Come si cambia…

“Mamma uscite questa sera?”
“Non lo so, devo sentire tuo padre”. Passa mezz’ora.
“Mamma, allora?”
“Ti ho detto che non lo so, ma perchè vuoi saperlo?”.
“No, così, niente…”
Dopo un’altra mezz’ora rispunta in cucina.
“Allora? Avete deciso cosa fate?”
“Senti, carissima fanciulla, sono a casa mia. Se voglio esco, altrimenti rimango a casa. Non ti devo spiegazioni”.
“Ti ho fatto solo una domanda. Sei veramente odiosa”.
Il fatto è che la mia presenza in casa sta diventando alquanto fastidiosa.
Giorni fa, lasciandola da sola, mi ha confessato: “Ti dico una cosa che non ti farà piacere. Sono davvero felice di non vederti per due giorni. Sto proprio bene da sola”.
Grazie, davvero gentile.
“Dovresti essere contenta, invece. Sto crescendo, sto diventando indipendente, sono maggiorenne, mi piace farmi le cose da sola. Ho bisogno di un po’ di libertà”.
“Già… perchè allora “le cose” non le fai da sola anche quando ci sono io?”
“Perchè le fai tu, mamma! Anzi, devo dirti ancora un’altra cosa”.
“Ancora?”
“Io fumo”.
“Lo sapevo. Ne avevamo già parlato e sai che sono contraria”.
“Beh, ora che lo sai, posso fumarmi una sigaretta quì con te?”
“Noo! Non se ne parla”.
Sei una deficiente, dicono i suoi occhi. E non posso darle torto: ho una sigaretta accesa.
E’ sera. Lei è davanti ai libri di scuola. Sta leggendo, in silenzio.
“Roby, ma perchè voi adolescenti non parlate con gli adulti?”
Mi guarda meravigliata. “Mamma, tu sei un’adulta. Come pretendi che io spieghi ad un adulto perchè non voglio parlargli? Sarebbe un controsenso”.
Si ripiomba nel silenzio. Sarà stronza, ma una sua logica ce l’ha sempre.
“Venerdì vado a ballare”.
“Con chi e dove?”
“Mamma, i soliti, al solito posto”. Il paese non offre di meglio.
Silenzio, non mi deve troppe spiegazioni, forse perchè è maggiorenne?
“Venerdì perchè è venerdì, sabato perchè è sabato, domen…”
Furente mi volta le spalle, parte a passo di marcia nei suoi jeans a vita bassissima, sbatte la porta e si chiude in camera. Stereo a palla.
E’ dura, ma bisogna che mi abitui. La bambina, la più piccola di casa, dolce, tenera, coccolona che mi ha deliziato la vita per diciotto anni, negli ultimi tempi è stata sostituita da una ienetta che alterna momenti di silenzio impenetrabile (durante i quali potrei anche cadere dalle scale e non se ne accorgerebbe) ad altri in cui deve parlarmi immediatamente perchè ha un problema gravissimo (di solito un brufolo o un ricciolo che non vuole allisciarsi con la piastra).
Sta ore rinchiusa in camera, il suo “bunker” e si rianima solo quando squilla il telefono o il suo cellulare si accende e trema, rivelando una insospettabile allegria.
Svagata, distratta, sempre alla ricerca di qualcosa che ha perduto nel terrificante disordine della sua stanza. “Ci penso io a sistemare, non ti preoccupare…”
Sempre presa dai suoi pensieri, insensibile alla fatica degli altri.
Un’adolescente perfetta!
Ed i paragoni ed i confronti mi vengono naturali. Giulia non era così.

Ritmo: che passione!

