Vacanze. Ma siamo mai partiti?

Sembra di essere tornati agli anni ’70.
Oggi come allora i telegiornali sono pieni di notizie su attentati, rapimenti, esecuzioni.
Dicono che il petrolio scarseggia ed il prezzo della benzina è arrivato alle stelle. Allora si erano inventati l’austerity e la domenica tutti a piedi per risparmiare. Oggi invece si continua a fare il pieno imprecando.
Siamo da poco tornati dalle vacanze, ma la sensazione è quella di non essermi mai staccata dai giornali, dalle notizie, anzi mi sembra di essere stata perseguita da questa spirale d’odio che non ha fine.
Non passa giorno che non si parli di bombe, di stragi, di ostaggi, di ultimatum.
Che fine hanno fatto le due Simone? E l’ostaggio inglese di turno?
Trattative per cercare di salvarlo.
Perchè non hanno fatto nemmeno un gesto per Baldoni? Ed il suo corpo?
I giorni di vacanza sembrano proprio lontani, forse pochi, non riesco ancora ad entgrare nei ritmi, non mi oriento.
Sabato mattina sono stata al supermercato: lo sguardo vagava fra i vari scomparti. Che bello! “Prezzi bloccati”, gridava un manifesto sopra una montagna di pasta. Perchè “bloccati”? Perchè “non diminuiti”?
Bevi fuori dal coro, recita una pubblicità. Mi piacerebbe urlare fuori dal coro per denunciare quanto e quanti ci prendono in giro.
Mi viene in mente la barzelletta del pipistrello Ciro ed i suoi due amici appesi, nel caldo di agosto, ad un lampione di Napoli.
I due penzolanti all’ingiù, Ciro invece all’insù. Uno dei due fa all’altro: “Antò, guarda… indicando in su… Ciro è svenuto”.
A chi racconta certe cose potrebbe succedere come a Ciro: penzolando all’insù, il coro non riesce ad interpretare la sua diversità a tal punto da crederlo semplicemente “svenuto”!

Dove vai se il tutor non ce l’hai?

Con il mese di settembre e la ripresa di tutte le attività dopo la pausa estiva, con la riapertura delle scuole c’è stata la grande novità della riforma Moratti. Ho letto che nelle scuole elementari, sui nuovi libri di testo, non si parlerà più della preistoria, nè si studierà la storia dell’antica Roma, delle sue origini, dei suoi imperatori… si passerà direttamente al Medioevo. Mah, il mondo è in continuo progresso e, del resto, a cosa servono queste cose così antiche?
In compenso, girando per le vie della città o ascoltando spot televisivi, sembra abbiano molto successo, per l’apertura di nuove frontiere all’economia italiana, istituti privati che, a pagamento, aiutano gli studenti universitari a fare l’università. Ricordo anche che, non molto tempo fa, due famosi calciatori hanno prestato il loro volto gioioso alla pubblicità del primo fra tutti di questi istituti: il CEPU. Chi non lo conosce? Un famoso sociologo italiano così ha commentato: “Fino a pochi anni fa, chi non sapeva fare un c… non sapeva fare un c…Oggi, grazie alla figura del tutor, un sacco di gente che non sa fare un c… scucendo qualche bigliettone, può convincersi di essere in gamba”.
Investire sull’inettitudine è il business del futuro.
Sulla falsariga del CEPU, stanno sorgendo altri istituti: eccone alcuni.
Il CIPS: Centro italiano per la preparazione sessuale.
Quanti di noi, di fronte all’atto sessuale, si sentono impreparati?
Questo istituto con i suoi esperti, può risolvere il problema.
Il tutor si preoccupa di capire e rimuovere gli impedimenti più comuni. Per esempio, spoglia l’assistito nel caso, piuttosto diffuso, che l’assistito non abbia capito che è necessario farlo. Sistema il corpo del partner nella posizione più opportuna, sistema quello dell’assistito e quindi batte a ritmo le mani indicando la cadenza giusta.
Con soli 50 euro mensili in più, il tutor può sostituire l’assistito nei preliminari.
Il CEAM: Centro europeo per l’Assistenza del Metabolismo.
Mangiare, andare di corpo, dormire la notte. Quanti di noi non sono in grado di provvedere da soli a queste funzioni? Il CEAM mette a disposizione dell’assistito, anche in questo caso, un tutor che lo segue come un’ombra. Lo sveglia, gli lava i denti, lo pettina, lo mette a sedere sul water, mimando davanti a lui lo sforzo per insegnargli ad evacuare correttamente. Poi lo imbocca e così via fino alle ore finali della giornata, quando gli insegna ad indossare il pigiama e gli dà il bacio della buonanotte.
Altri 50 euro mensili in più di supplemento per la fiaba ed il rimbocco delle coperte.
Lo IESO – Istituto europeo per il superamento degli ostacoli.
Anche quì un tutor a disposizione, laureato in fisiologia motoria.
Accompagna passo, passo l’assistito insegnandogli a slanciare in avanti un piede dopo l’altro, mai tutte e due insieme.
Le raccomandazioni più comuni del tutor sono: “Guarda bene dove metti i piedi, idiota!”.

