Cambiamo tutto…

Paura per il futuro e insoddisfazione per il presente accompagnano la vita di molte persone. Ne conosco tante. Un lavoro che diventa sempre più logorante, mezzi d’informazione che martellano le menti con immagini e notizie devastanti che ci fanno sentire impotenti.
E non è sufficiente “pensare positivo” oppure “prendila con ottimismo”. L’umano che è in noi è attonito di fronte a questa frenetica corsa verso il nulla.
Qualcuno dice che la felicità dell’uomo moderno è guardare le vetrine e comprare tutto quello che può permettersi, in contanti o a rate.
Ma il denaro può comprare un bell’orologio, ma non il tempo.
Può comprare una posizione, ma non il rispetto.
Può comprare il sesso, ma non l’amore.
Non funzionano le lusinghe di una vita basata sull’apparire, poichè per sentirsi vivi, bisogna essere.
E così aumentano gli attacchi di panico, le depressioni, i consumi di droga, i crimini efferati.
Serve un cambiamento. Nello stile di vita, nel modo di affrontare la vita. Se non c’è rispetto per se stessi, non si rispetta la vita e se non si rispetta la vita, la vita non rispetterà noi.
Serve uno sforzo per uscire dall’ipnosi di un mondo finto che incanta.
Ma si sa che il cambiamento è la cosa che fa più paura. Meglio mantenere ciò che si ha, anche se sgradevole, piuttosto che affrontare qualcosa che non si conosce.
Ma è proprio quì la trappola. La paura di cambiare impedisce la gioia di vivere.
Servono i fatti e non le parole.
Lucio Battisti cantava: “cosa sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo…”
Quindi la soluzione è vivere la vita, non teorizzarla.
Bisogna assumersi la responsabilità, se vogliamo un mondo migliore.

Noi… come sardine solitarie

Questa mattina, mentre pensavo al blog ed alla mia assenza, riflettevo sulla nostra vita che scorre prevalentemente in fila indiana. Ecco, ho trovato qualcosa da dire… Alle 7,20 siamo già tutti in fila, inscatolati nelle nostre vetture come sardine solitarie, in entrata ed in uscita dalla città, nonostante il costo della benzina.
Sui raccordi, sulle tangenziali, da nord a sud del Paese.
Pensavo che siamo in fila anche in vacanza: per strada, in autostrada, allo stabilimento, sulla seggiovia, al bar, al ristorante.
Paradossalmente poi, dopo il periodo estivo, sembra che le auto aumentino il loro numero in modo esponenziale. E come si fa a raggiungere il posto di lavoro, se una leggera pioggia allaga e paralizza un’intera città?
Eppure si continua a costruire strade, autostrade, viadotti, a raddoppiare corsie, tangenziali e raccordi senza che vi sia giovamento.
Il traffico è sempre paralizzato.
Certo ne trarrà vantaggio l’investimento in opere pubbliche, non la circolazione stradale. Non è la moltiplicazione della rete viaria che fa il miracolo!
A lavori ultimati, quando sarà, avremo bisogno di triplicare corsie, tangenziali e raccordi.
Andrebbero potenziati, invece, servizi e mezzi pubblici, trasporti veloci su rotaie, più navette, più piazzali di scambio. Ma questo non accade. Anzi. Si riducono continuamente i fondi a Comuni, Province e Regioni.
Ma perchè? Ed i nostri tempi sono diventati pazzeschi, e incalcolabili, e il tempo, in generale, è diventato un concetto astratto, non quantificabile se non in termini di tempo perso, sprecato, buttato.
E ciò provoca frustrazione.
A cosa servono le nuove tecnologie, l’informatica, le fibre ottiche, le autostrade digitali, internet, i videotelefonini se poi non si applica tutto ciò nel concreto per semplificare la nostra vita e guadagnare più tempo?