Il mistero di un ritratto

Tempo fa affascinata ed incuriosita dalla storia di questa giovane nobildonna romana, Beatrice Cenci, nata nel 1577, feci delle ricerche sulla sua tragica vita.

Chi era Beatrice Cenci? Una giovane donna che a 16 anni venne rinchiusa in una fortezza ed abusata sessualmente e per lungo tempo da un padre tiranno e violento, Francesco Cenci. Dopo anni di questi soprusi, con l’aiuto della madre e dei fratelli, organizzò l’uccisione dello stesso per vendicare il proprio onore.

Purtroppo, dopo un processo farsa, senza tenere conto dei soprusi commessi dal padre, tutta la famiglia venne prima torturata e poi condannata a morte, pena la decapitazione.

La giovane nobildonna, come ampiamente documentato in un commento al mio precedente post dall’amico Sergio Sestolla dove, tra l’altro, si faceva cenno al dramma sulla violenza delle donne, fu forse la prima vera martire della Roma papalina.

Sul ritratto della giovane Beatrice, attribuito al pittore Guido Reni, che si trova in una delle sale del Palazzo Barberini a Roma, c’è però un grande mistero.

Per dipingere la fanciulla, Guido Reni avrebbe dovuto averla vista, ma alcune fonti storiche non lo danno a Roma prima dell’anno 1600 e, a quella data, Beatrice era già stata giustiziata. Il dipinto è datato 1599 e questa data sembra piuttosto strana.

Sembrerebbe, infatti, che l’autore del ritratto, ossia l’autrice in questo caso, sia una pittrice bolognese non molto conosciuta, Ginevra Cantofoli. Il suo “Testa di ragazza”, dipinto conservato al Museo Ala Ponzone di Cremona, somiglia moltissimo al ritratto dove si raffigura Beatrice Cenci. La mano sembra essere la stessa ed i volti sono assolutamente simili. Certamente la stessa modella.

Allora perchè attribuire il ritratto a Guido Reni? Probabilmente perchè, essendo un celebre pittore, per di più un uomo aggiungo, il dipinto assume maggior valore.

Mi chiedo chi sia stata veramente la giovane fanciulla ritratta…

27 gennaio giornata della memoria

Anni fa, quando visitai la casa di Anna Frank ad Amsterdam, ricordo che non riuscii a trattenere le lacrime.

Salendo quelle piccole e ripide scale, osservando le pareti ingiallite dal tempo, le finestre chiuse per non farsi vedere dall’esterno, la libreria messa a celare l’ingresso del nascondiglio, ogni oggetto parlava nel silenzio. Un silenzio irreale.

Quello che si prova in quelle stanze non potrebbe mai essere raccontato attraverso le immagini. Va vissuto. Immaginando la vita di una giovinetta di 15 anni che sognava di diventare una giornalista o una grande scrittrice.

Il museo, ad ogni piccolo passo, ti racconta la vita di una famiglia normale devastata dall’ignoranza e dal razzismo di gente che si credeva superiore. Di gente che credeva in una razza di serie A.

E più camminavo, più osservavo e più diventavo Anna, mi affezionavo a lei, alle sue parole lasciate in un diario letto e riletto non ricordo quante volte e più non avrei voluto arrivare alla fine di quel percorso…

Perchè sapevo già come sarebbe finito. E allora avrei voluto che quel viaggio nella memoria non finisse mai…

2020 annus horribilis

“Anno bisesto anno funesto”, è un celebre detto popolare conosciuto da tutti. In Toscana, e quì la mia amica Vitty lo può confermare, si dice: “anno bisesto chi la scampa gli è lesto”.

Portatore di sfortuna ed avvenimenti drammatici, il 2020 sembra, purtroppo, confermare tale diceria che risalirebbe addirittura ad epoca romana.

Esattamente nel 69 d.C. si abbatteva su Roma una delle disgrazie più funeste della sua lunga storia: un insieme di eventi sanguinosi legati alla guerra civile. In meno di 12 mesi ci furono tre imperatori: troppi, e sicuramente poco buoni.

Il 2020 non ci ha portato una guerra civile, ma una pandemia mondiale, un “nemico invisibile”, il Covid. Parola ignota ai vocabolari di qualunque lingua.