A proposito di umore altalenante, giorni fa mi sono concessa la visione di due film che parlavano di come si reagisce allo stress ed ai fastidi della vita d’ogni giorno.
Il primo (non potevo perderlo!) Shall we dance? con Richard Gere e Jennifer Lopez, l’altro, un film francese premiato a Cannes, dal titolo Così fan tutti.
Diversi, eppure molto vicini, visto che entrambi propongono il ballo e la musica come terapia.
Un seducente, anche se un po’ sfiorito, ma sempre bello Gere, è un avvocato di Chicago che, avvilito da un abitudinario menage familiare, viene trafitto dalla visione della Lopez, passando davanti ad un scuola di ballo dove lei insegna.
Decide di iscriversi e così, ogni sera, di nascosto della consorte, dopo il lavoro eccolo impegnato in valzer e tango. La moglie s’infuria quando scopre l’innocente hobby, ma tutto finisce bene perchè Gere, incredibilmente, non cede al fascino della Lopez, ma ritrova grazie al ballo ed al calore della balera, il soffio amoroso per la sua metà, anzianotta sì, ma ben più vera della tornita Lopez.
Il film, come tanti racconti bruttini ma immediati, mi ha conquistato perchè è facile immedisimarsi nell’uomo che a fine giornata si butta in un tango o in un valzer liberatori. Chi di noi non vorrebbe farlo?
Tanti, sempre di più, lo fanno già.
La protagonista ragazzina di Così fan tutti, invece, non somiglia affatto alla Lopez: troppo sovrappeso e, alla sua età, preferisce il canto sinfonico. Fuori luogo e fuori moda, deve sopportare anche un padre, famoso scrittore, che si vergogna di lei.
La regista, che interpreta anche la parte dell’insegnante di canto, sa raccontare un mondo tanto corretto quanto razzista nei confronti di chi non si attiene ai canoni di stile.
Comunque, nella storia, l’unica trionfatrice alla fine è proprio la grassottella che trova la sua bombola d’ossigeno e la sua fede nel canto.
Lolita, la protagonista, è proprio un bell’esempio di resistenza per tutte quelle donne (quante siamo?) che non possono permettersi i jeans a vita bassa, ma nei loro sogni ballerebbero anche una polka con Richard Gere.
A patto che la superdotata e supertonica Lopez, per una volta, faccia tappezzeria!!

“2001 – Odissea nello spazio”

Eravamo alla fine degli anni ’60. “2001 – Odissea nello spazio” di Kubrick aveva lasciato me e la mia amica, all’uscita del cinema quel pomeriggio, tristi e nello stesso tempo entusiaste. Era il tempo delle sommosse studentesche, delle rivoluzioni…
Eravamo molto giovani, ma piuttosto scettiche all’idea che ragazzi come noi ed i compagni più grandi dell’Università potessero cambiare il mondo con un corteo.
Discutemmo del film e di tante altre cose, mentre ci avviavamo a piedi verso casa.
Per esempio che ci sarebbe piaciuto arrivare al Duemila perchè credevamo che sarebbe stato lo spartiacque tra la violenza del nostro secolo e l’avvento di un vero progresso.
Pensavamo di poter combattere il torto con la vittoria della ragione.
Pensavamo che la povertà sarebbe sparita dalla Terra. Che ci sarebbe stata chiaramente un’umanità non del tutto felice, ma in pace e con pensieri gentili.
Pensavamo che le razze si sarebbero rispettate: prego, grazie no, passi prima lei che è nero, no, prima lei che è bianco.
Pensavamo che la tecnologia sarebbe stata al servizio di tutti.
Quanti desideri e quante speranze…
Pensavamo ad un vero progresso. Certo non senza morte, questo no, perchè la morte ha una sua legge, ma ognuno ne avrebbe avuta, per lo meno, una decente.
Pensavamo che non sarebbero esistite nè dittature, nè fanatismi religiosi a spaventare la gente con l’inferno.
Pensavamo che avrebbero governato tipi col cervello, gente che aveva letto libri, gente capace di ricordare le sofferenze della Storia e non infliggerle mai più…
Pensavamo pure che tutte queste macchine sarebbero state senza ruote e che avrebbero circolato senza rumore, forse sollevate da terra, come vedevamo nei film di fantascienza.
E invece, eccolo il Duemila, il terzo millennio, festeggiato come un Carnevale… In tutti i continenti si scannano neri, bianchi, olivastri, e invasioni e guerre, gente che si suicida per uccidere, e teste mozzate come nei riti tribali, e il presidente della più grande potenza mondiale eletto in una specie di giudizio di Dio.
Nel terzo millennio, almeno dalle nostre parti, la vita si è allungata, ma inutilmente, viviamo più a lungo, ma pensiamo di meno.
L’abbiamo aspettata tanto questa nuova era, queste innovazioni, questa nuova tecnologia… migliorata sul serio, ma solo quella militare.
Nel film di Kubrick il calcolatore Hall rimbecilliva. Con il passare degli anni sono diventati intelligenti solo i missili.
In fondo Kubrick profetizzava un nuovo inizio, una nuova era, pronti a ricominciare, ma noi eravamo giovani…

