Storia del maritozzo!

Cos’è il maritozzo?

La storia del maritozzo risale al tempo dei Romani. Esistevano infatti delle pagnotte addolcite dall’aggiunta di miele e uvetta, pasto sostanzioso e nutriente che coniugava bontà a praticità, realizzato dalle mogli per i mariti. Da questo “panino” probabilmente derivarono i maritozzi, la cui ricetta originale prevedeva infatti l’aggiunta di uva passa. In tempi più recenti era l’unico peccato di gola che ci si poteva concedere durante la Quaresima – periodo in cui prendeva lo scherzoso appellattivo di “er Santo Maritozzo” – dalla forma più piccola, dal colore più scuro e arricchito da uvetta, pinoli e scorzetta d’arancia candita.

Sono molte le leggende e i racconti che ruotano attorno al maritozzo. Studiosi, poeti e artisti della tradizione romana si sono cimentati nel lodare lo squisito dolce. Il  Belli racconta come il maritozzo in passato venisse  donato dal ragazzo alla propria fidanzata il primo venerdì di marzo e che all’interno del suo cuore morbido fosse nascosto un anello o un’oggetto d’oro. In questa occasione il futuro marito prendeva l’appellativo canzonatorio di “maritozzo”.
Secondo altri, invece, con l’impasto veniva realizzato un dolce a forma di cuore e donato dalle ragazze in età da marito al più bel giovane del paese, che a sua volta avrebbe sposato colei che avrebbe preparato il più buono.

Acqua, farina, lievito, zucchero, latte, uova e burro o olio. Un’antica ricetta fatta di ingredienti semplici, ma che promette… di estasiare il palato! È il maritozzo, una pagnottella soffice, spaccata a metà e riempita di panna montata.

“Me stai de fronte, lucido e ‘mbiancato, la panna te percorre tutto in mezzo, co ‘n sacco de saliva nella gola, te guardo ‘mbambolato e con amore. Me fai salì er colesterolo a mille, lo dice quell’assillo d’er dottore, ma te dirò, mio caro maritozzo, te mozzico, poi pago er giusto prezzo! “(Ignazio Sifone, Ode ar maritozzo, Garbatella, 1964).

Ed ecco la ricetta, facile facile …

Ingredienti:

500 gr. farina di manitoba

70 ml. olio di semi

100 gr. uvetta ammorbidita

250 ml latte tiepido

1 uovo (più un tuorlo per spennellare)

1 pizzico di sale

70 gr. zucchero

8 gr. lievito di birra fresco

buccia di limone grattugiata

400 ml. panna da montare

Per il procedimento, sciogliere nel latte tiepido (non bollente), insieme ad un cucchiaio di zucchero, il lievito. In una ciotola disporre la farina a fontana, mettere al centro il latte, l’uovo, la buccia di limone, l’olio, il pizzico di sale e lo zucchero. Impastare il tutto ed aggiungere l’uvetta ammorbidita amalgamando bene il tutto.

Coprire e far lievitare fino al raddoppio di volume (circa 2 ore). Dividere poi l’impasto in 10 pezzi, impastare di nuovo e dare la forma di paninetti allungati. Disporli in una teglia rivestita di carta forno. Coprire e far lievitare per un’ora, Spennellare poi con il tuorlo sbattuto con poco latte. Cuocere quindi in forno preriscaldato statico a 170/180 per 15-20 minuti circa.

Far freddare, tagliare lasciandoli uniti alla base e riempire con panna montata!

E questo è il mio risultato della ricetta del mese…

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Senza parole…

In questi giorni frenetici (ogni tanto ne succede una!) non ho avuto il tempo per poter ringraziare chi, con parole delicate e condivise, ha voluto trasmettermi vicinanza ed affetto per questi giorni un po’ così…

Lo faccio con la mia proverbiale “romanità”, avendo trovato un mio scritto sul blog che risale addirittura al 2007! Quanta acqua sotto ai ponti… e quanti amici…

Dietro questa tastiera alcuni sono ancora presenti, altri sono partiti verso altri lidi… Ariela, Octopus, Elle, Amfortas, Mio Capitano, Il Mago, Freud…

SENZA PAROLE

L’amichi che te parleno in virtuale
so’ senza volto, ma credi, so’ speciale.

Tu scrivi, te sfoghi, te confidi
e loro lì sur blog
se fanno vivi!

Te lasceno commenti e puro na’ poesia
pe’ consolatte, senza ipocrisia.

Fanno le cose proprio ar naturale,
quelle che te corpiscono ner core
e, a vorte, quasi te lassano
senza parole…

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