Fantasticare = vivere

La mente è l’unico luogo in cui nessuno può venire a darci ordini, nessuno può forzarne le porte: lì ci sentiamo veramente liberi e l’elaborazione mentale può funzionare, a volte, come valvola di sfogo per ciò che non riusciamo, o non vogliamo, realizzare davvero.
Fantasticare o sognare per me è molto frequente e, a volte, la mia resistenza a comunicare o a tradurre in realtà le mie fantasie ed i miei sogni, dipende dal timore inconscio di restare delusa.
A contatto con la realtà, infatti, certe fantasie perdono fascino, s’impoveriscono.
Occorre scacciare i brutti pensieri e gli inutili sensi di colpa, godendosi appieno i propri sogni che aiutano a vivere…

Ci vietano il fumo e vendono tabacco!

Caro Ministro,
Lei mi impone di smettere di fumare, ma siccome non può, perchè sono libera di farlo, Lei mi obbliga a fumare a casa mia o all’aperto, sotto gli sguardi ostili di qualche integralista antibagico.
Ora, Lei intenderà sicuramente proteggere la salute dei drogati da tabacco o di quelli che, pur non essendo drogati, fumano qualche sigaretta “una tamtum” (anche se non fa differenza), i quali vanno a rifornirsi di quella droga nei luoghi dove la stessa sarà proibita dal 10 gennaio p.v.
Quindi, Lei proibisce di fumare perchè fa male, ma non di vendere ciò che uccide.
Non Le sembra un tantino ipocrita la faccenda?

Parigi – II parte


C’è un serpentone lunghissimo all’entrata del Museo d’Orsay. Gente venuta da ogni parte del mondo: americani, spagnoli, inglesi, giapponesi, tedeschi: tutti in fila, pazienti, curiosi.
Qualcuno, all’angolo della strada, sta suonando musica jazz, musica che si diffonde nell’aria pungente di questa grigia mattina.
Ho voglia di entrare, impaziente, per vedere da vicino e dal vero i capolavori degli impressionisti, ammirati il più delle volte su cataloghi o libri d’arte.
Leggo che l’imponente struttura è stata recentemente adibita a Museo e che tempo fa è stata una stazione ferroviaria.
Entrando ciò che mi colpisce è la vastità del complesso. La navata centrale è piena di sculture.
Non so da che parte guardare, dove cominciare…
Mentre mi accingo a visitare le sale dove sono esposte le opere degli impressionisti, so già che sto per imbattermi in qualcosa di straordinario, ma l’emozione che provo supera ogni aspettativa.
Solo chi ama l’arte può capire la felicità dei momenti magici che riserva il primo incontro con un capolavoro. E davanti a me non c’è solo un capolavoro, ma una serie interminabile di opere meravigliose: i dipinti impressionisti e post impressionisti.
Le tele di Monet: nessuno, prima di lui, è riuscito a cogliere con uguale verità ed intensità lo splendore naturale della luce…
Edouard Manet diceva: “Una sola cosa è vera: fare subito ciò che si vede. Odio tutto quello che è inutile”.

Bon sèjour a Paris – I parte

Qualche giorno fa passeggiavo per le strade di Montmartre. Dopo i larghi viali del centro di Parigi, queste stradine mi trasmettono una piacevole intimità.
Alcune sono affollate da visitatori (sono stata anch’io a vedere il Sacrè-Coeur, al tramonto le cupole e le torri fanno sembrare la basilica più una moschea che una cattedrale cattolica), ma altre sono talmente tranquille da permettere ai tanti gatti di aggirarsi indisturbati.
Pensavo di incontrare artisti, scrittori, ma sembra che molti di loro abbiano abbandonato la zona e la vita notturna non esercita più il fascino di una volta.
Ma nonostante questo, Montmartre conserva ancora un’atmosfera nostalgica, da villaggio, grazie alle casette dipinte di bianco, i piccoli giardini, le scale ripide, illuminate da lampioni in stile retrò e le graziose piazzette. Mi invitano a sedermi e soffermarmi per guardare la gente che passa.
Sulla cima del colle, la Butte, questo villaggio sembra osservare dall’alto la frenetica metropoli, come si tenesse in disparte.
Ancora oggi sembra rivivere della fama degli artisti di un tempo: Toulouse-Lautrec, dei cabaret e del can-can, dei mulini e delle piccole vigne immortalate nei dipinti di Renoir e Van Gogh.
Mi ritrovo seduta in uno dei tanti cafè, lungo il boulevard St. Germain des Pres.
Mi accorgo che nulla è più parigino di un caffè e Parigi non sarebbe più la stessa senza i suoi 10.000 o più caffè. Praticamente ce n’è uno ad ogni incrocio.
Sorseggio un petit noir (il nostro espresso) nel Cafè de Flore e… magari sono seduta vicino al tavolo dove scrivevano le loro opere Camus e Sartre.
Quanti artisti francesi, nell’arco dei secoli, hanno vissuto e lavorato a Parigi, la città delle luci.
Al n. 6 della Place des Vosges c’è la casa dove è vissuto Victor Hugo.
Mi dicono che si può visitare anche una parte della rete fognaria della città dove si nascondeva il protagonista dei Miserabili.
Scivolando di notte, lungo la Senna, a bordo del Bateaux Parisiens, mi sembra di vedere la sua ombra, fuggire insieme a Cosetta…

A mio padre

Buon compleanno papà. Oggi avresti compiuto 79 anni e non saresti stato contento. La vecchiaia era il tuo incubo, come la malattia ed il mio diventare “grande”.
E’ stato difficile vivere con te, forse non ci siamo mai capiti o forse la mia voglia di libertà è stata più grande del comprendersi.
Ho cercato ostinatamente di non somigliarti evitando, nel corso degli anni, il rancore che avevi verso la vita.
Ho cercato ostinatamente di non somigliarti evitando, nel corso degli anni, quella sorta di diffidenza per il genere umano e soprattutto per i tuoi figli, che emanava dalla tua figura autoritaria.
Eppure, quando giro per le stanze della mia casa d’infanzia, mi sembra ancora di vederti, seduto su quel divano, con una sigaretta accesa nonostante tutto, inerme e sconfitto ed arreso. Ti sei arreso, papà.
E rivedo il tuo sguardo scolorito posato su di me.
Forse per pronunciare quelle parole mai dette.
Mi manchi papà. Buon compleanno.
Tua figlia