L’attesa

E’ questione di giorni… ma questa attesa è meravigliosa.
Nelle ultime tre settimane io, Giulia e Roby abbiamo trascorso buona parte della giornata a fare shopping. Tutine, per due, fasciatoi, per due, pannolini, per due, camicine, per due, tettarelle, per due, sterilizzatori, per due, cremine, per una, tanto per l’altra c’è ancora tempo…
Abbiamo dimenticato qualcosa? La valigia di Giulia è pronta.
Sabato notte c’è stato un falso allarme: la bimba aveva voglia di conoscerci, ma poi ci ha ripensato. Non è tempo. Forse non si sente ancora pronta al lieto evento. Però sentivamo il suo cuoricino battere all’impazzata, con forza, la forza della vita.
Io, invece, sono pronta, più pronta della sua mamma magari. E più che pronta sono ansiosa.
Ansiosa di vederla nascere.
Ansiosa di stringerla tra le braccia.
Ansiosa di baciarla.
Ansiosa di toccarla.
Ansiosa di amarla.
Ansiosa di vederla, poi, andar via, lontana chilometri.
Ma i figli non sono nostri. Sono del mondo. Ed anche i nipoti, purtroppo…

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L’arrivo di George W. Bush…

C’è crisi della politica. In realtà non c’è più una politica. Al punto che il Presidente Napolitano non se la sentirebbe di sciogliere questo parlamento “ingovernabile” fino a che non ci sarà una nuova legge elettorale.
Aspettiamocela peggiore della precedente. Siamo, cioè, incartati.
E fra qualche giorno arriva anche il presidente George W. Bush, il disturbatore della quiete mondiale, l’unico “rivoluzionario” rimasto oggi al mondo.
Un governo che si rispetti gli avrebbe proposto un rinvio a data da destinarsi, se non altro per evitare altri guai.
Un primo ministro che si rispetti potrebbe limitare i danni che questa visita comporterà, se avesse il coraggio di dire, con il suo pacioso sorriso, a George W. Bush che no, proprio non può concedergli il raddoppio della base a Vicenza. E riceverebbe anche qualche applauso se avesse il coraggio di dirgli che il nostro Paese, l’Italia, non vuole altre guerre e che, in caso di attacco all’Iran, non lo appoggerà affatto.
Sarebbe un gesto bellissimo, almeno simbolico, per far capire all’imperatore che la maggioranza degli italiani è proprio stufa di lui.
E poi, potrebbe anche dirgli che i suoi missili in Polonia noi europei non li vogliamo, grazie, se li tenga pure.
Ma non dirà nè la prima, nè la seconda, nè la terza cosa…
Peggio per lui e… ahimè, anche peggio per noi!