E’ stata comunque una guerra che ci ha lasciato una lunga scia di morti e di eventi nefasti. E stiamo ancora combattendo…

Questo 2020 è stato un anno da sopravvissuti, per chi ce l’ha fatta… Un anno in cui il battito del mondo è parso a tratti rallentare, fin quasi a fermarsi.

Fra poche ore entreremo in un nuovo anno, il 2021 e ci lasceremo alle spalle dolore e speranza. Lo inizieremo, spero, con un nuovo sguardo verso il futuro, senza dimenticare ciò che è stato e chi ci ha lasciato…

Auguro a tutti gli amici del blog un nuovo anno di speranza e di sogni !

Arrivederci mamma…

Alla fine, dopo diciotti giorni, è volata via…

Non so nemmeno perchè scrivo, faccio fatica ad esprimermi, forse sarebbe meglio tenere tutto dentro, non riesco a trovare le parole ed il dolore è ancora troppo forte.

In questi giorni non sembra nemmeno che valga la pena di dare inizio ad alcunchè. Non riesco a stare tranquilla. Giro a vuoto, sposto gli oggetti di qua e di là, salgo nello studio, guardo le tele, i colori ed un profondo senso di vuoto mi assale. Non ho voglia di niente…

Fino a questo momento avevo sempre troppo poco tempo. Ora non ho che tempo…ed è una strana sensazione.

Eppure era scritto che tutto questo doveva arrivare, ma non si è mai pronti, non si è mai pronti a non essere più figlie.

Perdere una madre, seppure anziana, è sempre un dolore grande, un vuoto, una profonda nostalgia…

La scarsa razionalità di questi giorni mi dice di essere stata fortunata. Soprattutto in questi lunghi e tremendi mesi durante i quali le persone, tante, forse generazioni intere, muoiono in solitudine, senza avere accanto i loro affetti. Gli ultimi giorni sono stata vicina a mia madre sempre e, nonostante il suo stato, credo che abbia in qualche modo sentito la mia presenza fino alla fine…

Arrivederci mammì…

Auguri per un compleanno diverso…

Buon compleanno  Mamma!

Dopo anni e anni di festeggiamenti con tutta la tua famiglia, oggi sarà un compleanno diverso.

Ho portato una torta, oggi festeggerai con i tuoi compagni… non so se sarà la stessa cosa o se ti renderai conto dei 95 anni passati, ma ho voluto ugualmente che questo giorno  sia importante per te-

Ti ho vista un attimo, da dietro il cancello. Mi hai sorriso e questo mi conforta perchè, nonostante la malattia che cancella i ricordi, mi hai riconosciuta.

E’ stato solo un attimo… Auguri di cuore mamma!

Mi piace ricordarti così, con questo ritratto fatto anni fa e ripreso da una vecchia fotografia.

Incontri… per caso

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Nella vita ci sono incontri e incontri.  Casuali e qualche volta fortunati.

Vivo in questo paese da più di trent’anni, conosco persone, alcune le frequento, alcune solo “di vista” (ma loro conoscono bene me…, si sa che nei paesi si conoscono un po’ tutti…).

Altre, quelle più importanti, quelle con le quali era nato un feeling, sono volate in cielo…

Poi un giorno d’estate, vieni a sapere che c’è un piccolo locale, un wine bar, in altri tempi  spesso chiuso per cattive gestioni, che ha cambiato proprietario e che è diventato, grazie alla nuova, un piccolo circolo culturale.

DACATE, questo il nome del locale gestito da Caterina dove musica, arte, food ed un buon bicchiere di prosecco si intrecciano meravigliosamente.  E quì viene il bello!

Durante i mesi di giugno, luglio e agosto, oltre a varie manifestazioni musicali, canti e serate di flamenco, il locale ha ospitato diverse mostre di quadri, a cui hanno partecipato professionisti e dilettanti.

Ho colto la palla al balzo e dopo aver presentato i miei quadri, con l’approvazione di Caterina, d’accordo con lei ho organizzato una mostra con le mie nuove opere.

Sabato scorso c’è stata l’inaugurazione con un successo che non mi aspettavo.

