La bellezza dell’asino

Benvenuto 2019! Così ci siamo augurati in famiglia quando il 31 dicembre, a mezzanotte in punto, tra brindisi, abbracci, baci e fuochi d’artificio, ci siamo lasciati alle spalle il vecchio anno.

Benvenuto, con un po’ di tristezza, pensavo quella sera… Abbiamo un altro anno sul groppone che inizia a pesare un pochino. Qualche acciacco in più, qualche filino bianco in più (tanto poi c’è la tinta!), qualche rughetta di troppo.

Poi succede, tanto per tirarti su di morale, che sfogliando i giornali di questi primi giorni di gennaio e dando un’occhiatina ai social, ti accorgi che la notizia che fa più scalpore (ma con tutti i problemi che ha questo benedetto Paese!!) è l’ovvia affermazione di un certo Yann Moix, scrittore francese, a me sconosciuto ma molto noto nel suo paese.

Alla domanda di un giornalista di una rivista femminile se si possa amare una donna di 50 anni, risponde che è “impossibile”, affermando anche di trovare le cinquantenni troppo vecchie per lui (lui di anni ne ha 50…), trovandole addirittura “invisibili” e preferendo di gran lunga il corpo di donne giovani di 25 anni. Punto.

Bella scoperta, aggiungo io. Il corpo di una ragazza di 25 anni è ovviamente più tonico e fresco rispetto ad uno di 50!

La questione per me non è cosa pensi questo signore o quale valore abbia dato al verbo “amare”, quanto piuttosto l’aver usato l’aggettivo “invisibile” riferito alle cinquantenni. E questo mi ha fatto uscire proprio dai gangheri!

Anna Magnani non nascondeva le sue rughe perchè “c’ho messo ‘na vita pe’ fammele”, perchè rinunciare al passaggio del tempo sul corpo e sul volto vorrebbe dire cancellarsi.

La bellezza dell’asino svanisce in un soffio, ma ciò che non si estingue se c’è spessore oltre al bel visino e al bel corpicino, è la preziosa ed assai più erotica bellezza dell’esperienza e dell’intelligenza. Punto. Questo è il vero tesoro, caro signor Moix.

E poi ci meravigliamo se qualcuno manifesta la sua preoccupazione per quello che stiamo diventando in questo pazzo mondo!

 

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Il sogno nel cassetto…

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Questi tre giorni sono stati appaganti ed emozionanti.

Il mio sogno nel cassetto si è avverato e questo è stato l’inizio, spero, di una lunga serie.

Ho ricevuto complimenti, consigli (da un pittore, un certo Duccio Tringali che non conoscevo) e prenotazioni da amici venuti da Roma per questa manifestazione.

E’ stata carina la visita del Sindaco e del Vice Sindaco, poche visite da parte degli abitanti che, dal mio punto di vista hanno poco a che fare con l’arte, purtroppo… O forse sarà stato il brutto tempo?

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Non importa. L’omaggio che volevo fare a Modì è stato per me un successo e il ricordo al mio Maestro un’emozione nostalgica in questo Tempio Romanico di S. Francesco che ha lasciato tutti a bocca aperta!

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Lavori nuovi e datati (alcune opere sono del 1995/97) hanno fatto da cornice a questa splendida chiesa.

 

Mi sto preparando…

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Finalmente una “personale”!

In questi giorni frenetici sto preparando una mostra in ricordo di Amedeo Modigliani, pittore il cui centenario dalla morte ricorrerà nel 2020 e le cui celebrazioni si terranno proprio presso l’Istituto Amedeo Modigliani di Livorno. Un omaggio a questo grande artista livornese che da anni mi affascina soprattutto per i suoi ritratti, per la sua vita e, purtroppo,  per la sua prematura scomparsa.

La mostra si terrà a dicembre nel Tempio Romanico di S. Francesco a Capranica, paese dove vivo da molti anni, una chiesa del 1200, gioiello prezioso della nostra comunità dove spesso avvengono eventi culturali.

L’organizzazione è emozionante… l’evento lo sarà ancora di più.

Un pensiero ed un ringraziamento all’indimenticabile mio Maestro che da lassù saprà giudicare…

Ciao Franco!

