10 pensieri riguardo “Lassù… nel mio studio

  1. Mary, ma come sei brava!!!! Questi volti sono bellissimi. E i colli così lunghi…si vede che ami Modigliani!!!! porti in te Lo stesso amore per l’arte che aveva lui. La mostra avrà un successone!!!! ❤ ❤ ❤

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    1. Cara Vitty, grazie per i tuoi complimenti graditi come sempre! Adoro Modigliani e la sua Arte pittorica. A volte penso che sia proprio lui ad ispirarmi…

      Quanto mi sarebbe piaciuto essere una sua allieva, mi sarebbe piaciuto conoscerlo e vivere quel mondo bohémien…

      Con i tempi che corrono la vedo dura una mostra, ma intanto mi preparo… e mi rilasso lontana dal virus che ci sta uccidendo a livello psicofisico!

      Un abbraccio forte forte e stammi bene anche tu!

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  2. Oh, Mary, che bella sorpresa!!! . . . Più va e più superi te stessa!

    “Tantae venustati nullum par elogium”!

    OCCHI MARRONE-VERDI OH–HOH
    (Pericolo n. 1 e incanto n. 1)

    È colpa tua s’ è successo ciò:
    ti sei tolta gli occhiali e . . . Oh-hòh! . . .

    dal sole ti schermavano, però
    celavano, ahimè, ciò che or so.

    No, non mi ero accorto mai che tu
    avessi occhi . . . marrone-verdi . . . e
    con riflessi che portano giù,
    silenziosamente, dentro te,

    non so se dentro cuore o dentro mente,
    o dentro tutti e due. Io so solo
    che quando li rimiro . . . inconsistente
    divento, come se prendessi il volo.

    Parlarti e non guardarti non conviene
    si perderebbe tanto tanto tanto,
    però se ti si guarda e poi si sviene,

    di’, come la mettiamo? Il tuo vanto
    trappola si fa. Fuor dalle scene:
    “Pericolo” tu sei, e pure “Incanto”,

    come gli occhi intenti, cristallini,
    dei quadri di Marina Iacobini,

    silenti, ma pur tanto chiacchierini.

    Parlarti e non guardarti è un problema,
    ma io l’accetto, sono uno che rema

    felice verso il gorgo e non trema.
    . . . . Pure se a volte vado fuori tema.

    Che ciò che ho detto sia tutto vero
    tu ben lo sai. Infatti, dietro il nero

    vetro degli occhiali li nascondi
    per evitar che ogni due secondi . . . . . .

    (Sergio Sestolla)

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  3. Sergio caro, sei tu che mi hai fatto una bella sorpresa!!

    Riaverti quì, con una bellissima poesia, mi rende fiera dei miei lavori! Ma non vorrei che tu esagerassi “latinamente” parlando con quel “così bello oltre ogni lode”…

    Queste mie donne hanno occhi grandi che guardano oltre e di loro, a differenza del grande Modì, spero di conoscerne l’anima, cristallina ed incantata.

    ……

    “non so se dentro cuore o dentro mente,
    o dentro tutti e due. Io so solo
    che quando li rimiro . . . inconsistente
    divento, come se prendessi il volo.”

    Succede anche a me di prendere il volo!!

    Ancora grazie carissimo dei tuoi apprezzamenti ed un grande abbraccio!

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  4. Siccome te che omaggi con la tua arte le donne lassù nel tuo studio, permettimi di ricordare quaggiù, oggi 8 marzo, le tue commentatrici, insieme a te, cara Mary.

    DONNA IN OPERE D’ ARTE
    ( 8 marzo)

    L’opera d’arte dà serenità,
    e senza quasi è vita nullità:

    essa ci spinge verso la beltà,
    fermando il cuor al meglio che ci sta.

    Opera d’arte, invero, poi non c’è
    dove donna non sia dominante
    . . . Laura . . . Silvia . . . Norma . . . Salomè . . .
    apertamente o simboleggiante

    (salvo eccezioni, ma non tante):

    Antigone per la sacralità,
    Alcesti per la sua dedizione,
    Medea per la sua crudeltà,
    Giuditta per la liberazione,

    e Fornarina infin per seduzione.