Emozionata come sempre…

 

 

Un anniversario da non dimenticare 2

Vi racconto come è finita…

“Piove forte. E’ il 2 luglio e sembra ottobre. Ma… “sposa bagnata, sposa fortunata”.

Carolina se la dorme beatamente. L’acqua santa sulla testa le ha lasciato un riccioletto che pende ancora bagnato. Finalmente anche il passeggino è caricato in macchina. Latte, biscotti, pannolini… ah, il ciuccio di ricambio, nell’eventualità perdesse quello che le pende ora dalla rosea boccuccia.

Martina è in macchina con Amira, Leyla e gli zii. Spero che non si perda nessuno durante il tragitto. Gli zii di mio marito (anziani un bel po’) sembra abbiano capito la strada da percorrere, anche se, nonostante la lenta andatura di tutti, non li vedo più dietro di noi. Pazienza. Qualcuno tornerà indietro per rintracciarli.

Voglio affrettarmi per apportare le famose correzioni sul tableau. Arriviamo e già ci sono parecchi invitati che stanno sorseggiando l’aperitivo. Ma sono appena le 18,30! C’è un via vai di camerieri, vassoi, bicchieri… Per fortuna tutto è stato preparato sotto a dei meravigliosi portici, ma i bambini (e ce ne sono in quantità!) cominciano le loro scorribande sul prato ed il pulitissimo pavimento esterno diventa pericolosissimo per i famosi tacchi 12!

Ma quanti ce ne sono? Le invitate donne camminano in punta di piedi… e sono tutte altissime!

Gli invitati chiedono degli sposi. Anche io. Correre dietro a Martina e Carolina è troppo complicato con queste scarpe… Ma l’altra nonna dov’è? Caspita! E’ diventata una P.R… Intrattiene la “ciurma”, beve, mangia, fuma, chiacchiera. Ad un cenno di mia figlia che intrattiene la piccola Leyla in braccio, le vado incontro e le mollo una delle due piccole.

Nel frattempo arrivano gli sposi. Evviva!Evviva! Bacio, bacio! Già cominciano co’ ‘sta solfa! Figuriamoci quando le ugole saranno innaffiate dal vino… E si aprono le danze… ops, le bocche!

C’è di tutto. Il tavolo dei salumi, il tavolo dei formaggi, il tavolo dei fritti, il tavolo del pesce, il tavolo della pizza… Tanto per aprire un po’ lo stomaco in attesa della cena. L’allegria fa da contorno, la musica è quasi sommessa e speriamo che così rimanga.

La sposa è emozionata, felice che tutto funzioni al meglio. Seduta vicino a mia madre, me la guardo e penso che sì, tutto questo se lo merita, perchè pur essendo così giovane ed inesperta, sta diventando piano, piano (con qualche difettuccio, s’intende…) una brava mamma ed una brava moglie.

Davanti all’entrata principale delle sale da pranzo, c’è il mio tableau. Uno sguardo ai tavoli e… pace se una coppia di zii da parte dello sposo si trova vicino ad un’altra coppia di zii con i quali non si parlano da tempo. La festa è cominciata e sarà di sicuro una bella festa!

Abbiamo affidato tutti i bambini più grandi a tre ragazze (maestre di asilo nido) che si sono offerte come baby sitter. I piccolini, invece, sono  con le mamme e… le nonne, naturalmente! E comincia il bello. Seduti si stancano,  girano per i tavoli, escono di fuori e, se non avessi queste maledette scarpe…

La musica di sottofondo è diventata più forte. Gli sposi aprono le danze e… come per incanto, le invitate sono diventate tutte bassissime! Perchè non ho pensato anch’io ad un paio di scarpe di ricambio?

Un ballo con il papà e tutti si commuovono.  Sento un nodo alla gola e mi fermo un attimo quando le leggo il sonetto che le ho dedicato per questo giorno. Qualcuno si asciuga gli occhi, i giovani, gli amici per smorzare un po’ l’atmosfera “lacrimevole” cominciano a cantare a squarciagola, complice anche qualche bicchiere di troppo. Ma, per fortuna, nessuno si è buttato nella piscina, come qualcuno aveva pronosticato. Comportamento lodevole. –  Eh, si sa, i giovani… – mi sussurra all’orecchio l’anziano zio di mio marito.

