Un cono gelato…

Ormai c’è poco da fare indagini, statistiche ed analisi di mercato: gli italiani hanno pochi quattrini in tasca.
I prezzi sono diventati insostenibili per una famiglia, anche per l’acquisto più comune.
Ieri, passeggiando in riva al lago, avevo voglia di un gelato, un cono semplice, di grandezza normale, di quelli che si leccano per strada: pagato ? 2,50.
Ho pensato, come possono dei genitori non comperare almeno una volta al giorno, durante l’estate, un gelato, quale piccola occasione per premiare i propri bambini?
Una famiglia di 4 persone, soltanto per questo sfizio, spenderebbe così 10 euro, cioè 20.000 delle vecchie lire. E’ mai possibile? Non si può impedire una simile vergogna?
Stiamo tornando indietro nel tempo.
Ricordo che da bambina, d’estate, un gelato alla sera era un privilegio che mi concedevano i miei: un cono crema, cioccolato e panna, costava 30, 50 lire. Erano gli anni sessanta e quel piccolo gelato era una grande conquista. Ci si accontentava ed intanto si lavorava per un mondo migliore di quello che gli adulti dell’epoca si erano lasciati alle spalle: una guerra, dolore, fame. Ma la guerra è finita da 60 anni.
Ed oggi? Come si fa ad accettare questo senso della restrizione, questa rinuncia alle cose che sembrano quasi dovute, quasi acquisite come un diritto? Non è facile adattarsi, ma il problema è che sarà necessario…
Il progresso sociale è anche progresso economico, ed è difficile riuscire a convincersi che si devono iniziare a fare sacrifici per poter mangiare un semplice cono gelato.

Dedicato ad un’amica lontana…


Cara Amica,

giorni fa, al rientro dalle vacanze in Puglia, ho trovato un articolo intitolato “Exodus ’46 lo Stato d’Israele è nato a Lecce”, precisamente a S. Maria del Bagno. Eri a conoscenza di questa notizia?
Voglio raccontartela.
Un abitante di questo paesino del salento, un certo Mario Pisacane, racconta come lo Stato d’Israele sia stato pianificato dagli ebrei sopravvissuti ai lager nazisti, tra il 1946 ed il 1947, nel campo profughi organizzato dalle forze alleate in Puglia.
Ne era responsabile militare un ufficiale americano di nome James Bond (non quello dei racconti di Fleming, lo 007 cinematografico).
L’autentico Bond aveva la pelle nera, non amava gli inglesi e men che meno gli agenti del Fss, il Servizio segreto di Sua Maestà, che lavorava per sparpagliare i reduci dell’Olocausto in Australia, Canada e Stati Uniti.
Mentre Bond puntava a lasciarli in Medio Oriente.
Fra di loro c’erano anche Rabi, Peres e Ben Gurion. In questa località, dal ’45 al ’47, hanno lavorato insieme uomini e donne destinati a divenire eroi del nascente Stato ebraico.
C’erano anche la famosa Golda Meir, Moshe Dayan ed Ariel Sharon.
La maggior parte dei reduci erano di origine polacca. Arrivavano dai vari campi di concentramento, molti giovani, qualche bambino, nessun anziano.
Tutti puntavano ad imbarcarsi verso il protettorato inglese della Palestina, ma ottenevano visti solo per altre nazioni. Così un giorno fecero trovare una bandiera inglese con una svastica cucita nel bel mezzo ed una bomba che pendeva dal pennone. Tanto per far capire fino a che punto si erano deteriorati i rapporti con gli inglesi.
La tensione era altissima. Fu in quel periodo che subentrò il maggiore Bond al comando del campo profughi. La situazione migliorò, venne istituito un vero e proprio municipio ebraico per registrare matrimoni e nascite (sembra che Golda Meir organizzasse molti matrimoni). Gli ebrei poterono così organizzare scambi e piccole attività commerciali.
Nelle baracche e nelle case tutto sembrava tranquillo, molti ragazzi erano impegnati ad organizzare un’associazione sportiva chiamata Maccabi, nata proprio a Santa Maria al bagno.
Poi iniziarono le evasioni dal campo profughi, Le imbarcazioni, stivate fino all’inverosimile, partivano da Brindisi e da Bari.
All’inizio del 1947 il maggiore bond annunciò che erano stati accordati 50 mila passaporti per la Palestina. Fu il suo più grande successo. In poche settimane il campo si spopolò e partirono navi piene di gente per quella Terra.
Il Pisacane racconta che molti ebrei non hanno mai dimenticato quel paesino pugliese.