Saluti a tutti da Zampadura

Sono stata incaricata da parte dell’amica Zampina (chi non la conosce?) di salutare tutti gli amici blogger. In questi giorni “romani” è stata impegnata in una cosa veramente eccezionale!
Avrei voluto avere più tempo per noi, ma…. l’infaticabile, la temeraria, la poliglotta, la coraggiosa, la generosa donna dagli occhi dolci e di una vivacità unica, questa volta ha fatto proprio toccata e fuga!
Comunque vi invio da parte sua tanti, ma tanti saluti…

Riferimenti: iacobini.marina@tiscali.it

Discorsi treno…politani

Ore 6,30 di mattina: salgo assonnata sul treno che porta in città.
Il vagone è abbastanza pieno, cerco dei posti vuoti, mi siedo con l’intenzione di leggere il libro che viaggia con me tutte le mattine.
Mentre le porte si chiudono e il treno riparte, un rumore di tacchi e risa femminili rompe il silenzio. Alcune signore prendono posto davanti a me.
La loro conversazione è più travolgente della mia voglia di leggere, così non mi resta che ascoltare.
Due di loro hanno superato i cinquanta, le altre due sono sorelle, si somigliano molto: stessi capelli, stesso stile, stesso modo di parlare.
E parlano, ovviamente di uomini. E lo fanno come solo le donne sanno fare saltando da divorzi a tradimenti, a rossetti e abbigliamento.
Chiudo gli occhi come per allontanarle, ma non ci riesco.
Le loro voci sono penetranti, acute. Piano, piano cominciano a scoprire le loro vite e la mia fantasia le associa ad una partita a carte.
La prima, da poco separata, si divide tra due figli e due amanti: ha una doppia coppia. La seconda donna ha un tris: lei e i due figli da una parte, l’ex dall’altra. La terza ha un full: tre figli ed un marito.
Un buon punto, dovrebbe sorridere, ma ha l’aria poco felice.
La quarta è quella misteriosa, non rivela nessuna emozione, niente di sè, fa la parte del baro.
Battute e pettegolezzi. Penso se c’è verità in quello che dicono o se è solo il gusto di conversazione.
E mi chiedo: ma chi è la donna di oggi? Una ex moglie in cerca di un nuovo marito? Una divorziata che vuole solo amanti? Una delusa che ha gettato la spugna? O una moglie silenziosa che sopporta di tutto?
E’ difficile concentrarsi nella lettura.
Soppi di risa, ammiccamenti, e le quattro cominciano a parlare anche di sesso. Quello che facevano un tempo gli uomini quando si riunivano al bar.
Il cicaleccio si fa sempre più chiassoso di risate. Anche gli altri occupanti distolgono la mente dai loro pensieri mattutini.
La misteriosa esordisce affermando che se esiste la parità dei sessi, il suo desiderio sarebbe quello di avere un harem maschile!
Mi accorgo di essere quasi arrivata: improvvisamente il silenzio è calato.
Mi trovo a pensare che forse i sentimenti ed i rapporti tra uomini e donne sono come una partita di poker; non importa se hai in mano dei punti. Quello che conta è trovare un compagno che ti faccia divertire, perchè l’amore è come la febbre del gioco: puoi perdere, puoi vincere, ma alla fine hai sempre voglia di fare un’altra mano.

La vita… è ricordarsi di un risveglio

La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo tutta la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

(S. Penna)