Dopo la torta nuziale, i dolci, il gelato, la frutta, i balli, i canti, la serata volge al termine. Volti stanchi e assonnati. Qualche bimbo si è addormentato sui divanetti, qualcuno dorme beatamente nel passeggino, qualcun altro ancora corre in mezzo ai tavoli, ma barcolla per la stanchezza.

– Mamma, abbiamo dimenticato qualche bomboniera? – Per fortuna, no. La distribuzione è finita. Salutiamo gli amici e i parenti. Qualcuno (gli anziani) si fermerà a dormire nella location.  Anche gli sposi, da soli, dormiranno nella location.

I nonni dormiranno a casa. Con Martina e Carolina in una stanza. Amira, Leyla, mia figlia Giulia ed il “tedesco” in un’altra.

Da un po’ ha smesso di piovere. Mentre torniamo a casa parlando della buona riuscita dell’evento, il consorte, forse un po’ dispiaciuto, sussurra: – E’ finita… –

Finita??? Penso che fra qualche giorno gli sposi partiranno per il viaggio di nozze e… indovinate un po’ dove saranno sistemate le bimbe?

Per la prima volta in assoluto ho tirato un sospiro di sollievo quando Amira e Leyla sono ripartite per la Germania…”

E’ bello assaporare questi ricordi… e fortunatamente, ho smesso di calzare tacco 12!

 

 

Un anniversario da non dimenticare…

Questa mattina la prima cosa che abbiamo fatto è stato affacciarsi alla finestra. Tempo molto variabile, quasi tendente a pioggia. Immagino lo stato d’animo di Roby. Meglio essere ottimisti…

Amira e Leyla si sono svegliate prestissimo, sentono nell’aria qualcosa di elettrizzante.  Colazione e sistemazione (pura utopia…) casa. Difficile mantenere l’ordine con le quattro “unne” che scorrazzano tra casa e giardino, giardino e casa. Cerco di rimanere tranquilla, ma l’agitazione è tanta.  In questi giorni la memoria fa cilecca, mi sembra di dimenticare sempre qualcosa. Sarà l’età o la stanchezza?

Il marito è già in movimento in giardino. Sistema i fiori, le coccarde, i tavoli nel patio per i parenti che arriveranno sicuramente prima della cerimonia, prepara dolcetti e caffè nei thermos, sembra tutto pronto.

Anche la stanza dove ci sarà la preparazione della sposa è in ordine. Il vestito appeso, il velo, le scarpe, la biancheria intima… Suonano, ed ecco arrivare anche il bouquet di roselline bianche. Lo colloco in alto, sulla libreria per non correre il rischio che Leyla o Carolina  facciano trovare solo petali… Il tempo passa velocemente,  è già mezzogiorno e le bimbe hanno fame. 

Il sonnellino pomeridiano è prerogativa delle piccole, le due grandi non ne vogliono sapere. Minacciate da madri e nonna se ne vanno sconsolate a giocare in giardino.

– Il mio vestito è più bello… – sento dire dalla finestra.

– No, è più bello il mio!  E io non gioco più con teeeee! – .

Si ricomincia con la solita tiritera. Caccio un urlo e non le sento più.  Suonano alla porta. E’ l’estetista. Chiamo Roby che sta piangendo (per l’emozione, credo…) nella stanza con la sorella.

Comincia la preparazione. Ri-suonano alla porta. E’ la parrucchiera. E poi ancora il fioraio, e poi ancora il fotografo che ha sbagliato casa. Doveva andare prima dallo sposo, la sposa non è ancora pronta.

Tra ombretti, fard, ciprie, rimmel, matite, fon, spazzole, fiori mi siedo e guardo divertita questo bel teatrino, ma mentre la mia fantasia corre lontana, sento piangere una delle due piccole. Ormai è sveglia e, pronta con il ciuccio per non svegliare l’altra, scendo per la merenda.

– Mammaaaaa, vieni a truccarti! – chiama mia figlia. Sì, se avessi tempo. Calma, la calma è la virtù dei forti. Lo dico sempre alle mie figlie, ma oggi c’è poco da essere calmi.

Ri-suonano. E’ arrivata la macchina che accompagna la sposa in chiesa. Umberto, un amico di mia figlia, è già pronto. Gli mollo Leyla, mentre mio marito comincia la sua vestizione.

