Cronaca di ordinaria follia

Domenica, 29 gennaio 2006

Se nella settimana in cui una città come Roma ricorda e rivive la tragedia della Shoah negli stadi si osa sbandierare oltraggiosamente i simboli dell’orrore con frasi infamanti, significa che si è completamente sgretolato e polverizzato quell’equilibrio delicatissimo che regola il mondo civile.
E non è solo un caso che sia capitato in uno stadio.
E’ un problema di cultura, di sensibilità soprattutto e bisognerebbe avere il coraggio, come ha fatto lo scrittore Alessandro Piperno, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, di dichiarare l’inutilità del Giorno della Memoria, visto che nei restanti 364 la coscienza collettiva non sembra ricordare quelle pagine in cui sono racchiuse le brutture della storia.
Bisognerebbe cercare di capire (e magari anche di spiegare) come sia possibile che, all’interno di uno stadio, simili nefandezze possano essere esposte con l’orgoglio bestiale di mostrarle e come mai nessuno, preposto al controllo, abbia nulla da obiettare.
In altri luoghi, insomma nell’Europa civile, per molto meno sono state sospese le partite di calcio.
Al contrario, nel nostro Paese, l'”Italietta” che in questi quattro anni di legislatura può competere, come dice qualcuno, con le altre grandi nazioni europee, si continua a giocare a pallone…

Riflessioni nel silenzio

Oggi tutto si muove in modo diverso, ma un tempo la vita conosceva altri ritmi, altre cadenze a noi sconosciute.
E’ pieno inverno, un inverno rigido. Sono in attesa del risveglio primaverile… quasi sospesa in una sorta di raccoglimento che lascia spazio ai pensieri. In casa c’è silenzio, in sottofondo il bisbigliare del vento contro i vetri. E’ l’atmosfera giusta per liberare l’anima, per fare un po’ di conti con la propria realtà, per guardare le mancanze altrui con indulgenza, imparare a dare prima di pretendere.
E’ tempo per capire che i figli non sono un nostro possesso, ma sono entrati nella vita attraverso noi perchè gli aiutassimo a trovare la strada, a discernere il bene dal male, a capire il linguaggio difficile, qualche volta anche un po’ oscuro, dell’amore.
E’ la natura che lo insegna: quando i piccoli sanno camminare, hanno imparato a volare ed è giusto che vadano ad esplorare altre strade, altri cieli.
Noi restiamo quì, in casa, ad aspettarli e le braccia, anche se molto stanche, avranno pur sempre la forza per un abbraccio.
Del resto lo facciamo anche noi: ci rifugiamo spiritualmente in qualcuno quando abbiamo bisogno di conforto e l’anima vuole ritrovarsi.
La stagione del silenzio sta per finire, ma è bello essere quì, pensare, meditare e lasciar fuori per un po’ i problemi, la fatica di ogni giorno e i momenti negativi. Quei momenti che fanno venir voglia di scappare via, ma per andare dove?
La nostra felicità è lì, imprigionata nella trama tenace di giorni non tutti felici, di gesti non sempre capiti, di amore non sempre ricambiato.
Ma forse la sfida è propria questa: difendere le briciole di felicità e riuscire ad impastare e cuocere un meraviglioso pane di vita, di affetti, di speranze, riflessioni e proponimenti.

Giocando con Vitty ai sette vizi capitali

Grazie Vitty,
acciuffo il testimone al volo… nonostante nemmeno io ami molto questo genere di “catene di S. Antonio”, ma bisogna anche divertirsi un po’.
Dunque giochiamo.

IRA
1. Chi è stata l’ultima persona con cui ti sei arrabbiato?
Mia figlia Giulia… non ne fa mai una giusta… ma
la carne è debole… lei può farmi o dirmi di tutto, la amo troppo!

2. Qual è la tua arma preferita?
Era. La ciavatta (pantofola – ndr)

3. Picchieresti una persona del sesso opposto?
MAI!

4. E dello stesso?
MAI! Oddio, poi dipende…

5. Chi è stata l’ultima persona che si è arrabbiata con te?
Mia figlia Roby. Solo per averle detto: “non fare tardi…”

6. Porti rancore?
Di solito no. Dipende dalle persone e dai fatti. Se sono gravi, non perdono.

PIGRIZIA
1. Qual è la cosa che dovresti fare giornalmente e che non
stai facendo?
E che altro dovrei fare???

