Pronto? Digiti uno…

La tecnologia ha senz’altro lo scopo di agevolare la nostra esistenza. Infatti, grazie all’invenzione della segreteria telefonica, è comodo sapere chi ci abbia cercato durante la nostra assenza ed è utile scoprire, prima di alzare la cornetta, chi ci sta chiamando dall’altra parte del telefono.
Tutte queste innovazioni sono state introdotte per risparmiare denaro, ma il risparmio va nelle tasche di chi offre il servizio e non certamente dell’utente che ne usufruisce.
Una di queste invenzioni, a dir poco diabolica, è la segreteria automatica.
Se vi viene in mente di chiamare un aeroporto, le ferrovie, un distretto sanitario o la stessa azienda telefonica anche per una semplice informazione, dopo canzoncine e musichette, ecco rispondere una voce metallica ed impersonale che vi ordina di premere dei tasti: uno per sapere una certa cosa, due per sapere l’altra. E così via, una filastrocca a non finire.
Dopo un po’ ci si perde nell’ascoltare incomprensibili istruzioni, ci si sbaglia nel pigiare i tasti e alla fine si rinuncia.
Ah, beati i tempi “antichi”, quando era così piacevole chiamare un certo numero e ritrovare dall’altro capo del filo un essere umano, una “voce” con la quale, se si era in sintonia, ci si poteva addirittura scherzare o scambiare due parole in più!
Chissà se prima o poi ci ritroveremo con l’installazione di una segreteria automatica ai centralini della pubblica sicurezza.
Già lo immagino…
Se il ladro penetrato in casa vostra è armato: digiti uno
Se vi minaccia: digiti due
Se sta fuggendo con la refurtiva: digiti tre….!!!!

Riferimenti: Pronto? Digiti uno….

Temporale


“Un bubbolìo lontano…

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero e il casolare:
un’ala di gabbiano”.

(G. Pascoli)

(Foto di Alessandro)

Bel Paese o Paese del Terzo Mondo?

“Itaaalia, Itaalia…” Mi sono svegliata questa mattina con il ritornello di una famosa canzone, ma sì quella del cantante dal sorriso a 400 dentoni!
Chissà perchè. Forse perchè spesso mi chiedo come si possa definire questo nostro Paese, l’Italia. Amata, certo, oltre che da noi anche da molti stranieri, ma anche tanto criticabile, esasperante ed inefficiente.
Un Paese evoluto? All’avanguardia?
Da quello che vedo e che vivo giorno per giorno non direi.
Tanto per rimanere in Europa, mi riesce difficile inserirla nella stessa categoria della Svizzera, o della Germania o dell’Austria o dell’Olanda.
Un Paese del Terzo Mondo? Qualche volta si dice, specie quando siamo arrabbiati e le cose non vanno.
La definizione potrebbe apparire eccessiva, immeritata. Ma quando osservo tanti segni esteriori di trasandaggine, di squallore piuttosto che di povertà, i marciapiedi sconnessi, l’immondizia di ogni genere per le strade di periferia, le grondaie arrugginite delle stazioncine secondarie, i finestrini sporchi dei treni e delle metropolitane, l’aspetto dimesso e cadente di tanti uffici pubblici e di tante scuole.
Quando penso alla burocrazia ed alle lungaggini delle pratiche nella pubblica amministrazione, alle file interminabili per richiedere un certificato, una visita medica, anche solo un’informazione, alla lentezza dei processi, alla qualità degli uomini politici che reggono il Paese, al loro linguaggio ed alla loro moralità, ai loro rapporti con la giustizia, alle leggi “ad personam”, così tortuose e per questo così poco comprensibili, alla corruzione così diffusa…
Beh, mi sento già il respiro sul collo dei Paesi del Terzo Mondo, che pur avendo storie tormentate ed esasperate e tante vicissitudini, pur vivendo nella povertà più assoluta, forse muoveranno grandi passi.
Stiamo attenti: c’è, a nostro danno, la possibilità di sorpasso!!

Storie di ordinaria follia

Notizia dal Jerusalem Post del 12.4.2005

Gerusalemme – Squadre per il “buoncostume” formate da attivisti di Hamas avrebbero cominciato ad operare nella Striscia di Gaza, imponendo una rigida separazione dei sessi. Una di queste squadre ha ucciso una studentessa universitaria, rea di essere stata colta in pubblico assieme al fidanzato.
Il movimento integralista islamico ha negato l’esistenza di queste squadre, scusandosi però per l’episodio (??)
La 22enne Yusra Al Azzami, lo scorso venerdì, stava passeggiando assieme al fidanzato sul lungomare di Gaza quando è stata vista da cinque militanti islamici, poi identificati.
Dopo aver ammirato il tramonto, la ragazza è salita, con la sorella, sull’auto del fidanzato.
Gli attivisti di Hamas le hanno sparato.

La felicità un anno dopo…

In un post precedente, esattamente di un anno fa, parlavo della felicità, sentimento difficile da spiegare essendo un concetto talmente personale che nessuno mai potrà dare una risposta esauriente.
Forse per essere felici bisogna conoscere se stessi, sapere quali sono i propri limiti e le proprie potenzialità.
Le false prospettive non danno gioie.
Ma è possibile essere felici oggi? a questa domanda, credo di poter rispondere che ognuno vive nel suo tempo e nel suo luogo.
Una cosa che mi rende felice, per esempio, è scrivere. Non so distinguere se è felicità o serenità, ma quando riesco a spaziare con la fantasia dopo sono in pace con me stessa.
Credo ancora nella favole, nonostante gli anni abbiano portato spesso disillusioni.
Le favole sono le metafore più strazianti e più vere per raccontare la vita.
Ma a volte ho l’impressione, il sospetto di sembrare ridicola. Paura di qualcuno che mi prenda per un orecchio e mi dica: ma sei scema?
Ma, sempre a proposito di favole, ho letto questa curiosità.
Si dice che i campioni di felicità sono i Dogon, un’etnia sperduta nel deserto africano. Trecento persone che, nonostante la povertà, sono allegre e serene. Il segreto? Una perfetta armonia con l’ambiente, un grande rispetto per i bambini, vissuti come l’incarnazione degli antenati ed una compagnia di buffoni-iniziati incaricati di “aprire la dimensione del mondo a rovescio” distribuendo sorrisi e scherzi.
Sarà una favola o una realtà?

Ricordare il Papa

Dopo questa lunga settimana di passione, di grande emozione, di via vai di pellegrini venuti da tutto il mondo per la scomparsa del Papa, mi chiedo: chissà cosa avrebbe detto Giovanni Paolo II di come i mass-media hanno celebrato la sua vita, raccontando e spesso anticipando la sua malattia, l’agonia e la morte?
Il Papa ha sempre avuto un rapporto speciale, moderno, disincantato con i mezzi di comunicazione, aveva la capacità di “usarli” a fini di catechesi universale.
Ma chissà cosa avrebbe detto dinanzi a tante parole, citazioni, immagini, “speciali” televisivi a reti unificate?
Sicuramente non avrebbe avuto dubbi su cosa fosse la migliore. “Meglio il Papa in persona ed in natura che in televisione”, aveva detto ad una bimba che, salutandolo aveva espresso la sua gioia nell’abbracciarlo di persona e non in televisione.
Chissà cosa avrebbe detto di fronte a quella lunghissima ed emozionata fila composta che per giorni e notti ha sostato a S. Pietro per poter rendere l’ultimo omaggio alla sua salma?
E chissà cosa pensa nel vedere che la sua morte ha lasciato un segno tangibile anche in coloro che per anni sono stati lontani dalla fede?