– Ma la cravatta, quella nuova dove l’hai messa? –

– Forse in frigorifero… – penso tra me e me, ma non rispondo. So da anni che, se non trova le sue cose, dice sempre che sono gli altri a cambiargli posto. Ma gli altri chi????

Riesco a truccarmi,  a sistemare i capelli e, mentre l’altra figlia veste le sue bimbe, io ho il compito di preparare le altre due. Mi chiudo in bagno, doccia veloce, ma non riesco a fermare la piccola Carolina, un terremoto! Scappa di quà e di là, comincia a smontare il bidet, apre l’acqua ed è di nuovo tutta bagnata. Per fortuna non le ho ancora messo il vestito bianco per la cerimonia del battesimo. Due cerimonie al prezzo di una…

Non ce la posso fa, mi dico.

E dire che un tempo non molto lontano soffrivo di solitudine e di malinconia… Alla fine riesco nell’impresa e mollo tutte e due a degli zii che nel frattempo sono arrivati. Ma io riuscirò a vestirmi?

– Mammaaaa, sono pronta. Giulia non si è ancora vestita, mi aiuti tu ad infilare l’abito da sposa? –

– Sì, tesoro… – Calma, calma e sangue freddo. Intanto il marito è pronto, ha trovato la sua cravatta e con quel vestito è proprio il papà della sposa!

– Ma tu non sei ancora pronta? – mi dice. Calma, calma e sangue freddo.

Aiuto Roby ad infilare l’abito. La lampo non si chiude. Si è incastrata in un bottoncino… Lei comincia ad agitarsi e a sudare. Io pure. Calma, calma. Cerco gli occhiali e piano, piano riesco a risolvere il problema.

Poi si gira, la guardo ed è… bellissima!  Come le sue bambine, come le altre due nipotine, nuvole bianche e nuvole blu, damigelle che porteranno lo strascico in chiesa. Altro che Pippa Middlenton! Ma… le “nuvole bianche” sono fuggite in giardino! Noooo, prendetele, si sporcheranno!

Adesso suona il fotografo, la sposa scende le scale ed è pronta per gli scatti. Il salone è devastato. Cuscini di quà, cuscini di là, mettiti così, mettiti colà. Una foto con il papà, una foto con le bambine, una foto con… ma la mamma dov’è?

La mamma è nella sua stanza da letto, chiusa a chiave, che cerca di vestirsi. Mi chiamano e non ho il coraggio di dire che non sono ancora pronta.

Sono le quattro. Don Antonio ci aspetta per le quattro e mezza. Puntuali, ha precisato perchè ci sarà un altro matrimonio. Sono pronta. Mi affaccio alla finestra. Nuvoloni grigi attraversano il cielo. Sposa bagnata, sposa fortunata, ma chi se la sente mia figlia che da una settimana sta seguendo le previsioni?

Scendo piano le scale per via del tacco 12. Foto di famiglia e, finalmente, la sposa esce con la sua “nuvola bianca”…

Nella fretta abbiamo dimenticato di togliere l’ombrellone! Nella fretta ho dimenticato di aggiungere o spostare un invitato nel tableau che, ormai, si trova già sistemato nella location. Al diavolo, mi dico, lo sistemerò sul posto.

Carolina, per fortuna, non si è sporcata. E’ in braccio al nonno, sorride  e non riesce a capire il perchè di tanta confusione…

Le altre due bimbe, Amira e Leyla sono già partite con i genitori. Guardo mio marito e mi accorgo dei suoi occhi arrossati.

Arriviamo in chiesa, mentre si sente tuonare. E’ gremita di gente. Parenti della sposa da un lato, parenti dello sposo dall’altro, amici, paesani curiosi e lui, lo sposo, elegantissimo, che aspetta vicino alla mamma. Roby sottobraccio al papà fa la sua curiosa entrata. Ride, poi piange, poi ride, cammina lentamente come conviene ad ogni sposa,  mentre le damigelle… litigano per chi deve prendere per prima lo strascico. Non è possibile! Cerco di rabbonirle, mentre l’organo comincia la marcia nuziale…

Le funzioni si svolgono senza intralci.  A parte le fedi che non si sciolgono dal cuscinetto, a parte mio marito che, nel leggere la “Seconda lettura” si sbaglia e comincia a leggere anche il Vangelo con l’inevitabile shhhhhh! di Don Antonio, a parte le bimbe che per un po’ resistono alla predica e poi cominciano a spostarsi su e giù per la chiesa… Ma tutto è bene quel che finisce bene!

