Notte prima degli esami…

Ci siamo passati tutti: i più bravi, detti “secchioni”, ed anche i più problematici. E tutti, in un modo o nell’altro, con maggiore o minore successo, abbiamo superato le varie prove, indispensabili per crescere.
Per arrivare alla vita adulta, pronti ad affrontare ben altre difficoltà.
In questi giorni, come da un po’ di anni a questa parte, gli esami di maturità sono diventati giorni di angoscia, ansia, delusione per le tracce non trapelate su internet, per i telefonini sequestrati durante le prove.
E che sarà mai? mi viene da pensare.
Oggi il problema, secondo il mio punto di vista, è la mancanza di selezione.
Si ha la sensazione che i presidi, ansiosi di dimostrare l’efficenza dei propri istituti ed i genitori, incapaci di vedere i figli fuori dal bozzolo, facciano di tutto per indebolire i giovani.
Spesso una bocciatura può risultare molto più formativa di una promozione, senza bisogno di dover consultare uno psicologo.
Il sistema va rivisto, completamente, prevedendo molti ritocchi alla disastrosa riforma della Sig.ra Moratti. Soprattutto sperare che gli insegnanti possano tornare alla dignità del proprio ruolo.
Maestri e professori dovrebbero, non solo percepire stipendi adeguati, ma soprattutto poter “fermare” uno studente impreparato senza timore di ricorsi e rappresaglie.
Addirittura leggo che qualcuno avrebbe pensato di istituire un numero verde per “scrutinare” i professori troppo severi!!!
Alle elementari non si boccia più da decenni, sono stati aboliti gli esami per il passaggio alle scuole medie, al liceo si può decidere di ignorare qualche materia, tanto al massimo si assegneranno dei “debiti”, da sanare poi con tutto comodo…
Perchè non si può ripristinare l’utilissimo esame di riparazione a settembre? Perchè non tornare all’esame di maturità con una commissione esterna?
Così com’è, l’esame che diploma i futuri professionisti, rasenta la farsa.
Ed intanto le stastiche parlano chiaro: la scuola e le università di oggi impediscono la formazione di una nuova classe dirigente. Altro che false illusioni.

Molto rumore per nulla…

Ebbene sì, lo confesso. L’altra sera ho visto il Codice da Vinci.
A furia di sentirne parlare male dalle alte sfere ecclesiastiche, mi si è risvegliata una curiosità enorme.
Il libro l’ho letto l’anno scorso, prima che il Vaticano lanciasse la sua crociata.
Quando leggo un romanzo, e quello di Dan Brown è un romanzo, di solito mi piace trasportarlo in un film e dare vita ai personaggi che ne fanno parte.
Il film l’ho trovato mediocre, ma commestibile. Il mio pensiero non si è elevato nè abbassato di un millimetro dopo la lettura: buona trama thriller, scrittura dimenticabile, un discreto prodotto commerciale.
Difficile quindi appassionarsi alla tremenda disputa seguita al successo mondiale del libro ed al favoloso lancio del film. Ossia la questione se quello che scrive l’autore sia Vero o Falso.
Fatto sta che dopo la prima mezz’ora, praticamente già dormivo.
Mi sono svegliata di soprassalto un paio di volte per sconcertanti errori di traduzione ed ho riso d’imbarazzo, come gli altri poveretti in sala, alla rivelazione, così in due parole, che la protagonista è una nipotina di Gesù Cristo.
Alla fine, sono uscita dal cinema profondamente delusa.
Potevo scegliere di meglio. E, comunque, alla fine resta un grande interrogativo: le autorità ecclesiastiche, le parrocchie, i preti furiosi che hanno bruciato le copie del libro, non hanno questioni più urgenti di cui occuparsi? Possono veramente un romanzo ed un film stravolgere delle Verità a tal punto?