E voi, ne conoscete qualcun altro?

Mio cugino

Pomeriggio di pioggia, malinconico. E pensare che da adolescente l’amavo così tanto…
Dopo una mattinata di lavoro e di sali e scendi da treni e trenini per tornare a casa, mi rilasso frugando nella mia “scatola dei ricordi”.
Trovo un pacco di lettere legate da un elastico, una fitta corrispondenza che risale a circa quattro anni fa tra me e mio cugino.
L’amico d’infanzia, l’amico dei giochi, degli scherzi burloni, delle puntate in discoteca, delle gite al mare, delle feste organizzate tra coetanei, delle canzoni di Battisti cantate anagrammate, l’amico delle complicità e dei segreti, l’amico dei momenti difficili.
Poi si cresce ed ognuno prende la sua strada decidendo la propria vita.
Si gioisce per i rispettivi matrimoni, per la nascita dei propri figli, ci si frequenta ancora, ma la complicità sparisce lasciando il posto alla nostalgia di quello che fu.
Poi ci si perde di vista, piano, piano, senza motivo. Non ci si sente più per anni. Gli anni scivolano via e nemmeno te ne accorgi.
Poi, all’improvviso, sento che lui ha bisogno di me, è una sensazione e comincio a scrivergli chiedendo i motivi del suo silenzio.
Depressione, analisi, separazione, amori diversi, richiesta d’aiuto.
Sopraffatti dall’incertezza, dalla noia, da continue crisi d’identità, oppressi da una vita coniugale il cui torto, secondo me, è solo quello di essere un po’ noiosa, non più eccitante, si sogna una storia diversa, un tradimento che, magari, non viene vissuto come tale, ma come una medicina, un premio, un segreto che non intacca l’ordine della propria vita.
Però, non so come, è molto raro che le cose vadano così meravigliosamente bene. Capita che uno ami più dell’altro, che scoppino gelosie, desideri di possesso, voglia di cambiare la propria vita, la propria identità e si finisce in un baratro senza fondo.
Insomma, la cosa bella non esiste, la certezza non esiste e non ci sarà mai nessuno che invidierà questa assoluta rarità: la gioia del sesso senza amore. Se così non fosse, magari per colpa nostra, della morale che ci hanno inculcato, dei sentimenti di lealtà e fiducia che in tanti creano sensi di colpa, credo ci sarebbe una folla di persone ben contente di vivere l’esperienza della “gioia del sesso senza amore”. Ma forse, allora, non sarebbe più così divertente e si andrebbe a cercare un po’ di dramma altrove.
Non so se le mie lettere, le mie parole, i miei ricordi, lo hanno aiutato a ritrovare se stesso, a comprendere la sua anima, a decidere, dopo una lunga malattia, di voler vivere una nuova vita, so solo che ora è tranquillo accanto a sua moglie e a suo figlio.
Ah, dimenticavo: ci sentiamo e ci vediamo sempre più spesso, io e lui, come ai vecchi tempi…

“Quacqua ruzza,
quacqua riaca,
con le nami
soppo rifalmente rebe
nei tuoi ciocchi iccionenti
soppo ancora trorivare
il rofumo di un arome rupo
rupo… come il tuo arom…
(L. Battisti – Acqua azzurra acqua chiara –
rivista e corretta)

Orrori del XXI secolo

Non bastano le candele alle finestre, la catena di SMS, la grande e puntuale pietas degli italiani per non morire anche noi dentro la terribile tragedia di Ossezia.
Non assomiglia a nessun tragico avvenimento della storia. Nessun orrore può eguagliare la fila infinita di barelle e di stracci che coprono i corpi mutilati di creature innocenti.
Si parla di 400 morti, tra figli e genitori, ma 300 persone mancano ancora all’appello.
La tortura ed il martirio di centinaia di bambini di Beslan non avrà mai una vera ragione, mai un alibi, mai un perdono.
E’ difficile e doloroso pensare che c’è chi crede che la liberazione di un popolo passi attraverso un crimine così orribile.
Gli assassini (no terroristi, nemmeno guerriglieri) si sono macchiati di un delitto atroce ed inutile e si sono messi contro il mondo.
Hanno condannato a morte il loro popolo ed i loro figli spezzando per sempre una speranza di libertà. E rafforzato ancora di piùla spirale d’odio, di rancore e di rabbia.
Una follia, una guerra aperta che era l’ultima cosa che questo mondo di odio doveva aspettare.
La tragedia dell’Ossezia divide il mondo in due: musulmani cioè ceceni cioè assassini e gli altri, cioè noi.
C’è chi dice, flebile speranza, che davanti a questo terrorismo e a questi massacri bisogna sperare ed avvicinare l’Islam moderato.
Ma oggi c’è ancora qualcuno che crede all’Islam moderato?