Gli sposi emozionati escono (dopo foto con genitori, fratelli, sorelle, figli, ecc..) ed una pioggia di riso e petali di rose li accoglie all’uscita.

 

Auguri, auguri, abbracci, baci… Gli sposi partono per le foto.

– Mamma – mi ricorda la sposa – hai preso tutto? Borsa chicco, latte, cambio bimbe? –

– Credo di sì – sussurro con un fil di voce. Forse Giulia ha pensato al cambio… Ma cosa ho dimenticato?

Nel frattempo comincia a piovigginare. Ci avviamo con le macchine, in fila indiana,  perchè buona parte degli invitati, nonostante la partecipazione inviata, non conosce il posto dove si festeggerà l’evento.

Carolina si è addormentata nel seggiolino, Martina è in macchina con le cugine. Cellulare che squilla.  La sposa.  Ma non sta facendo le foto?

– Mamma, ti sei ricordata di caricare il passeggino? – Eccola la cosa che ho dimenticato, o abbiamo?

Si torna indietro, gli altri aspettano, sempre in fila indiana, davanti ad un distributore. Comincia a piovere.

Ma quando finirà la giornata?”

2 luglio 2011. Sembra un tempo lontanissimo…

Le “piccole donnine”, le quattro nipoti-pesti, sono cresciute velocemente, quasi senza che me ne accorgessi. Solo guardando le centinaia di foto riesco a sentire il profumo di “bimbo”… e provo tanta nostalgia…

La mie “bambine”, invece, sono diventate donne. Mogli e madri, nonostante abbiano deciso di esserlo forse un po’ troppo presto. Ma il valore della famiglia è troppo forte in loro!

Mi auto-convinco che, del resto, era quello che volevo, no?

Auguri Robertina, buon anniversario!

 

 

Lettera di una bambina a sua madre

Mi chiamo Lavinia Sophie.

Sono nata frettolosamente in una tarda mattinata di fine maggio. Nessuna fatica per uscire, mi hanno fatta “uscire”, così nessun dolore e nessuna sofferenza.

Soffre la mia anima ed il mio cuore, però. Credo che non se ne accorga nessuno, sono brava a nascondere… Mangio, dormo, qualche dolorino di pancia, ma non piango. Devo essere buona… ma soffro parecchio, cara mamma, perchè mi rendo conto che il calore, l’affetto ed il tuo profumo non so ancora cosa vogliono dire. So solo che mi mancano, tantissimo.

Ricordo che quel giorno, dopo aver visto una luce accecante e provato a respirare da sola, ho anche sentito da quei signori in camice verde, che non potevo vederti, nè sdraiarmi sulla tua pancia per avere ancora il tuo calore.

Ti portavano in una stanza chiamata “terapia intensiva” e mi sembra di averti intravista in quel letto enorme, piena di tubi e tubicini, aghi e aghetti, immobile, incosciente, con gli occhi chiusi. Sei ancora lì che dormi, dormi sempre…

Soffro perchè non mi conosci, anche se sono stata nella tua pancia per nove lunghi mesi. Non mi hai visto, non sai come sono i miei occhi, la mia bocca, le mie manine… ma io nascondo bene. Devo essere buona, mamma. Per mio padre.

E’ lui che si prende cura di me, adesso. E’ lui che si sveglia di notte, scalda e prepara la mia pappa. Devo essere buona per lui e non fare capricci. Spero di riuscirci ancora per molto…

Dietro questo velo offuscato dei miei occhi, intravedo uno sguardo triste che fa a pugni con la sua voce che mi parla, mi parla in continuazione con finta allegria.

Se potessi, mamma, gli urlerei – Ce la faremo papà! e ce la farai anche tu, piano, piano, giorno per giorno, ne sono certa –

Così finalmente potrai conoscermi, potrai vedermi…  Io potrò conoscerti e sarà bellissimo!