    Si deve a lei perciò riconoscenza
    per esser stata la base del bello,
    e ringraziare, in quanto sua presenza
    ha reso sempre lei il gran gioiello,

    il brillante che ad ogni livello

    ha ben illuminato tutto il mondo,
    fino da quando è sorto . . . ed anche ora.
    Non riuscirei neppur per un secondo
    immaginarlo senza . . . E ciò rincuora,

    sia essa sposa, amante, attrice, suora.

    Con l’opera d’arte in cui vive
    aiuta sia chi guarda sia chi scrive,

    o ascolta . . . non ci stanno alternative.

    Buon 8 marzo, donne comprensive,
    donne giulive e piene di inventive.

    (Cassandro)

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  5. Caro Cassandro, grazie per gli auguri che ci fai, così graditi e, di questi tempi così rari, purtroppo… come è raro avere delle persone (in questo caso due cari amici) che scrivono poesie per omaggiare le donne..

    Infatti, non c’è giorno che non ci sia una tremenda notizia… sembra che il femminicidio ormai sia diventato di moda! Quanta crudeltà!

    L’8 marzo è ormai passato
    ha lasciato fiori e mimose
    ma va sempre ricordato
    tutto l’anno con le rose…

    Ciao Cass e grazie ancora per questi versi!

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  6. Prima di tutto chiedo perdono per la lunghezza del commento, specialmente per le note esplicative.

    Nella speranza che mi venga concess vado avanti.

    Dato che hai parlato di ‘violenza sulle donne’, torniamo ‘lassù nel tuo studio’, Mary, e oltre ai tuoi quadri spesso incardinati su soggetti femminili pensiamo un po’ a quello che è esposto al museo di Palazzo Barberini, attribuito a Guido Reni (a futura memoria se ti è possibile, Mary, prova a evidenziarlo), e che “a ficcar lo viso in fondo” potrebbe considerarsi . . . . .

    IL QUADRO PIU’ TRISTE
    (Violenza sulle donne)

    Un quadro vale solamente se
    trasmette in quattro, cento pennellate
    un sentimento . . . se ti parla e
    colpisce e cuore e mente ad ondate.

    Così a Palazzo Barberini puoi
    notare “Orrore” e “Odio” in Giuditta
    di Caravaggio, oppure con i suoi
    languidi occhi “Amore”, come dritta

    frecciata nel guardar la Fornarina
    di Raffaello. Ma quei sentimenti,
    puoi pur trovare in opera vicina,
    per cui qui solo in un quadro senti

    “Tristezza” immensa. Non ce n’è secondo
    in tutta la pittura: è il ritratto
    di Beatrice Cenci ( 1 ), che al mondo
    sta dicendo “Addio!!!”. Solo un matto

    o un violentatore può restare
    muto a quello sguardo che “Perché
    mi si è voluto” — chiede – “annientare?
    Resta lontano, ti prego, da me”.

    Quadro più triste al mondo non ce n’è! (2 )

    “Sopruso non si può giustificare”.
    Questo il Reni ci sta a ricordare ( 3 ):

    il che è pur tema d’attualità:
    “Violenza sulle donne non si fa”.

    Tal quadro ‘s i m b o l o’ un dì sarà!

    (Sergio Sestolla)

