E pace fu!

Era prevedibile. La “pecorella smarrita” è tornata al Padre. Ed ora il Padre riprenderà a definirla “la mia cara Mara” come ai bei tempi e non più la “signora”, epiteto da Lui usato nei confronti delle donne che lo innervosiscono.

Oltre alla pace ci sono anche le nozze. Una bella notizia, una comunicazione da parte della ministra che noi, poveri plebei, aspettavamo con trepidazione.  E poi farà tanti bimbi, a coronamento  di un rapporto stabile. Altra bella notizia.

Nel frattempo, in questo clima così carico di pace, d’amore e di belle notizie, ci sono stati incontri con vari esponenti del partito, dove si è parlato di “soluzioni condivise”, “intenti concordi”. E le dimissioni? Uno scherzo.

Durante i delicati colloqui per arrivare ad un punto d’incontro ecco un episodio degno di “carramba che sorpresa”!

Squilla il telefono. Chi è? Il suo acerrimo nemico, quello per colpa del quale Mara voleva lasciare ministero, parlamento e partito. I due nemici “hanno avuto un colloquio lungo e cordiale” e tutto è finito a tarallucci e vino.

Dirò di più. Se fosse stata presente la Mussolini avrebbe potuto fotografare l’ulteriore episodio.  Un lavoro anche questo in Parlamento.

“Il caso è chiuso, è superato, anzi superatissimo!”  sembra abbia detto il Ministro Frattini, con buona pace e amore per tutti.

Sembra anche, e questo sarebbe un lieto fine toccante, che qualcuno abbia proposto o voglia proporre la ministra come sindaco di Napoli e lei, sembra, si sia detta più che disponibile. Per il suo partito questo ed altro…

Ma la coerenza dove è andata a finire?

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Elenco delle cose che avrei voluto fare.

Frequentare un liceo artistico, ma… un tempo, la sede in Via Ripetta, a Roma, si diceva fosse un covo di personaggi trasgressivi, ribelli e “strani”.

Completare gli studi classici, intrapresi per “rivalsa”, ma… i due fratelli maschi avevano la precedenza e poco importa se superai gli esami di V° ginnasio con la media dell’8.

Frequentare una scuola di canto, magari lirico, ma… all’epoca di soldi ne giravano ben pochi e nessuno mai potè scoprire se in me c’era l’X Factor.

Viaggiare verso mete ignote con l’amica del cuore per conoscere l’esistenza di altri mondi, usanze, costumi che non fossero solo quelli relegati al mio quartiere, ma… “le femmine a casa devono stare”.

Imparare lingue straniere, all’epoca di uso poco comune, russo, arabo, giapponese, magari vivendo e lavorando sul posto, ma… “le femmine a casa devono stare”.

Scrivere romanzi e poesie, ma… decine e decine di  pagine adolescenziali piene di appunti e storie a lieto fine sono sparite da quella casa che fissa ben pochi ricordi.  Forse per negligenza di una madre e di un padre poco propensi a qualsiasi forma d’arte.

Continuare a lavorare senza subìre ingiustizie e declassamenti perché madre=scarsa disponibilità, ma… il senso del dovere, della famiglia e della delusione hanno deciso per me.

ELENCO DELLE COSE CHE INVECE HO FATTO

Frequentare un corso regionale di due anni per  segretaria steno-dattilo, ma… presso un convento di suore.

Frequentare un corso intensivo di inglese, ma… non a Londra. In un Istituto ad un passo da casa.

Riprendere gli studi classici in età adulta consultando il CEPU, ma… con quello che si fanno pagare, la famiglia aveva le sue priorità.

Frequentare un corso di pittura, da autodidatta, per quattro anni, ma… avere la soddisfazione di esibirli in varie mostre.

Frequentare un’insegnante di canto, ma… ritrovarsi, dopo appena due mesi, con  il coro polifonico sciolto.

Viaggiare e conoscere città europee con bambine e marito al seguito, ma… senza la spensieratezza,  la libertà e l’incoscienza tipiche della giovinezza.

Scrivere un blog, ma… affidare al virtuale appunti e storie.

Aver fatto la moglie e la mamma a tempo pieno, ma…

Fare la nonna a tempo pieno, ma… spesso in giro per il mondo.

Finalmente!

 

 

Più attuale di così…

 

 

Io G. G. sono nato e vivo a Milano.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell’inno nazionale
di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all’impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c’è un’aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos’è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c’è un’altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido “Italia, Italia”
c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire
o forse un po’ per celia
abbiam fatto l’Europa
facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.