2. Che ora era la volta in cui ti sei svegliato più tardi?
Tardi? Che vuol dire?

3. Qual è stata l’ultima scusa che hai usato per non fare qualcosa?
“So’ stanca…”

4. Cosa non fai mai per pigrizia?
Telefonare.

GOLA
1. Qual è la bevanda più buona che bevi?
Succo d’arancia… a litri.

2. Carne rossa o bianca?
Bianca, bianca. Rossa fa male.

3. Quanto alcool sei riuscito a bere in una sola volta?
Mezzo bicchiere di vino… e la testa girava, girava…

4. Sei mai stato da un dietologo?
Ci ho pensato più volte.

5. Preferisci del cibo dolce, salato o piccante?
Dolce, dolce…

6. Ti lecchi mai le dita dopo mangiato?
No, seguo il galateo.

LUSSURIA1. Quante persone hai visto nude?
Beh, un bel po’. Basta accendere la TV!

2. Quante persone ti hanno vista nuda?
Mia madre, mia nonna, le mie figlie e… dimenticavo, il marito.

3. Sei mai stato beccato mentre guardavi il seno o i genitali
della persona che avevi davanti?
No, di solito non mi faccio scorgere…

4. Qual è la parte del corpo che preferisci nell’altro?
Le mani.

AVARIZIA
1. Qual è il negozio dove spendi più soldi?
Di solito il supermercato…

2. Preferiresti essere ricco o famoso?
Ricco, senza ombra di dubbio.

3. Accetteresti un lavoro noioso se significasse tanti soldi?
No, mai.

SUPERBIA
1. Qual è una delle cose di cui sei fiero?
Le mie figlie. Sono così belle… tutte mamma…

2. Qual è una delle cose che hai fatto di cui son fieri i tuoi
genitori?
Bisognerebbe chiederlo a mia madre. Non me l’ha mai detto.

3. Ti hanno mai messo in secondo piano?
Hai voglia!!!L’importante è non arrendersi mai.

4. Hai mai fatto qualche concorso sapendo di essere migliore degli
altri partecipanti?
Sì, ma tanto se non hai i “calci” giusti….

INVIDIA1. Quale oggetto o persona di amici vorresti avere?
Nessuno. Vorrei solo un sentimento: l’ottimismo di Lory.

2. Se potessi essere qualcun altro, chi vorresti essere?
Renoir, Monet, Manet…

3. Hai mai desiderato cambiare una parte del tuo corpo?
Lo desidero ancora…

Ci fosse lo zampino del Dr. Freud… Comunque passo anch’io il testimone a chi vorrà giocare.

Amfortas
Giano
Piz
Zampadura

Riflessioni coniugali…

Nella vita contano soprattutto due cose: la salute e la voglia di lavorare.
Generalmente io ho la voglia di lavorare, in compenso mio marito gode di ottima salute.

Paragonando gli esseri umani al computer, le mogli memorizzano nel disco rigido: si ricordano di tutto quello che hai fatto fin nei minimi particolari. Gli uomini utilizzano solo la RAM: quando si addormentano perdono la cognizione di ogni cosa.

Una donna sa tutto dei suoi bambini: appuntamenti dal dottore, migliori amici, sogni, incubi, paure e speranze. Un uomo è vagamente a conoscenza di una persona ospite in casa, che gira sempre canale quando lui guarda lo sport.

Una donna si veste bene per fare shopping, dare acqua alle piante, buttare la spazzatura, rispondere al telefono, prendere la posta. Un uomo si veste bene soltanto per il suo matrimonio; per il suo funerale lo vestono bene gli altri!

Una donna sposa un uomo perando che cambi, e lui non cambierà. Un uomo sposa una donna sperando che non cambi, e lei cambierà.

La donna prima di entrare nella vasca da bagno si preoccupa di scegliere gli asciugamani in tinta con la bottiglia di crema idratante che userà dopo essersi asciugata. Un uomo, quando esce dalla vasca, non si preoccupa nemmeno di taccogliere l’asciugamano messo in terra per guadare il lago d’acqua che lo divide dalla porta.

Non me ne vogliano i “signori uomini”….

Un mondo in rosa….