    ( 1 ) Beatrice Cenci (Roma, 6 febbraio 1577 – Roma, 11 settembre 1599) fu una giovane nobildonna romana giustiziata per parricidio e poi assurta al ruolo di eroina popolare. (Guido Reni che ce la descrive di ‘gentili e nobili fattezze’)
    Figlia[1] del conte Francesco Cenci, uomo violento e dissoluto, e di Ersilia Santacroce, dopo la morte della madre, fu messa a sette anni, nel giugno del 1584, insieme alla sorella maggiore Antonina, presso le monachefrancescane del Monastero di Santa Croce a Montecitorio.[2] Ritornata in famiglia, all’età di quindici anni, vi trovò un ambiente quanto mai difficile e fu costretta a subire le angherie e le insidie del padre che, poco dopo, nel 1593, sposò, in seconde nozze, la vedova Lucrezia Petroni, dalla quale non ebbe figli.
    Francesco, oberato dai debiti, incarcerato e processato per delitti anche infamanti, condannato due volte per “colpe nefandissime” al versamento di somme rilevanti,[3] pur di non pagare la dote[4] di Beatrice, volle impedirle di sposarsi, e decise nel 1595 di segregarla, insieme alla matrigna Lucrezia, a Petrella Salto, in un piccolo castello del Cicolano, chiamato la Rocca, nel territorio del Regno di Napoli, di proprietà della famiglia Colonna. In quella forzata prigionia crebbe il risentimento di Beatrice verso il padre. La ragazza tentò anche, con la complicità dei domestici, di inviare richieste di aiuto ai familiari ed ai fratelli maggiori ma senza alcun risultato. Una delle lettere arrivò, anzi, nelle mani del conte provocandone la dura reazione: Beatrice fu brutalmente percossa.
    Nel 1597 Francesco, malato di rogna e di gotta, anche per fuggire alle richieste pressanti dei creditori, si ritirò a Petrella, portando con sé i figli minori Bernardo e Paolo, e le condizioni di vita delle due donne divennero ancora peggiori.
    Si dice che, esasperata dalle violenze e dagli abusi sessuali paterni, Beatrice fosse giunta alla decisione di organizzare l’omicidio di Francesco con la complicità della matrigna Lucrezia, i fratelli Giacomo e Bernardo, il castellano Olimpio Calvetti[5] ed il maniscalco Marzio da Fioran detto il Catalano.
    (https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci)
    ( 2 ) Il quadro, un olio su tela di soli 64,5 x 49 cm, è attestato presso la collezione Colonna dal 1783 prima di passare alla collezione Barberini, alla quale appartiene dal 1818-1819. Esso è attribuito con riserva a Guido Reni.

    (http://bluelionmobiletours.blogspot.com/2013/02/il-presunto-ritratto-di-beatrice-cenci.html)

    ( 3 ) Le vicende della famiglia Cenci, e di Beatrice in particolare, non potevano non suscitare interesse, sentimenti di partecipazione sincera e commozione, ma anche curiosità morbosa, sia tra gli strati popolari sia tra gli artisti. Gli ingredienti c’erano tutti: la bellezza e giovinezza di Beatrice, il cupo ambiente familiare, le passioni torbide del padre, l’incesto, la vendetta dei fratelli, l’espiazione ed il supplizio finale.

    Per tali motivi, gli artisti delle arti figurative come di quelle letterarie, particolarmente in epoca romantica, trovarono numerosi elementi di ispirazione per le loro opere[14].

    Un presunto ritratto di Beatrice[15], attribuito a Guido Reni o ai suoi allievi[16], forse Elisabetta Sirani, è conservato nella Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini, in Roma.(cfr. sotto)

    15]^ “Sarebbe stato eseguito nel carcere poco prima dell’esecuzione, su incarico del cardinale Ascanio Colonna”: Beatrice Cenci, la giovane ribelle, Golem informazione, 25 maggio 2012.

    (https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci)

