Pensieri…

Abbiamo consumato anche le parole.

Non si fa altro che parlare di come sia difficile spiegarsi un incubo.

Chiusi nelle nostre case, gesti quotidiani, ripetitivi, con la paura di svegliarsi ed ascoltare che il “nemico invisibile” ha mietuto altre vittime.

Chiusi nelle nostre case abbiamo letto, abbiamo ripreso i colori, abbiamo provato e riprovato movimenti ginnici per non rattrappire il nostro corpo, abbiamo ascoltato musica per allontanare il silenzio che da giorni ci attanaglia e ci costringe a riflettere sul “dopo” che non sarà mai più come il “prima”…

Da dietro le finestre chiuse guardiamo in silenzio la libertà. Ora possiamo solo guardarla, ricordarla, immaginarla. E ci manca.

Autunno 11

Pensieri al tempo del coronavirus…

Settimo giorno di quarantena.

Questa mattina, durante la quotidiana e breve camminata, pensavo di essere fortunata, visto il temibile momento, perchè vivere in campagna tra boschi e stradine sterrate, diminuisce la sensazione di solitudine, a volte noia e spesso angoscia che ci sta facendo provare questa terribile epidemia i cui numeri salgono di giorno in giorno in tutto il globo terrestre.

In lontananza una persona cammina velocemente, un frettoloso e distante buongiorno, poi il deserto…

“Restate a casa”, stillicidio continuo, ma rassicurante.

E dopo cosa saremo? Come cambieremo veramente? E se cambieremo, ci scopriremo migliori?

Pensieri e dubbi e paure.

Rientro in casa e per un attimo ritorna la fiducia ed il sorriso guardando il messaggio di una delle mie nipotine che, in assenza di baci ed abbracci, mi consola così…

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L’amore ai tempi del coronavirus…

 

L’abbraccio è diventato illegale. Pure il bacio è illegale.  Ormai sconsigliati dalle autorità e guardati con sospetto intorno a noi. Da bacio a bacillo.

Distanza almeno di un metro. Nemmeno il segno della pace in chiesa è più permesso.

Gli amici, lontani.  Adunate sconsigliate. Cinema, teatri, palestre chiusi.

Magari tutto questo sarà una spinta per sviluppare ulteriormente le tecnologie digitali, portarle nelle scuole e negli uffici pubblici finalmente, ridurre le file alla posta, favorire il lavoro da casa.

Dal letame nascono i fiori, cantava De Andrè. Ma a che prezzo?

Questo virus sconosciuto non permette di restare umani, almeno per un periodo non si sa quanto lungo e con strascichi tutti da vedere. Ci sentivamo così liberi e sicuri nelle nostre società europee che mai ci è passato nella mente di occuparci di chi nel mondo libero non è. Ora siamo costretti a vivere da reclusi, persino a morire da soli, se ci dice proprio male.

Ci troviamo costretti a stare a distanza l’uno dall’altro. Fino a qualche settimana fa era una scelta, molto comune, favorita dai social,  ora naturalmente è l’indicazione delle autorità a cui dobbiamo attenerci.

Come ne usciremo? Cambiati? Diversi? Ancora più fragili?

O forse ritroveremo una  umanità perduta, quando e se tutto sarà finito?

Dubbi, domande… E  forse avevamo bisogno del coronavirus per svegliare la nostra coscienza da un lungo letargo.

Avevamo forse bisogno di questa epidemia (provvidenziale, divina, diabolica), per essere accompagnati in un nuovo mondo dove tutti avremo le ossa rotte, sia a livello economico e senza distinzione tra paesi,  per riscoprire il valore dell’incontro, della solidarietà, del rispetto delle regole, del significato vero del fare l’amore, cose fino ad oggi trattate con indifferenza, a volte anche con cinismo.

Sempre se saremo capaci di uscire e di superare tutto questo,  potremmo fare come Florentino e Fermina de ‘L’amore ai tempi del colera’ di Garcia Marquez.

Finalmente insieme sul battello, mentre tutto intorno la foresta pluviale è sfigurata dal colera…

 

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