Bisogna essere uomini evoluti per fare le madri

Dimentica la figlia di 22 mesi nell’auto sotto il sole: la ritrova in coma ma ora è fuori pericolo (da Tiscali cronaca)

 Bisogna  essere uomini altamente evoluti per fare le madri.

In Italia esiste, già dal 2000, una legge che permette anche ai padri di astenersi dal lavoro nei primi otto anni di età del bambino, per un periodo complessivo di 6 mesi. E’ la n. 53 dell’8 marzo.

Naturale che quasi nessuno la conosca: è così poco usata dagli uomini che è come se non ci fosse. Secondo un’indagine, ad oltre dieci anni dalla sua introduzione, sono pochissimi i lavoratori maschi che hanno usufruito del congedo di paternità e si tratta per lo più di  operai ed impiegati.

Manager, dirigenti si astengono. Perchè stare a casa non conviene. Non tanto dal lato economico, ma da un punto di vista d’immagine, credo.

Che figura ci fa uno che molla il lavoro per stare dietro al pupo? Non basta una legge per trasformare i padri in madri. E l’ultimo fatto di cronaca, forse, ne è la riprova.

Una bambina di appena due anni, lasciata chiusa in macchina per cinque ore, sotto il sole.

Dimenticata. Come si dimentica un giornale, una borsa o un mazzo di chiavi… Una cosa.

Alcuni anni fa accadde un episodio simile e poi un altro ancora. Quelle volte ricordo che i bimbi non ce l’hanno fatta.

– Come siete morte, piccoline? –

– Dimenticate in macchina… –

Ci vorrebbe una riformattazione culturale. In Italia, per prendere in considerazione l’idea di dedicarsi a tempo pieno ad un marmocchio, bisogna essere o molto ricchi o molto aperti.

Perchè non si tratta solo di preparare pappe e cambiare pannolini, per quello ormai sono buoni tutti. Ma di calarsi in un mondo ancora di esclusivo dominio femminile. Che significa saper parlare di tettarelle e latte in polvere con cognizione di causa, sopportare pianti isterici, rigurgiti, colichette, senza precipitare in una depressione post-partum (pur non avendo partorito).  

Qualcuno ci prova. Qualcuno ce la fa. E se ci riesce, credendoci, non dovrebbe sentirsi sminuito o minacciato nella sua virilità.

Qualcuno, invece, considera il proprio figlio solo un pacco e, all’occorrenza, lo dimentica in macchina…

 

 

Matrimonio dell’anno. William e Kate de’ noantri…

Eccoci di nuovo. La piccola di casa convola a nozze,  ha deciso di completare la sua unione anche con il rito religioso. La data fatidica è stata fissata per il pomeriggio del 2 luglio prossimo.

La decisione bolliva in pentola già da tempo e non è stata la visione del matrimonio dei reali inglesi ad affrettare la cerimonia ma, vista l’organizzazione che buona parte della famiglia (la mia…) sta seguendo da un po’, mi viene quasi il sospetto che i preparativi gli somiglino molto!

E’ stato consultato il parroco, Don Antonio, che non è certamente l’Arcivescovo di Canterbury quanto a prestigio, ma una certa somiglianza gli va attribuita.  Sembra però che abbia storto un po’ il naso e tentennato parecchio prima di decidere la data, perchè i due “promessi sposi” sono già marito e moglie civilmente ed hanno due bambine, la più piccola delle quali sarà battezzata il giorno stesso del loro “sì”.

– Ma avrà già più di un anno! – sembra abbia commentato, arrendendosi poi alle preghiere e alle promesse di qualche incontro preparatorio dei due sposi.

Prenotata la chiesa, è partita la macchina del wedding planner.

Partecipazioni ed invitati: n. 170, più o meno, tra parenti e amici. Più parenti, di lui, che amici…

– Ma lo sai, mamma, che C. ha una famiglia numerosa e sai che ci tengono molto… – ha cinguettato la mia principessa.

– Come no? – ho pensato tra me e me . Ma le regole e le tradizioni non si possono infrangere qualche volta?

 Spero solo che non indossino vistosi cappellini multicolori, conoscendo i soggetti… e nemmeno tailleur giallo canarino, ho continuato a pensare tra me e me.

Bomboniere: argomento alquanto complicato, nessuna sembrava rientrare nel loro target di spesa. Finalmente la scelta… – Mamma, abbiamo deciso che le confezioneremo noi … –

– Noi?? – l’ho guardata con aria mooolto interrogativa. – Sì, io e te mammina, così si risparmia un po’… – ha concluso la mia piccola.

Perchè non avere a corte una schiera di valletti, di camerieri, di maggiordomi, di tate? Così, per un aiutino…

Abito da sposa: cuore di mamma! Dopo la scelta, l’ho vista per la prima prova – Altro che Kate! – ho pensato – Più Pippa che Kate, così radiosa ed attraente. .. Velo corto e poca coda, tanto la Chiesa è piccola e non avrà tutti quei minuti a disposizione per sfilare con il papà… Le riprese non saranno nemmeno in mondovisione. E sull’abito, con annessi e connessi accessori, nessun risparmio.

Abito delle damigelle-nipotine: due bianche nuvole di taffetà…

Abito dello sposo: un segreto, anche il prezzo. Da indiscrezioni, sembra ci sia un accessorio rosso…  Ma non credo la giacca… Anche perchè C. non somiglierebbe affatto al principe William…

Trucco e parrucco: la sua amica estetista ha già prenotato due/tre prove.

Location: ai miei tempi era il luogo dove gli sposi, riunendo tutti gli invitati, offrivano il pranzo o la cena. Di solito si trattava di un ristorante. Oggi si affittano ville o agriturismo. La “location” è provvista di stanze per gli ospiti, parchi, piscine e catering. Per 170 persone…

Addobbo floreale e bouquet: anche in questo caso è stata consultata la mamma. – Mi devi accompagnare a scegliere, mammina… tu hai il pollice verde e ti piacciono i fiori… – Dopo la consultazione di vari cataloghi e foto, l’occhio le è caduto su alcune orchidee rosate che facevano bella mostra in un vaso della fioraia Paola. – Ecco, queste mi piacciono! –

– Eh, ci credo, è il fiore più bello. – commenta la signora Paola.

Ed anche il più caro!  aggiungo.  Ma non si doveva risparmiare un po’? Non siamo mica i reali d’Inghilterra! Fortunatamente ci si è orientati su fiori più classici e meno… orientali! Con buona pace della promessa sposa che, a suo dire, non conosceva il prezzo delle orchidee.

Dulcis in fondo, viaggio di nozze: New York ed isole caraibiche.

– Ma, con tutto quello che sta accadendo in America? – abbiamo tentato di obiettare preoccupati io ed il padre.

Niente da fare. La mia principessa non sente ragioni. Le è sempre piaciuto visitare l’America. Dice che un viaggio così non sarà possibile a breve con due bimbe piccole. Ha convinto anche C. che ha una paura fottuta di volare… E poi il viaggio, prenotato già da un po’, non si può cambiare.

Chissà perchè mi viene in mente il matrimonio della prima figlia. Bellissimo, emozionante, ma è stata tutta ‘sta fatica? Non me lo ricordo…

Intanto Martina vuole indossare subito la “nuvola” di taffetà perchè dice che deve sposare sua mamma… Carolina non ha ancora di questi problemi…

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