Il calcio: che barba, che noia…

Sono passati pochi giorni dalla fine delle Olimpiadi ed ho ancora negli occhi l’immagine del maratoneta italiano, Baldini, medaglia d’oro, steso sulla pista tra applausi e clamori.
Dopo due settimane di Sport con la esse maiuscola, mi viene da pensare ora che cosa guarderemo nei giorni a venire. La risposta, purtroppo, è alquanto scoraggiante: si riproporrà il calcio e soltanto calcio, e la gente tornerà a guardarlo. Da domenica si riapre il campionato e la giostra ricomincia: il calcio monopolizzerà la televisione.
Quando non sarà giocato, sarà parlato, sarà letto, sarà discusso ed è ben peggio. Una noia mortale.
Lo spettacolo di qualunque sport olimpico, da un sollevamento pesi ad un nuoto sincronizzato, ad una ginnastica ritmica o ad un salto con l’asta sarà solo un piacevole ricordo.
Del resto il dio di Olimpia non credo ami molto i muscoli ed i calci miliardari.
Mi chiedo perchè mai i nostri ricchissimi calciatori non devolvono il premio per la loro poco meritata medaglia di bronzo a favore di sport che sono veramente olimpici e soprattutto senza soldi. Qualcuno potrebbe suggerirglielo, tanto da soli non ci arriveranno mai.
Quest’anno ad Atene, nonostante le previsioni pessimistiche, tutto ha funzionato alla perfezione: dalla cerimonia di apertura in poi è stato un vero e proprio spettacolo televisivo.
Per questo stavolta la sensazione di fastidio per l’arroganza del calcio che ritorna, per le sceneggiate in campo, per gli scandali continui, per il giro d’affari multimiliardario, è più forte che mai.
Dovremo aspettare altri quattro anni per goderci la vista di sport dei quali mai si parla… e continuare a ricordare.

Popoli emergenti

Come cambiano le generazioni! Nella giungla di questo mondo in continua evoluzione, i nuovi “popoli emergenti” hanno sempre più l’aspetto di tribù.
Ciascuno ha i suoi riti, i suoi miti, i suoi siti. Ci sono delle categorie, così suddivise, che in particolar modo mi colpiscono: i “senza famiglia”, “gli ecologisti-impatto-zero”, i “co.co.co.”
I “senza famiglia” sono ragazzi over 30, sempre più nervosi, ma concreti, con una gran voglia di metter su famiglia, dedicati ad una forsennata vita sociale: tutto, pur d’incontrare l’anima gemella. Alla fine ce la fanno: sollievo, matrimonio, festa, un pupo. E subito un altro, il tempo stringe. Ma poi, al supermercato, coi passeggini-marsupi-carrelli, coi nonni o troppo giovani o troppo vecchi per aiutare, improvvisamente se ne sentono un po’ troppo addosso, di famiglia.
Dove è finita la fatale magia del primo incontro, solo due anni fa?
E allora sognano la libertà, provano il brivido del virtuale (cercano un’altra “anima”?), si separano. Si consolano con le ultime indagini ISTAT: in Italia 4 persone su 10 vivono da sole. Da sempre, o di nuovo.
Gli “ecologisti” cercano di comportarsi nel modo più innocuo possibile per il pianeta. Impresa lodevolissima, ma faticosa. Riducono e selezionano i consumi, riciclano e non inquinano. Hai comprato il condizionatore? “Ma non sai che consuma energia e quindi inquina?”
Vai in vacanza in Tunisia? “Ma hai pensato che con 5 ore di carburante per un 737 distruggi 114 alberi in Amazzonia? E il buco dell’ozono?”
Gli zeroimpattisti finiscono, alla fine, per frequentarsi solo tra loro.
Chiedendosi il perchè.
I “co.co.co.”, (il nome è tutto dire); per fortuna oggi si chiamano “a progetto”, interinali, a tempo determinato. Ormai il posto fisso è solo un miraggio.
Certo cambiare lavoro ogni tre mesi uccide la noia. Alle volte conviene cogliere il lato buono delle cose.
Peccato che senza un contratto definitivo, chiedere un mutuo per comprarsi una casa è impossibile…