Con il nuovo anno sento il bisogno di ascoltare qualche buona notizia e non solo annunci di disastri di ogni genere. Certo non bisogna chiudere gli occhi di fronte alle realtà di tutti i giorni, non ci possiamo sottrarre alle brutture che ci circondano, ma ho tanta voglia di credere al lato dolce della vita, nelle grandi come nelle piccole cose.
Per esempio, credo che si possano trovare delle alternative alle guerre sperando nella pace. Ci voglio credere.
E siccome non posso pensare che ci sia qualcuno che non si emozioni guardando la bellezza del mare, salendo su una montagna o guardando dei fiori, anche solo attraverso delle fotografie, credo proprio che il mondo si salverà.
Voglio cominciare a credere alle piccole cose, voglio cominciare a credere a piccoli sogni, sperando che prima o poi, si avvereranno.
A proposito di credere e avverarsi. Disapprovo chiunque dica ai bambini (e recentemente mi è capitato di sentirlo) che Babbo Natale o la Befana non esiste. Ma come? dico io. Questi due adorabili vecchietti sono esistiti per anni ed anni, ci abbiamo creduto ed era proprio la nostra cieca fiducia che anno dopo anno realizzava la magia.
Ricordo al mattino, dopo una notte insonne, con il cuore che batteva a mille, scalzi ed infreddoliti, ci affacciavamo in cucina e… sì, ce li aveva portati anche quest’anno i doni, segno che in fondo eravamo stati buoni e ci avevamo creduto. Secondo me è da quando si smette di credere a Babbo Natale o alla Befana che si comincia a non vedere più il mondo in rosa…
Quel primo disincanto, quel primo aprire gli occhi sulla realtà è una piccola, pericolosa dose di cinismo. Viva i magici vecchietti, dunque.
E viva tutte le favole, vere o finte che siano. Viva tutti quelli che hanno un sogno e lo realizzano non a spese degli altri.
Voglio augurarvi di essere tra questi. Io di sogni ne ho ancora tanti, mi aiutano a vivere…

Amica e-mail


Una terribile influenza (ceppo A, ceppo B… qual è quella del 2006?) ha messo K.O. il mio naso, la mia gola e le mie povere ossa.
Non riesco a fumare, che non è poi così grave, non riesco a mangiare (magari perdessi un po’ d’appetito nei giorni a venire!!).
Sono salita in mansarda. Ho sbirciato nell’angolino della pittura dove un nudo di donna m’implora di definire almeno una delle due mani tra i capelli… ma non ho voglia.
Sul cavalletto c’è il ritratto di Sonia, un’amica di Roby. Ho provato e riprovato, in questi giorni che sono a casa, ad abbozzare la bocca. No, niente da fare, non è la sua espressione. “Mammaaaaa, ma non vedi che non le somiglia?”
Ed infatti, non ho voglia.
Ma che mi prende? Sarà colpa di questa influenza?
E sì che proprio ultimamente, dopo quei discorsi importanti in famiglia, ho cominciato a togliere quella patina di sottile polvere… passione, entusiasmo…
No, non è proprio così, non vorrei cominciare male il 2006; sarà per via dell’anno in più che già mi sento addosso?
Ho solo voglia di scrivere in questo momento, o di parlare, se avessi qualcuno disposto ad ascoltare.
Ho provato ad aprire la posta elettronica. In genere è una cosa che faccio meccanicamente quando sono a studio. Non amo molto le e-mail. Su dieci che ne ricevo, nove propongono vendite di viagra, viaggi all’estero, oppure qualcuno si finge la mia banca per cercare di rubare il numero della carta di credito.
Quell’unica che si salva, però, a volte mi ripaga di tutte le altre.
E’ successo circa due anni fa, da un commento lasciato ad un mio post. E’ nato poi un dialogo in tempo reale, da vere “amiche di mouse”.
E così, tramite le e-mail, abbiamo imparato a conoscerci e non soltanto dietro lo schermo, ma anche di persona.
Gran donna Zampa! Chissà perchè mi sembra di conoscerla da una vita!
Sarebbe bello sentirsi più spesso, prendere il telefono per raccontarsi la giornata, le abitudini, le emozioni, le paure, le gioie, i dolori… ma lei non vive in Italia e le tariffe telefoniche sono salate.
Continueremo a scriverci e-mail!