 

Le tante Suburre di Roma

La Suburra era un vasto quartiere dell’antica Roma popolato, nella parte bassa, da un sottoproletariato urbano che viveva in condizioni miserabili. Era il cuore dell’altra Roma, quella dei bordelli e delle bettole poco raccomandabili, tollerate dal potere e dai ricchi.

Di tutti i quartieri popolari, Suburra era il più malfamato ed il più pericoloso. Dopo il tramonto, camminare per le sue strade era una sfida al destino: i delitti erano all’ordine del giorno. Tra le sue strade strette, sporche e rumorose si svolgeva la vita quotidiana della Roma popolare abitata da teatranti, gladiatori e cortigiane.

Ancora oggi, nel linguaggio comune, ha il significato di luogo malfamato, teatro di crimini ed immoralità.

Purtroppo, da molti anni, le periferie della Roma odierna sembrano essere diventate tante piccole Suburra, sebbene quella di 2000 anni fa non era considerata una periferia, ma il centro della città, situata com’era  sulle pendici dei colli Quirinale e Viminale, fin quasi all’Esquilino. Anche oggi, camminare per le strade di molte periferie, di giorno o di notte, sembra essere ritornati indietro di millenni. Nulla è cambiato.

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Di questi giorni la notizia dello stupro e dell’omicidio di una minorenne nel quartiere di San Lorenzo, nonostante ci fossero state diverse segnalazioni e denunce da parte dei cittadini per problemi di spaccio di droga, furti, immigrazione incontrollata. Denunce senza alcun effetto visibile. Il governo, negli anni, sia di destra, di sinistra o di centro non si è mai interessato a portare avanti una politica di bonifica per il degrado di molte situazioni. Forse perchè, come secoli fa, la situazione è “tollerata dai potenti e dai ricchi?”

O Roma è sempre stata…

“Nord, Sud, Ovest, Est, Roma è

così grande che di notte ti prende, ti inghiotte

fotte la mente

un gigante che ti culla tra le urla che non sente

Ti compra, ti vende, t’innalza, ti stende,

ti usa se serve, ti premia, ti perde.

Chi parte, chi scende, chi bluffa, scala fredda

come all’artico Sahara.

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Donne come lei che mi lega le sue corde

tese, di andare con candele accese

nere come il sampietrino, bianche come il marmo

come gocce di rugiada che riflettono il mio sguardo

Roma cruda, Roma cruda, Roma cruda

Nuda come la bellezza, grande come Roma

santa e dissoluta, Roma ama e non perdona.

Roma te divora come un barracuda

Roma nuda, Roma nuda, nuda….

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Roma barbara e cultura, DNA complesso

Roma è così che fa, seduce all’ingresso

triste come un tango, tra l’oro ed il fango

Roma è un passo a due volteggiando sull’asfalto…”

(Brani tratti dalla colonna sonora della serie Suburra, 7 vizi Capitale)

 

 

Autunno… tempo di zucche

 

La zucca, con il suo allegro color arancione ed il sapore dolce e vellutato, è la regina degli ortaggi d’autunno.

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Tra le sostanze nutrienti che essa possiede ci sono moltissime vitamine, dalla A alla B e alla C. In particolare, come ci lascia immaginare il suo colore arancione, possiede moltissimo betacarotene, un antiossidante davvero potente. Limita la formazione dei radicali liberi ed aiuta anche nella prevenzione contro i tumori.

E i semi? Non si scartano assolutamente perchè anche loro sono ricchi di benefici. In particolare questi “bruscolini”, come vengono chiamati a Roma, sono efficaci per abbassare il colesterolo cattivo nel sangue. Contengono Omega3, zinco e proprietà antinfiammatorie.

E’ un ortaggio che adoro al di là delle sue benefiche proprietà e che, specie in questo periodo, mi piace cucinare. Dopo averla usata per risotti, paste al forno e locro (una ricetta argentina consigliatami da un’amica argentina di mia figlia), oggi ho voluto sperimentarla in un dolce, la cui ricetta voglio condividere con voi!

Torta di zucca e cioccolato

Ingredienti:

300 gr. di zucca

170 ml olio di semi

4 uova

200 gr. di zucchero

200 gr. di farina 00

40 gr. di cacao amaro

30 gr. di gocce di cioccolato

90 gr. farina di mandorle

scorza d’arancia grattugiata

1 bustina di lievito

Procedimento:

Ridurre la zucca in cubetti, dopo aver asportato semi e filamenti e frullare in un mixer insieme all’olio di semi riducendola ad una crema. A parte, in una ciotola montare le uova e lo zucchero rendendole ben spumose. Aggiungere la scorza d’arancia. Aggiungere poi la farina 00 e la farina di mandorle, alternando la crema di zucca.

