole a rispettarle? Come tanti “soldatini” pazienti e tolleranti, si aspetta il proprio turno. E invece no! Magari fosse così. Trovi sempre il “furbo” che tenta (ed il più delle volte ci riesce) di fregarti quando stai per arrivare alla meta. E rimani senza parole di fronte a tanta sfacciataggine, ma con una rabbia dentro che, per colpa dei tuoi principi e sì, diciamolo pure, della tua educazione (perchè ce n’è ancora) non riesci a sfogare.
Voglio dire BASTA!! A quelli che che nel nostro Paese la vogliono fare da padroni. Si comincia con il crocefisso nelle scuole e forse si finirà con lo chador… che in certi casi non sarebbe neanche male!!
Voglio dire BASTA! A quelli che si lamentano che niente funziona, ma che non spendono nè energie e nè volontà a che le cose vadano meglio. Mi dirai: tu sei una di quelle!”
Ma c’è qualcosa di opprimente in questa atmosfera che vedo grigia, un’atmosfera carica di incertezze e di ambiguità; ma anche una sensazionbe d’impotenza, di rassegnazione. E’ quello che provo.
Voglio dire BASTA! Ci dobbiamo abituare allora a vivere nell’era attuale del “sottosopra” e del consumismo. Poveri noi!!

Ho fatto un sogno….

Ho fatto un sogno.
Lui era lassù, dentro una casetta di legno, di quelle che si costruiscono sugli alberi, raggomitolato in un pagliericcio,
circondato da una luce accecante,
e mi tendeva la mano:
“Sto bene” diceva ” non preoccuparti, non sento più dolore.. non piangere,
non è accaduto nulla…”
C’era una scala lunghissima,
salivo, ma non arrivavo mai,
non arrivavo a prendergli la mano,
continuavo a salire, piolo dopo piolo,
ma quella mano non riuscivo mai a raggiungerla, a toccarla.
E volevo toccarlo, avere un contatto, anche solo per un momento,
ma non arrivavo mai.
E quella luce… non riuscivo ad aprire gli occhi.
Il mio desiderio di raggiungere le sue dita era così struggente, ma sopraffatto da un senso di angoscia
e la scala non finiva mai…
Mi sono svegliata con il ricordo del suo volto
e della rosa rossa fra le sue dita.

Il silenzio…

Le parole scorrono come i secondi, i pensieri si asciugano sul foglio, precisi. Le dita sfiorano un meccanismo perfetto. E comincio a scrivere.
Sabato scorso è stato il primo trascorso in città dall’estate. Con la pioggia, in pizzeria, con amici di vecchia data, in una confusione di voci, gente che parla, che mangia, che ride, sedia contro sedia, e senza silenzio.
Il silenzio della casa in campagna, la nostra vera casa, scelta undici anni fa per viverci stabilmente, dopo una decisione presa per un vita migliore, serena, tranquilla e speravo felice. Lo è stata per i primi anni: le bambine piccole da seguire, la casa grande da curare, il giardino, il cane, il gatto, la pittura, il canto, senza rimpianti per un impiego lasciato dopo tanti anni. Un sogno bellissimo, diventato improvvisamente realtà dopo un attimo. Una realtà fatta di silenzi.
I figli crescono e quello che si spera per loro non è esattamente quello che hai desiderato offrirgli o quello che cercavi in un pezzetto di mondo più piccolo.
E la casa cade nel silenzio, nel silenzio dei giorni passati da sola, senza più la voglia di dedicarti a qualcosa, senza più la voglia di romperlo quel silenzio con fiumi di parole, perchè ci sono solo gli alberi, solo i fiori o solo i muri della casa ad ascoltarti.
Vorresti gridare che hai sbagliato tutto, ma non ti ascolterebbe nessuno.
E si torna in città, nel caos, in mezzo alla gente come te, e si vive intensamente anche senza fare niente, si ritrova un lavoro, e si continua a vivere con mille dubbi nella testa e con i figli che, comunque, non saprai mai se saranno poi felici per quello che si è deciso per il loro bene, ma soprattutto non si vive più nel silenzio.

Una giornata particolare…

Finalmente!!! Credo di essere riuscita a creare il mio blog personale.
Non ho molta dimestichezza con questi arnesi, ma quando mi ci metto, so farlo ed anche bene. Forse ci sforma mio marito che con i computer ci vive quasi 16 ore al giorno. Non dico beato lui, ma comincia a piacere anche a me la cosa; la trovo interessante e divertente.
Questo Blog voglio chiamarlo da ora in poi “Caro diario”… dà la possibilità di scrivere e di trasmettere sensazioni e pensieri.
Spero che qualcuno mi dica: ben arrivata fra noi!!

Mezzo secolo…l’importante è vivere!!!

Caro Blog,
grazie per questa opportunità. Sembra essere tornati indietro, ma questa volta non con carta e penna, bensì con uno strumento meraviglioso: il Signor Computer!!! E’ da un po’ di giorni che non ti scrivo, dovrei prenderla come abitudine, ma il tempo passa veloce e non ne trovo quasi mai un po’ per me.
E’ stato il mio compleanno (sigh!), davvero importante… ma anche se ormai sono diventati luoghi comuni: “non li dimostri”, “sembri una giovinetta”, “la cosa più bella è sentirsi giovani dentro…”, questi anni ci sono e nessuno te li può togliere, purtroppo. E’ vero, i cinquant’anni di oggi rapportati ai tempi dei nostri genitori sono diversi, nel senso che fisicamente uno se li porta meglio… ma nonostante questa magra consolazione mezzo secolo è arrivato e l’ho festeggiato alla grande con amici (tanti) e parenti e mi sono dedicata (e non solo a me) anche un bel sonetto “romanesco” (visti i miei natali) che voglio riportarti integralmente:
“Se me volto e guardo indietro ve rivedo tutti quanti,
so passati così in fretta… mamma mia quanto so tanti!!
Ma a guardavve mica male, ve rivedo sempre uguale:
si va bè qualche rughetta, quarcheduno la panzetta,
quarche acciacco nella schiena, coi dolori da fà pena!
Fili bianchi nei capelli… pe quarcuno manco più quelli!!
Ma.. se me volto e guardo indietro ve rivedo tutti insiemi,
sempre quì, sempre riuniti, a magnà e a fa li scemi!
Si va bè semo cresciuti, tra le gioie e li dolori,
tra le crisi e tra l’affanni.
So passati pure l’anni… ma me piace avevve quà,
come allora, a cazzeggià.
Ma… se me volto e guardo indietro nun ve vedo proprio compatti
con lo spirito d’un tempo, me sembrate un po’ distratti.
Che vor dì? Che ve succede? Ma sto’ spirito ce l’avete?
E’ lo spirito che conta, quello ancor tosto e sereno
se s’ammoscia pure quello, ve saluto e manco ceno!!
Io festeggio cinquant’anni, mezzo secolo, ve pare?
Arifaccio un’antra festa e voi quì a partecipare.
Sì va bè, lo so sicuro, che de moscio a parte er culo
nun c’è proprio, proprio niente e lo spirito è gaudente.
Ve rivojo tutti assieme a fà er tifo pe’ me e Ermanno
fra tant’anni festeggiamo quarche altro compleanno,
me ce rode, ma che voj fà?
Pure pe’ voi stanno ad arrivà!!!”

Spero di tornare presto da te per raccontarti non i miei “articoli”, ma quello che sento di raccontare e le sensazioni che provo per tutto ciò che di bello e di brutto mi circonda.