Pensieri…

Niente e nessuno ci prepara a vedere come lenta ed inesorabile si spegne la candela della persona che ti ha dato la vita.

Vedere i suoi occhi perdere la lucentezza, perdere lo sguardo divagando negli angoli più remoti del subconscio, estranei a tutto ciò che lo circonda… non ci sono parole per descriverlo.

Si prova tanta tristezza nel prenderci cura dei genitori, nella sofferenza della loro salute mentale. Tanta tristezza quando colei i cui discorsi sono sempre e solo “non mi ricordo” . Non per dimenticanza, ma per degrado mentale.

I problemi della demenza senile sono devastanti, paralizzano le persone che ne soffrono e destabilizzano i familiari accanto.  Oltre alla demenza, c’è il problema della depressione, condizione che nessuno sceglie, semplicemente si presenta.

L’età avanzata, gli esiti di una passata ischemia, la consapevolezza che non si può tornare indietro, la stanchezza del vivere…

Sto vivendo questa fase della vita con tanta pena. E allora mi chiedo: che senso ha tutto questo?

 

Nonna Maria

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Nonna era nata a Roma il 20 settembre del 1902, più di un secolo fa. Ieri avrebbe compiuto 116 anni!

I suoi genitori erano di Zagarolo, un piccolo paese dei Castelli Romani, ma lei ci teneva a dire che era nata a Roma per via del fatto che, soprattutto a quei tempi, gli abitanti dei paesi erano considerati “burini” (detto romano per definire la categoria dei nati nei paesi limitrofi).

Secondogenita di cinque figli, conobbe mio nonno, più grande di lei di circa 10 anni, nella trattoria di famiglia nei pressi di Piazza Vittorio dove, quando non era a casa insieme alla sorella maggiore a badare ai fratelli più piccoli, andava ad aiutare la madre in cucina. Si innamorarono a prima vista! Nonno era un buon partito, un ferroviere, nonna aveva solo 18 anni.

Da quel matrimonio nacquero tre figli maschi. Nonna desiderava tanto una femmina, ma raccontava che dopo l’ultimo figlio, mio zio Carlo, che pesava quasi cinque chili, (il primo, zio Marcello, quattro e mezzo, il secondo, mio padre quattro) “presi dei rimedi per non soffrire più così tanto!”

Francesco, mio padre, fu il figlio che le diede più problemi. Un discolo, mi diceva. Da piccolo non stava mai fermo, un terremoto, da giovanotto un po’ scapestrato fino al  matrimonio con mia madre, che forse pensava ingenuamente di domarlo, avvenuto nel 1951.

Da quel matrimonio nacque la sottoscritta, la femmina che nonna tanto desiderava: prima nipote. Gli altri, ironia della sorte, tutti nipoti maschi! Quell’amore e quel desiderio per una bambina tenuto dentro per tanti anni, lo riversò su di me. Io ho contraccambiato fino al giorno della sua morte nel 1988.

Ho vissuto giornate, feste, vacanze con lei. Quasi sempre con lei ed il nonno. Mi ha trasmesso i veri valori della famiglia. Ricordo ancora le domeniche pomeriggio passate con gli zii e le zie, i fratelli, la sorella, cognati e cognate che si riunivano a turno nelle case per il tè delle cinque. Non mancavano pasticcini e crostate alla marmellata di nonna!

Chiacchierate, risate, racconti di un tempo andato che mi affascinavano e che non esistono più. Ma dopo tanti anni i ricordi sono ancora lì, stampati nella memoria.

La sua casa, vicina a quella della mia infanzia, non c’è più dalla sua morte. Da qualche mese non c’è più nemmeno la mia. Quando torno a Roma, nel mio quartiere, nella via dove ho vissuto per tanti anni, alzo gli occhi verso quelle finestre e penso…

Chissà nonna chi abita le nostre case? Comunque auguri nonna, ovunque tu sia!

 

 

 

 

Un’altro dondolo passato…

L’estate sta finendo… narrava un tormentone canoro di qualche anno fa, vacanze finite e scuole ricominciate da una settimana per le bimbe italiane (Martina I media, Carolina III elementare), da un mese e mezzo per le italo-tedesche. Per queste ultime, ormai, solo un ricordo…ma si rifaranno ad ottobre!

In Germania le vacanze, al contrario delle scuole italiane, vengono spalmate durante l’arco dell’anno scolastico. Quindi, a fine settembre, verranno in Italia dai nonni (ormai, soprattutto dalle cugine…) e già stanno preparando i loro zainetti.

Anche quest’anno il nonno non ha perso l’abitudine di ritrarle sul famoso dondolo che, a dirla tutta, è assai malconcio (lui non vuole nemmeno cambiare la stoffa dei cuscini…), ribadendo, da quando erano ancora in fasce, che tutto questo ambaradam si protrarrà fino al compimento dei loro diciotto anni!

Ultimamente è difficile ottenere, specie dalle grandi, meravigliosi sorrisi…

– Daiiii scatta, fai presto che abbiamo altre cose da fare! – Ma, anche quest’anno, il nonno-paziente è riuscito nell’intento.

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Da sinistra Martina, sorella di Carolina, poi Leyla sorella di Amira.

Io le guardo e… piango. Ma perchè il tempo passa così in fretta?