Aggiungere quindi il lievito per dolci. Dividere l’impasto in due parti ed in una aggiungere il cacao, nell’altra le gocce di cioccolato. Versare poi i due impasti in uno stampo imburrato, decidendo se aggiungere prima il composto bianco e poi quello al cacao o viceversa. Infornare a 170/180 gradi (a seconda del forno) per circa 45 minuti.

E questo è il risultato…

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Che vergogna…

L’ELEZZIONE DER PRESIDENTE

Un giorno tutti quanti l’animali
sottomessi ar lavoro
decisero d’elegge un Presidente
che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Società de li Majali,
la Società der Toro,
er Circolo der Basto e de la Soma,
la Lega indipennente
fra li Somari residenti a Roma;
eppoi la Fratellanza
de li Gatti soriani, de li Cani,
de li Cavalli senza vetturini,
la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte a l’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
de fasse elegge s’era messo addosso
la pelle d’un leone,
disse: — Bestie elettore, io so’ commosso:
la civirtà, la libbertà, er progresso…
ecco er vero programma che ciò io,
ch’è l’istesso der popolo! Per cui
voterete compatti er nome mio. —
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
e allora solo er popolo bestione
s’accorse de lo sbajo
d’avé pijato un ciuccio p’un leone!
— Miffarolo! — Imbrojone! — Buvattaro!
— Ho pijato possesso:
— disse allora er Somaro — e nu’ la pianto
nemmanco se morite d’accidente.
Peggio pe’ voi che me ciavete messo!
Silenzio! e rispettate er Presidente!

(Trilussa)

A quel tempo il poeta non poteva sapere che nel XXI secolo, proprio ai giorni nostri, purtroppo i Somari sarebbero stati in tre…

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Pensieri…

Niente e nessuno ci prepara a vedere come lenta ed inesorabile si spegne la candela della persona che ti ha dato la vita.

Vedere i suoi occhi perdere la lucentezza, perdere lo sguardo divagando negli angoli più remoti del subconscio, estranei a tutto ciò che lo circonda… non ci sono parole per descriverlo.

Si prova tanta tristezza nel prenderci cura dei genitori, nella sofferenza della loro salute mentale. Tanta tristezza quando colei i cui discorsi sono sempre e solo “non mi ricordo” . Non per dimenticanza, ma per degrado mentale.

I problemi della demenza senile sono devastanti, paralizzano le persone che ne soffrono e destabilizzano i familiari accanto.  Oltre alla demenza, c’è il problema della depressione, condizione che nessuno sceglie, semplicemente si presenta.

L’età avanzata, gli esiti di una passata ischemia, la consapevolezza che non si può tornare indietro, la stanchezza del vivere…

Sto vivendo questa fase della vita con tanta pena. E allora mi chiedo: che senso ha tutto questo?

 

Nonna Maria

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Nonna era nata a Roma il 20 settembre del 1902, più di un secolo fa. Ieri avrebbe compiuto 116 anni!

I suoi genitori erano di Zagarolo, un piccolo paese dei Castelli Romani, ma lei ci teneva a dire che era nata a Roma per via del fatto che, soprattutto a quei tempi, gli abitanti dei paesi erano considerati “burini” (detto romano per definire la categoria dei nati nei paesi limitrofi).

Secondogenita di cinque figli, conobbe mio nonno, più grande di lei di circa 10 anni, nella trattoria di famiglia nei pressi di Piazza Vittorio dove, quando non era a casa insieme alla sorella maggiore a badare ai fratelli più piccoli, andava ad aiutare la madre in cucina. Si innamorarono a prima vista! Nonno era un buon partito, un ferroviere, nonna aveva solo 18 anni.

Da quel matrimonio nacquero tre figli maschi. Nonna desiderava tanto una femmina, ma raccontava che dopo l’ultimo figlio, mio zio Carlo, che pesava quasi cinque chili, (il primo, zio Marcello, quattro e mezzo, il secondo, mio padre quattro) “presi dei rimedi per non soffrire più così tanto!”

