Notte prima degli esami

Eh sì, me lo ricordo l’esame di maturità, nonostante siano passati un bel po’ di anni…

Quella sensazione di non sapere niente, di non aver studiato a sufficienza, di non essere abbastanza pallida, con la febbre a 38, da convincere la commissione ad avere un po’ di umanità per la mia condizione fisica.

Mi ricordo i vocabolari pesanti, la campanella che ha un suono diverso dai cinque anni precedenti e i banchi disposti in corridoio, protetti dalla statua di Cesare Augusto che, sicuramente, è ancora lì con il braccio proteso in avanti, quasi volesse indicare il futuro verso cui guardare…

Ricordo la mattina degli orali: la scelta del vestito giusto, un filo di trucco e quel tragitto fatto migliaia di volte da casa a scuola e diventato improvvisamente un percorso faticoso e sconosciuto…

E poi la “chiamata” e quella sedia solitaria davanti ad occhi ed orecchie estranee, mentre dietro di me i compagni di classe facevano da mantello.

Ricordo il prof. di greco, un tipo strano, molto anziano davanti ai miei occhi di allora. E quella domanda… – Sig.na, mi parli del “pomo d’oro”… a proposito, Lei sa quanto costano i pomodori al mercato?”

Risate trattenute, risposte esaurienti, forse buttate lì a caso. E quella stretta finale di mano, la prima di tante strette di mano, di tante sedie scomode, di tanti occhi ed orecchie estranei.

E, alla fine, quel senso di leggerezza e la voglia di lanciare via i libri e correre incontro alla vita!

Perchè l’esame di maturità è l’inizio dell’avventura, è il momento dei sogni e dei progetti e del domani che tende la mano…

s-l500