Pensieri sparsi…

Ecco, la musica è finita,

gli amici se ne vanno e tu rimani sola…

I festeggiamenti per il compleanno di Supernonnamary sono finiti da più di una settimana e figlia, genero e nipotine sono ripartite per la Germania. Giorni felici e caotici, la nonna ha lavorato parecchio, soprattutto perchè, quando le due piccole italo-tedesche arrivano, vogliono stare in compagnia delle cuginette italiane. Ciò significa mangiare insieme, a volte dormire insieme, quasi sempre giocare insieme sparpagliando peluche, bambolotti, piattini, tazzine, puzzle, ecc.ecc.  dal primo al terzo piano della casa!

Ma la gioia di averle vicine è tale che la fatica viene subito dimenticata e la partenza sono sempre e solo lacrime.

–  L’importante è che stiano bene – la classica frase del nonno per cercare di tirarmi su il morale.  A mente fredda lo penso anch’io e mi auguro che vada sempre tutto per il verso giusto.

Sempre più frequentemente leggo notizie su bambini usati come arma di ricatto in caso di divorzio. Lasciati in auto per distrazione, sotto un sole che ammazza. Oppure, come il caso di alcuni giorni fa che mi ha lasciato un’angoscia tremenda,  buttati in un fiume per vendetta. 

Tragedie enormi che tolgono spazio alle parole (che cosa possiamo dire di un bimbo che vola dentro l’acqua gelida come un peluche con cui si è stufi di giocare?). Cose, oggetti, non persone.  Mi chiedo come sia possibile.

La cosa più struggente dei bambini è l’impotenza. Il loro essere in balìa degli altri. La loro fiducia cieca nei grandi. 

E poi ci sono piccole tragedie quotidiane. Conosco bambini i cui genitori non si amano più. E forse hanno un po’ dimenticato pure come amare i figli, che non hanno colpe. Vivono in case diverse, a seconda dei giorni.  Bambini che, spesso, vengono chiamati “difficili”  perchè ci sono giorni sì per cui basta un capriccio e ti riempiono di coccole, ma nei giorni “no” diventano delle furie anche nei confronti dei loro amichetti. E i genitori non hanno tempo, sono troppo occupati a curarsi le ferite per occuparsi anche  dei loro figli.

Lasciati soli, in questa terra di mezzo, in cui la mamma ed il papà sembrano come impazziti.  Lasciati ore davanti alla tv a mangiare patatine o pop corn. Un po’ si sentono dimenticati, un po’ sono contenti.

Però, forse, era meglio quando ti mettevano in castigo…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Le ultime arrivate… Piccole donne crescono…

E ancora mi chiedo: ma come si fa???

 

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Dedicato a Conny

Pochi minuti per vestirmi. Ho fretta di salutare per l’ultima volta la mia amica Conny, prima che la terra raccolga le sue spoglie.

L’ho sentita al telefono la scorsa settimana, non sapevo che da qualche giorno era ricoverata. Ho incontrato Francesca, da sola con i bimbi. – Mamma è all’ospedale, non si è sentita bene ultimamente… –

Era serena Conny, ha sdrammatizzato, come sempre, l’intervento che doveva affrontare. – Una sciocchezza, vedrai, venerdì mattina l’intervento, qualche giorno e poi torno, ci prenderemo il caffè al solito bar e poi… –

E poi la trovo lì, su quel freddo tavolo, in quella fredda stanzetta, nella camera mortuaria dell’ospedale. Immobile. Vestita con la sua camicetta a fiori, i jeans, le mani congiunte e i piedi legati.

Perchè si legano i piedi?

Perchè a Natale, quando ci siamo scambiate gli auguri, come facevamo da quasi vent’anni, non mi hai detto che stavi male?

Eppure sapevamo tutto l’una dell’altra. Le gioie, poche per te, le difficoltà, tante, i racconti d’estate, sedute su quel dondolo a cui facevi la corte, le partite a carte con i vicini nelle fredde giornate d’inverno, le sigarette fumate dopo il caffè e una fetta di torta, il tuo ragù toscano di cui conservo gelosamente la ricetta, i lavori ai ferri, i rammendi con la tua macchina da cucire, le lunghe chiacchierate quando, curiosa, venivi a vedermi dipingere, le confessioni e gli sfoghi sui problemi adolescenziali delle mie figlie, che hai visto crescere e quel tuo modo dire – So’ ragazzi… – cercando di sdrammatizzare i momenti difficili che tu avevi già passato con i due figli più grandi, la tristezza per una sorella in Australia, che non vedevi da anni e la mia lettera segreta, scritta al programma “Carramba, che sorpresa!” per fartela rincontrare, ma senza successo… quei tuoi tanti problemi, che cercavi di nascondere, ma che leggevo nei tuoi occhi…

E poi, con il passare degli anni, la tua benevola invidia per il desiderio di essere anche tu nonna, esaudito infine con la nascita di un nipotino affetto da problemi di salute.

Quante lacrime abbiamo versato Conny, quante parole non dette… quanti “mi dispiace”…

E poi quanta gioia con l’arrivo della nipotina sana che ti ha goduto così poco…

Ma quanto dolore e quanta angoscia per un figlio che non vedevi ormai da tempo, partito all’estero  in cerca di un lavoro e che non potevi raggiungere come io, spesso, faccio con la mia…

Tu facevi parte di noi, non dovevi andartene così… dovevi continuare a lottare in barba a questa vita che ti ha dato solo fregature!

Oggi nevica, torno da te Conny e mi sembrerà che sia come l’appuntamento per il caffè, al solito bar…