Francesco, mio padre, fu il figlio che le diede più problemi. Un discolo, mi diceva. Da piccolo non stava mai fermo, un terremoto, da giovanotto un po’ scapestrato fino al  matrimonio con mia madre, che forse pensava ingenuamente di domarlo, avvenuto nel 1951.

Da quel matrimonio nacque la sottoscritta, la femmina che nonna tanto desiderava: prima nipote. Gli altri, ironia della sorte, tutti nipoti maschi! Quell’amore e quel desiderio per una bambina tenuto dentro per tanti anni, lo riversò su di me. Io ho contraccambiato fino al giorno della sua morte nel 1988.

Ho vissuto giornate, feste, vacanze con lei. Quasi sempre con lei ed il nonno. Mi ha trasmesso i veri valori della famiglia. Ricordo ancora le domeniche pomeriggio passate con gli zii e le zie, i fratelli, la sorella, cognati e cognate che si riunivano a turno nelle case per il tè delle cinque. Non mancavano pasticcini e crostate alla marmellata di nonna!

Chiacchierate, risate, racconti di un tempo andato che mi affascinavano e che non esistono più. Ma dopo tanti anni i ricordi sono ancora lì, stampati nella memoria.

La sua casa, vicina a quella della mia infanzia, non c’è più dalla sua morte. Da qualche mese non c’è più nemmeno la mia. Quando torno a Roma, nel mio quartiere, nella via dove ho vissuto per tanti anni, alzo gli occhi verso quelle finestre e penso…

Chissà nonna chi abita le nostre case? Comunque auguri nonna, ovunque tu sia!

 

 

 

 

Un’altro dondolo passato…

L’estate sta finendo… narrava un tormentone canoro di qualche anno fa, vacanze finite e scuole ricominciate da una settimana per le bimbe italiane (Martina I media, Carolina III elementare), da un mese e mezzo per le italo-tedesche. Per queste ultime, ormai, solo un ricordo…ma si rifaranno ad ottobre!

In Germania le vacanze, al contrario delle scuole italiane, vengono spalmate durante l’arco dell’anno scolastico. Quindi, a fine settembre, verranno in Italia dai nonni (ormai, soprattutto dalle cugine…) e già stanno preparando i loro zainetti.

Anche quest’anno il nonno non ha perso l’abitudine di ritrarle sul famoso dondolo che, a dirla tutta, è assai malconcio (lui non vuole nemmeno cambiare la stoffa dei cuscini…), ribadendo, da quando erano ancora in fasce, che tutto questo ambaradam si protrarrà fino al compimento dei loro diciotto anni!

Ultimamente è difficile ottenere, specie dalle grandi, meravigliosi sorrisi…

– Daiiii scatta, fai presto che abbiamo altre cose da fare! – Ma, anche quest’anno, il nonno-paziente è riuscito nell’intento.

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Da sinistra Martina, sorella di Carolina, poi Leyla sorella di Amira.

Io le guardo e… piango. Ma perchè il tempo passa così in fretta?

 

In ricordo di Modì…

Lui le vedeva così. Colli lunghi, sguardi languidi, le loro flessuosità, le melodie dei corpi, la loro sensualità…

Modigliani amava le donne. E’ proprio sulla figura umana che si concentra e soprattutto sui volti che lo avvincono.

“Il paesaggio? Ma non farmi ridere, il paesaggio non esiste”, sembra abbia risposto all’amico Diego Rivera in una delle sue animate discussioni in un cafè di Montparnasse.

Modì il maudit, il maledetto, l’insolente, l’arrogante, l’inquieto e l’eccentrico, sempre elegante con quella sua sciarpa rossa al collo, nonostante il vestito di velluto sempre più logoro. Declamava Dante e Petrarca a memoria, il suo dovere era quello di salvare la bellezza nell’arte, ma era scontroso e litigava con tutti, soprattutto quando l’alcol e la droga prendevano il sopravvento, cioè quasi sempre.

Ma amava le donne, un universo enigmatico che tanto lo attraeva.

Qualche anno fa ho visitato a Roma una sua mostra. Mi ha talmente affascinato che ho cominciato a studiare i suoi quadri e vorrei tanto dedicargli un piccolo, umile omaggio. Così ho cominciato a lavorare…

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L’inizio…