Echi d’infinito


Che notte chiara
di stelle
tutto è più dolce dopo un temporale
dopo i giorni del pianto
adesso si apre il cuore
ma che sorpresa
cantando può nascere una rosa
anche dal fango
nei deserti più assolati
o negli eterni inverni
ma che sorpresa
una rosa
ma che sorpresa
io vivo di accenti, di presentimenti
profumi che sento nell’aria
e vivo di slanci, di moti profondi
fugaci momenti di gloria
e nel silenzio del mondo
io sento echi d’infinito.
Restami accanto nel tempo
non c’è più bella cosa che ci unisca
nella fortuna o nelle tempeste del destino
restami accanto per sempre
restami accanto
io vivo di accenti, di presentimenti
profumi che sento nell’aria
e vivo di slanci, di moti profondi
fugaci momenti di gloria
e nel silenzio del mondo
io sento echi d’infinito…

(M. Venuti – Kaballà)

Poetico e romantico il testo di questa canzone presentata a Sanremo da Antonella Ruggiero. Sicuramente la più bella in assoluto. Persino una rosa che nasce dal fango può diventare, cantando, una sorpresa.
Frasi delicate ed eleganti dove, per una volta, nè la notte chiara, nè le stelle e nè il pianto sono usati in maniera stucchevole.

Lo strazio di una donna…

Lo strazio di terri Schiavo sta diventando una questione politica.
Il Presidente americano lascia di corsa il suo ranch e si precipita a firmare una leggina che rimette tutto in discussione.
Ma a questo punto l’agonia della donna, che dura da quindici anni, si è conclusa. Lei è già morta nel momento in cui è stata abbandonata dalla pietà umana per entrare, inconsapevolmente, in uno scontro che ora presenta un duplice aspetto: a quello religioso si è aggiunto l’altro, assai più sgradevole, dal sapore elettorale.
Infatti, sembra che i fautori della vita a tutti i costi abbiano minacciato i repubblicani con l’unica arma che i cittadini hanno in questi casi: il voto.
Probabilmente il ritorno immediato dalle vacanze del Presidente per restituire la vita a questa donna (sic) non è che una inevitabile conseguenza.
Qual è in questi casi la speranza di vita per lei? un battito di ciglia? una velatura appena accennata nello sguardo? un qualunque segno che si possa avvicinare ad un gesto vitale?
E’ difficile ovviamente dare una risposta, non si riesce a trovare il filo sottile del ragionamento in una questione dove i sentimenti s’intrecciano inesorabilmente alla questione etica.
Quello che è certo è che Terri Schiavo non ha bisogno d’interventismo, non sa nemmeno che il suo caso sta diventando un simbolo nazionale di un Paese diviso ora sul valore da assegnare ad un’esistenza che si è spenta molti anni fa e non si è mai più riaccesa.
Ha bisogno semmai di silenzio, di riflessione e di meditazione.

La libertà

“Quando un popolo divorato dalla sete di libertà, si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubricarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti.
Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo.
Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrare troppo severi i vecchi li accontentino.
In tale clima di libertà, ed in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa una mala pianta: la tirannìa”.
(Platone, VIII libro di “Repubblica”).

Anche dopo qualche millennio, mi sembra che tutto ciò sia la fotocopia di quello che accade oggi…

Che bambole sono queste?

Ricordo che la mia bambola preferita si chiamava Miss Helen. Era una bambola paffuta, di porcellana, grandi occhi azzurri, una gonna a pieghe, una cascata di riccioli biondi.
Insomma, tutt’altro che una miss come la intendiamo oggi. L’avevo chiamata così, forse in ricordo di qualche film americano visto in TV. Me l’aveva regalata mia nonna, facendomela trovare in cucina, la notte della Befana.
Giorni fa mi è tornata in mente perchè volevo regalare una bambola alla figlia di una mia amica che ha quasi quattro anni.
Sono entrata in un negozio di giocattoli, e mi sono trovata davanti ad una galleria di mostri! Ero rimasta alle Barbie, la prima bambola dalle forme femminili, ma con un certo stile. Che diamine! E’ stata vestita da stilisti come Dior, Chanel. Mi sono trovata invece tra le mani bambole con trucco e labbra abbondanti, tatuaggi e piercing, pantaloni a vita bassa e zeppe.
Sono inorridita al pensiero che questo sia l’oggetto del desiderio, se non il modello di molte bambine.
Noi giocavamo a mamme e figlie, la bambola rappresentava quell’innato desiderio di maternità che ogni bimba portava dentro di sè. Sembra, invece, che ora le bambine le usino per confrontarsi con le amiche su cosa è alla moda e cosa no.
Ma cosa rappresenta la moda nella vita di una bambina di otto anni?
Queste bambole così sexy contribuiscono, secondo me, a spingere a velocità accelerata le bambine di oggi verso l’adolescenza.
E mi chiedo: certo la mia bambola era sicuramente molto ingenua, ma quelle di oggi non saranno un po’ troppo scafate?