    Il Museo, che occupa quasi interamente il primo piano del palazzo, raccoglie opere di grandi maestri della pittura italiana e straniera, dal XIII al XVIII secolo, fra cui Raffaello e Caravaggio. Il secondo piano ospita una raccolta di dipinti del settecento. I Barberini avevano già cominciato ad alienare le loro collezioni nel Settecento con le vendite dell’ultima discendente, Cornelia Costanza, sposata a Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Le liti ereditarie dei figli che si dovettero dividere le primogeniture Colonna e Barberini, portarono ad una divisione delle collezioni fra i due rami della famiglia, con un accordo stipulato a Parigi nel 1811. Solo nel 1934 si arrivò alla definitiva dispersione delle collezioni, con l’avallo dello Stato, che, con una specifica legge, permise la vendita delle opere fidecommissarie in cambio di un piccolo nucleo in proprietà, rinunciando alla tutela di una delle più importanti collezioni fidecommissarie romane Solo nel 1984 si arrivò ad una migliore definizione dell’ordinamento riportandolo nella sua sede storica originaria la collezione Corsini, e portando tutte le opere di provenienza da acquisti o da collezioni prive della loro sede storica nel palazzo Barberini. L’intento era di creare in questa sede, quando fosse stato possibile, una Galleria Nazionale nel vero senso del termine, ordinata cronologicamente ma con la possibilità di inserire nel percorso acquisti e integrazioni, differente quindi come concezione dalla struttura definita dalle collezioni storiche del panorama romano, viceversa di impianto molto più vicino ai grandi musei stranieri e dotata come questi di tutti i più moderni servizi. Nel complesso la collezione è ricchissima di capolavori, soprattutto dei secoli XVI e XVII. Non è rappresentato in modo completo il secolo XV, dove però spicca il fondamentale dipinto di Filippo Lippi con la Madonna in trono con Bambino, datato 1437, in deposito da Corneto Tarquinia. Più consistenti le collezioni del XVI secolo, fra le quali spicca per notorietà la Fornarina di Raffaello, oltre a dipinti di Andrea del Sarto, del Beccafumi, del Sodoma, del Bronzino, ad opere del Lotto, del Tintoretto, di Tiziano e de El Greco, fino ad opere bolognesi, per arrivare alla fine del secolo con la splendida Giuditta che taglia la testa ad Oloferne del Caravaggio e al grande Seicento con opere di Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona, Gaulli, Maratta. Molto ben rappresentata è anche la pittura del Settecento. Si articola in nuclei per scuole che danno un panorama completo e molto omogeneo per qualità, della pittura italiana del periodo, con in più un raro nucleo di dipinti francesi del Settecento

    (https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=150828&pagename=157031)

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  7. Dato che hai parlato di ‘violenza sulle donne’, torniamo lassù nel tuo studio, Mary, e oltre ai tuoi quadri spesso incardinati su soggetti femminili pensiamo un po’ a quello che è esposto al museo di Palazzo Barberini, attribuito a Guido Reni (a futura memoria se ti è possibile, Mary, prova a evidenziarlo), e che “a ficcar lo viso in fondo” potrebbe considerarsi . . . . .

    IL QUADRO PIU’ TRISTE
    (Violenza sulle donne)

    Un quadro vale solamente se
    trasmette in quattro, cento pennellate
    un sentimento . . . se ti parla e
    colpisce e cuore e mente ad ondate.

    Così a Palazzo Barberini puoi
    notare “Orrore” e “Odio” in Giuditta
    di Caravaggio, oppure con i suoi
    languidi occhi “Amore”, come dritta

    frecciata nel guardar la Fornarina
    di Raffaello. Ma quei sentimenti,
    puoi pur trovare in opera vicina,
    per cui qui solo in un quadro senti

    “Tristezza” immensa. Non ce n’è secondo
    in tutta la pittura: è il ritratto
    di Beatrice Cenci ( 1 ), che al mondo
    sta dicendo “Addio!!!”. Solo un matto

    o un violentatore può restare
    muto a quello sguardo che “Perché
    mi si è voluto” — chiede – “annientare?
    Resta lontano, ti prego, da me”.

    Quadro più triste al mondo non ce n’è! (2 )

    “Sopruso non si può giustificare”.
    Questo il Reni ci sta a ricordare ( 3 ):

    il che è pur tema d’attualità:
    “Violenza sulle donne non si fa”.

    Tal quadro ‘s i m b o l o’ un dì sarà!