Riferimenti: Mare della Puglia – S. Palomba

Toscani ed i suoi manifesti

Prima ancora di aver notato degli enormi manifesti sparsi per la città e che sponsorizzano una marca di abbigliamento, mi è capitato di leggere un’intervista fatta da una giornalista all’autore, Oliviero Toscani, grande fotografo e principe dei comunicatori negli anni ’70 e ’80.
Lui spiega la sua campagna “mano sul pisello” così: “E’ una cosa divertente ed irriverente toccare l’arnese di un altro uomo. E chi ha studiato dai preti come me, sa bene di cosa parlo. E’ una cosa divertente, che voi donne che non arriverete mai a comprendere”.
Ovviamente non è una campagna rivolta agli omosessuali, altrimenti la marca di abbigliamento potrebbe chiudere per mancanza di volumi. E chiaramente, gli omosessuali non se la sono presa, anche se chi, identificati in gay gli uomini ritratti sui manifesti, avrà espresso la sua idea con battutacce ironiche.
Eppure c’è qualcosa in quei manifesti che non mi convince. Forse perchè sono donna e perchè non ho studiato dai preti.
Toscani è diventato famoso con le campagne Benetton, con quel suo modo irriverente di vedere le cose dal punto di vista dei giovani. Cristi neri, suore al bacio. Così i giovani contenti si immedesimavano e si emancipavano infastidendo gli adulti, il padre e la madre soprattutto.
E così facendo si affezionavano alla marca e la compravano.
Ma di fronte a questa ultima campagna rimango perplessa.
Fare pubblicità per la moda diventa sempre più difficile. Riviste traboccanti di pagine pubblicitarie tutte uguali, raramente un’idea originale. Bellezze femminili stereotipate, in posa come manichini.
Per non parlare degli uomini, i modelli, bambocci in pose innaturali e vuote.
Che proprio in questi manifesti ci sia l’intelligenza del fotografo e la furbizia del marchio?
Guardandoli, quegli uomini sono ritratti in modo spontaneo, naturale.
E allora mi chiedo: solo un atteggiamento omosessuale permette di ritrarre un uomo disinvolto, spontaneo e sexy? Che cosa ci comunica la “mano sul pisello”? Da cosa vuole farci emancipare? Quante domande. E la marca ora ce l’ho in testa, prima non l’avevo. Intelligente Toscani e furbi quelli del marchio. E leggo altri articoli che parlano di questo.
Furbissimi, ma anche un pochino cafoni, però….

Vorrei… vorrei… vorrei…


Vorrei essere stata più saggia e più matura.
Vorrei aver saputo allora, così come lo so oggi, che per comunicare non servono le parole.
Vorrei averla capita ed essere stata sicura di me al punto di aprirmi e prenderla per mano ed accarezzarla con affetto.

Sono trascorsi quasi trent’anni, ma ricordo ogni singolo dettaglio di quella scena, come se l’incontro risalisse a ieri.
Mi ero recata con mia madre a trovare la nonna materna, la prima volta da quando era diventata ospite fissa di quella casa di cura per anziani.
E’ difficile descrivere il modo in cui se ne stava lì seduta, immobile.
Aveva ancora i capelli raccolti e indossava un abito blu scuro con i fiorellini bianchi.
Me la ricordo con grande precisione e rammento di essermi sentita piccola ed impotente all’idea di non riuscire a comunicare con lei.
Ci osservava in silenzio. Non so se i suoi occhi, rivolti verso noi due, riconoscevano persone di famiglia.
Me ne stavo in disparte. Possibile che la sua mente abbia cancellato tutta una vita? mi chiedevo.
Mentre mia madre la baciava sistemandole il vestito stropicciato, da una tasca ho visto fare capolino una foto. Una foto scattata nel giardino di quella che un tempo era stata la sua casa.
Un insieme di emozioni che non ero in grado di comprendere… riuscivo a riconoscere solo la tristezza in quegli occhi che mi fissavano.
Poi un timido sorriso.
Avrei voluto avvicinarmi, parlarle, “ti ricordi, nonna?”, ma continuavo a stare in disparte…
Mia madre cercò di tranquillizzarmi dicendomi: “Va tutto bene, non ti preoccupare, sa chi sei. Mi hanno detto che quella foto è l’unica cosa che non abbandona mai, oggi però non è in sè, è come se non fosse in casa”.

Pirandello insegna…

Come insegna Pirandello spesso la realtà supera la fantasia.
Solo in Italia può succedere che un funzionario pubblico prenda in ostaggio il governo e tenga sotto scacco il sistema bancario.
Il Governatore della Banca d’Italia non si vuole dimettere e la maggioranza politica, gli uomini che ci rappresentano, balbettano parole insensate e contraddittorie.
Non bastano le intercettazioni telefoniche e le inchieste della magistratura. Ma quello che è peggio è che tutto questo non basta neanche al governo.
Il nostro Presidente lascia correre, non interviene, non decide, non parla. Come sempre non governa, ma promette, continua a promettere cose che non mantiene.
Tanto per dirne una. All’inizio di agosto gli veniva ricordata, tramite una lettera aperta ad un giornale, una promessa che fece pubblicamente:
“Quest’estate porterò i miei figli ad Auschwitz perchè devono vedere con i loro occhi l’aberrazione a cui l’uomo può arrivare”.
Un impegnmo solenne e lodevole. L’estate sta finendo e non c’è traccia del viaggio di famiglia. Un impegno è un impegno.
C’è poco da aggiungere se non tanta, ma tanta tristezza.