Corteggiamento = benessere


Un milione e mezzo di italiani sono depressi e due terzi sono donne.
Questo il risultato emerso durante un congresso di psichiatria a Toronto.
Nella donna la riduzione del livello di estrogeni può far aumentare il quadro depressivo. I fattori che riducono questo tasso ormonale sono: il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa, momenti nella vita di una donna in cui può insorgere la depressione.
Ma siamo sicuri che non ci siano altri fattori?
Credo che il primo fra tutti sia l’assenza di corteggiamento. E’ noto che durante questa fase, salendo il livello di estrogeni, ci sia uno stato di benessere e felicità.
Purtroppo si vive in un’epoca in cui il corteggiamento, come scrivevo in un precedente post sulla “cavalleria”, è morto.
Questa è l’epoca degli incontri combinati che durano pochi minuti, delle chat dove non ci si conosce di persona, ecc… Ed in tali situazioni non c’è il tempo nè il luogo adeguato dove agire un comportamento fatto di attenzioni delicate e di gesti dolci e gentili.
E gli estrogeni calano.
Possibile che le donne e gli uomini del nostro tempo non siano più interessati a corteggiare ed essere corteggiati?
“Mordi e fuggi”, “non perdere tempo in futili preliminari”, “prendi tutto subito”, queste sono solo alcune delle parole d’ordine della nostra epoca.
E la depressione cresce.
Saper corteggiare è un’arte e come tutte le arti nutre chi la esegue. E’ un errore pensare che sia bello solo ricevere, altrettanto bello è saper donare. Anche gli uomini sarebbero più felici, vitali, se imparassero che una donna non va conquistata con tattiche di basso livello, ma con la dolcezza, con una dose di romanticismo, con il “parlar cortese” di cui i più grandi poeti furono maestri.
Ma il corteggiamento non dovrebbe riguardare solo i primi tempi del rapporto, deve durare tutto il tempo che il rapporto durerà, e quì sta il difficile, ma anche la chiave.
Ed allora, donne depresse del nostro tempo, fate salre i vostri estrogeni riscoprendo i poteri di Circe, Nausica, Penelope e troverete il vostro Ulisse! Lo vedrete approdare alla vostra isola, con la sua nave ed in quel momento le nebbie della depressione svaniranno…
Una canzone di Lucio Battisti diceva: “amarsi un po’ è come fiorire, aiuta, sai, a non morire…”

Il “tuo buongusto”? Una trappola

Sono passati un bel po’ di anni dal mio matrimonio.
Ma i preparativi per il giorno fatidico sono sempre gli stessi.
La figlia di una mia cara amica si prepara per il grande passo e non c’è differenza tra ieri ed oggi.
Chissà perchè le spose impazziscono. Si riconoscono dal livello di nervosismo che le contraddistingue e più la data si avvicina più sono portate a discutere con chiunque.
Con i genitori che vogliono invitare anche i parenti più lontani, quelli che non si vedono dal giorno della prima comunione.
Con il gestore del ristorante perchè improvvisamente ha cambiato il menù. E, naturalmente, con il futuro marito che si disinteressa di questioni pratiche, ma essenziali quali addobbi per la chiesa, bomboniere, disposizione degli invitati a tavola. Questioni che, di solito, vengono congedate con un laconico: “Fai tu, hai più buongusto…”
Ed è proprio questo il punto. Come me, ancora oggi, la futura moglie a questa frase sorriderà lusingata.
Ma attenzione! Parlo per esperienza. Quella frase così gentile ed amorosa sarà una trappola ed un abuso per il resto dei tuoi giorni.
Ci sarà da fare la spesa. Fai tu, hai più buongusto.
Ci sarà da comprare la biancheria. Fai tu, hai più buongusto.
Ci sarà da pagare le bollette. Idem.
Ci sarà da portare i bambini dal pediatra. Pure.
Forse il buongusto non si può sfoggiare nella scelta del caffè o dello zucchero, o di una tovaglia o dello sportello delle Poste, ma almeno il pediatra, e questo è il suggerimento per la figlia della mia cara amica, che lo scelga lei e pure figo.
E se poi il marito si lamenterà in proposito, beh, che dire, non c’è che appellarsi al nostro incontrollabile buongusto…

E comunque domani partiamo per un lungo week end insieme a tanti amici, sposati da un bel po’ di anni anche loro. Chissà se anche le “lei” hanno tanto buongusto…