Pensieri sul treno…


Alzi la mano chi non l’ha provato una volta: finite le vacanze, torni da settimane in un paradiso di sole, mare, campagna, boschi e dici: “basta, mollo tutto e vado a vivere in un posto tranquillo”. In genere non si ha il coraggio di farlo. E ti chiedi: ma sei sicura che saresti più felice?
L’altro giorno ero a casa di mia madre, dove sono cresciuta; guardavo i palazzoni che si stagliavano contro il cielo, il giardino condominiale un po’ spelacchiato, l’asfalto. E mi sentivo felice. Mi godevo la mia città.
Chi l’avrebbe detto che mi sarebbe mancata così tanto?
A Roma ci sono nata, cresciuta ed anche divertita da ragazza.
I primi anni era tutto così eccitante: la scuola, le feste, gli amici, le mille cose da fare. E poi il lavoro, a 19 anni, finita la scuola, senza fermarmi per diciotto anni con una carriera soddisfacente.
Fino a che un giorno ho detto basta. Me lo ricordo come fosse ieri: ero stufa, stanca, stressata dalla routine. Non ne potevo più del traffico, delle giornate piovose, del lavoro, della gente.
Non avevo idee nè progetti concreti, solo un senso d’inquietudine.
Pensavo solo ad un futuro più sereno per le figlie.
E’ bastata una gita fuori città, la campagna, il silenzio e nel giro di due settimane abbiamo deciso: ci trasferiamo.
Ho dato le dimissioni dal lavoro, ho salutato gli amici, i familiari dando poche spiegazioni.
Non c’era molto da dire: volevo cambiare aria ed il paese di provincia mi chiamava.
Del resto, queste cose o le fai a caldo, quando le senti, o non le fai più. La mia è stata una scelta di vita precisa, non una follia.
Il posto era così diverso dalle mie esigenze: niente cinema, nè teatri, pochi negozi, pochi bar, stesse facce. Eppure ero serena.
Per la verità, non è stato tutto rose e fiori: il paese ti fa sentire fuori dal mondo, spesso sola.
Ad un certo punto mi mancavano gli amici, i fratelli, i genitori. I primi anni venivano a trovarci, ma non era come averli a portata di qualche fermata di autobus.
La decisione affrettata l’ho pagata: certe sere mi assalivano i dubbi.
Ma tirando le somme, devo dire che stavo bene.
Mi sono rilassata, ricaricata d’energia, ritrovata. Ho scoperto quanto è bello avere tempo per sè. E mi sono goduta a tempo pieno le bambine.
Poi sono cresciute, la maggiore a studiare a Roma, ed ho cominciato a sentire che avevo voglia di tornare a casa, alla mia vita, al mio passato.
Tutti tornano alle proprie radici. Le mie sono a Roma. Forse avevo bisogno di una pausa di riflessione, avevo bisogno di capire che in fondo amo la mia città, i suoi palazzoni, il traffico, il caos, l’asfalto.
Ho trovato un nuovo lavoro da circa tre anni, avevo trovato anche una casa che però ho dovuto lasciare.
Sono tornata nella casa di campagna, al mio giardino, agli ampi spazi, al silenzio, ma non perdo la speranza di poterne trovare un’altra in città, chissà…
Forse non mi sono nemmeno pentita del colpo di testa (perchè così è stato), ogni periodo della vita ha le sue tappe.
Ora tutti i giorni, da bravi “pendolari”, torniamo in città ed io sono contenta, anche se la mattina le “alzatacce” sono pesanti. Soprattutto penso ai mesi invernali che quì si fanno sentire, ma non importa.
Guardando le stelle cadenti la notte di S.Lorenzo, ho espresso un desiderio…

Intervista a G.W. Bush

“Le critiche? Non mi toccano. Governare? Vuol dire decidere. Il dopoguerra? Siamo sulla strada giusta. Come in Palestina. Sull’Iraq la storia mi darà ragione. Tra cinquant’anni, quando il mondo mi renderà giustizia, io non ci sarò più”.
Il presidente americano dice di essere determinato a portare avanti il suo grande progetto per il Medio Oriente. Il suo è un progetto per dare vita ad un Iraq democratico e libero, come lo è quello per la Palestina, libero, pacifico e democratico. Un Paese luogo di reclutamento per terroristi che vogliono uccidere cittadini americani. C’è la volontà da parte loro di spingere gli Stati Uniti ad abbandonare quei Paesi per imporre la loro volontà. Forse è vero…
Ma, caro Bush, il petrolio dove lo mettiamo? Nei tuoi interessi personali?
Questa guerra non fa più notizia, ma i morti continuano e le sfide anche.
Questi popoli vogliono davvero la democrazia?