    (Sergio Sestolla)

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  8. ( 1 ) Beatrice Cenci (Roma, 6 febbraio 1577 – Roma, 11 settembre 1599) fu una giovane nobildonna romana giustiziata per parricidio e poi assurta al ruolo di eroina popolare. (Guido Reni che ce la descrive di ‘gentili e nobili fattezze’)
    Figlia[1] del conte Francesco Cenci, uomo violento e dissoluto, e di Ersilia Santacroce, dopo la morte della madre, fu messa a sette anni, nel giugno del 1584, insieme alla sorella maggiore Antonina, presso le monachefrancescane del Monastero di Santa Croce a Montecitorio.[2] Ritornata in famiglia, all’età di quindici anni, vi trovò un ambiente quanto mai difficile e fu costretta a subire le angherie e le insidie del padre che, poco dopo, nel 1593, sposò, in seconde nozze, la vedova Lucrezia Petroni, dalla quale non ebbe figli.
    Francesco, oberato dai debiti, incarcerato e processato per delitti anche infamanti, condannato due volte per “colpe nefandissime” al versamento di somme rilevanti,[3] pur di non pagare la dote[4] di Beatrice, volle impedirle di sposarsi, e decise nel 1595 di segregarla, insieme alla matrigna Lucrezia, a Petrella Salto, in un piccolo castello del Cicolano, chiamato la Rocca, nel territorio del Regno di Napoli, di proprietà della famiglia Colonna. In quella forzata prigionia crebbe il risentimento di Beatrice verso il padre. La ragazza tentò anche, con la complicità dei domestici, di inviare richieste di aiuto ai familiari ed ai fratelli maggiori ma senza alcun risultato. Una delle lettere arrivò, anzi, nelle mani del conte provocandone la dura reazione: Beatrice fu brutalmente percossa.
    Nel 1597 Francesco, malato di rogna e di gotta, anche per fuggire alle richieste pressanti dei creditori, si ritirò a Petrella, portando con sé i figli minori Bernardo e Paolo, e le condizioni di vita delle due donne divennero ancora peggiori.
    Si dice che, esasperata dalle violenze e dagli abusi sessuali paterni, Beatrice fosse giunta alla decisione di organizzare l’omicidio di Francesco con la complicità della matrigna Lucrezia, i fratelli Giacomo e Bernardo, il castellano Olimpio Calvetti[5] ed il maniscalco Marzio da Fioran detto il Catalano.
    (https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci)
    ( 2 ) Il quadro, un olio su tela di soli 64,5 x 49 cm, è attestato presso la collezione Colonna dal 1783 prima di passare alla collezione Barberini, alla quale appartiene dal 1818-1819. Esso è attribuito con riserva a Guido Reni.

    (http://bluelionmobiletours.blogspot.com/2013/02/il-presunto-ritratto-di-beatrice-cenci.html)

    ( 3 ) Le vicende della famiglia Cenci, e di Beatrice in particolare, non potevano non suscitare interesse, sentimenti di partecipazione sincera e commozione, ma anche curiosità morbosa, sia tra gli strati popolari sia tra gli artisti. Gli ingredienti c’erano tutti: la bellezza e giovinezza di Beatrice, il cupo ambiente familiare, le passioni torbide del padre, l’incesto, la vendetta dei fratelli, l’espiazione ed il supplizio finale.

    Per tali motivi, gli artisti delle arti figurative come di quelle letterarie, particolarmente in epoca romantica, trovarono numerosi elementi di ispirazione per le loro opere[14].

    Un presunto ritratto di Beatrice[15], attribuito a Guido Reni o ai suoi allievi[16], forse Elisabetta Sirani, è conservato nella Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini, in Roma.(cfr. sotto)

    15]^ “Sarebbe stato eseguito nel carcere poco prima dell’esecuzione, su incarico del cardinale Ascanio Colonna”: Beatrice Cenci, la giovane ribelle, Golem informazione, 25 maggio 2012.

    (https://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci)

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  9. Caro Sergio, non so cosa sia accaduto… ma valeva la pena pubblicare per ben due volte il tuo commento esplicativo sia della vita di Beatrice Cenci che della storia di Palazzo Barberini. Della prima avevo già avuto modo di leggerne e documentarmi, del Palazzo… beh mi vergogno un po’, ma non l’ho mai visitato e dopo queste notizie, finito il calvario del virus, farò in modo di poter visitare le sale ed i meravigliosi dipinti!

    Dietro tuo gradito consiglio ho pubblicato un nuovo post con delle ricerche effettuate tempo fa… sul mistero del ritratto di Beatrice Cenci.

    Grazie per le meravigliose notizie e per la poesia sempre graditissime!

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