Sondaggi e statistiche…

Ho letto che, secondo una recente ricerca, le donne italiane si dedicano alle faccende domestiche circa 21 ore a settimana, contro le 4 delle americane. Un vero primato!
Risultato: le nostre case sono pulitissime, le nostre connazionali stanchissime e con poco tempo per tante altre cose.
Tentando un’analisi spicciola si trovano molti, classici motivi: uomini che non fanno un accidente, retaggi di mamme e suocere, ossessione per la “bella figura caso mai si presentasse qualcuno all’amprovviso”…
So che in altre nazioni, per esempio in Inghilterra ed in America, è normale avere una casa disordinata, da noi è vergogna.
Per la regina della casa suddetta, ovvio.
Certo che poi, a furia di far le regine in casa non si diventa regine altrove!
Però molte italiane rivendicano con orgoglio la propria passione per le faccende domestiche e per gli scintillanti risultati. Ri-però, tante altre vorrebbero poterne fare a meno, non sentirsi obbligate a lavorare in casa e fuori, cioè sempre.
Queste ultime dovrebbero, per rendere la vita un po’ più allegra, dare qualche cattivo esempio.
Invitare nelle loro case amici e parenti (quelli critici) quando sono un disastro, non stare zitte quando “quelle eccellenti” parlano di lavatrici, anzi rivendicare la propria sciatteria che lascia tante ore per altre attività intelligenti e stupide.
Mi piacerebbe fare un sondaggio tra gli amici/e blogger…
A quale categoria appartenete?

Piccoli pensieri…


Un anno fa Israele era un Paese in attesa del ritiro definitivo da Gaza.
Ora, sotto lo stesso cielo non c’è un faro che indichi la strada e la luna impotente contempla i razzi che distruggono vite e speranze al di quà e al di là dei confini.
Un pensiero a Zampa ed ai suoi familiari, al rientro nel suo Kibbutz…
ed un pensiero alla nostrabellaitaglietta che si preoccupa di mitigare le condanne dei “pallonari”…

Voglio un’estate silenziosa…

No, non ci vuole molto a capire che sarà un’estate chiassosa.
Basta aprire il giornale e leggere le ultime notizie. La guerra in Medio Oriente, là dove ci sono terre che non hanno pace, devastate da tanto rumore, appunto. E poco silenzio.
Eppure il silenzio non ha nulla a che vedere con il sapore omertoso del tacere, è invece un vero toccasana per il corpo e lo spirito. Sempre.
A maggior ragione adesso che il sole picchia forte ed il silenzio placherebbe gli animi e rilasserebbe lo spirito.
Io non potrei vivere senza il silenzio.
Non riuscirei a sopportare i rumori assordanti della città, il cicaleccio della gente che parla, parla e si racconta senza sosta. Non ce la farei a mantenere la calma se, durante la giornata, mi negassero le due, tre ore di totale, assoluto silenzio che mi godo nella mia fresca casa.
Ma come si fa a non amarlo? A non desiderarlo? Il silenzio non ha confini, è come la tela di un pittore dove il mondo lo dipingi come vuoi tu.
Per me il silenzio ha i colori caldi del deserto, le tonalità delicate di un prato fiorito, le sfumature malinconiche del sole quando tramonta.
E lo sguardo di un’amica che mi capisce al volo. E’ il lago che raccoglie le lacrime e le confonde, perchè nessuno possa vederle.
E il silenzio, per me, sono anche le mie radici, la mia infanzia. E quando ho voglia di tornare a quei giorni, ripenso al suono flebile e lontano di un pianoforte, le cui note risuonavano la sera, nel cortile di casa ed accompagnavano il mio sonno.
Per me quella era la voce del silenzio.
Sogno un’estate silenziosa, un’estate di pace. Sogno un’auto che mi porti lontano ed una piccola valigia dove infilare quella famosa frase che tanti anni fa pronunciò uno famoso: “Ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici…”

Anto’, fa caldo…


In questi giorni di afa insopportabile sembra di essere tele-trasportati nel celebre spot televisivo. I soliti discorsi tra la gente. Come stai? Accaldato! Come va? Sudata. Hai sentito la temperatura questa notte? Non ho chiuso occhio…
Nemmeno fosse un evento eccezionale questa stagione!
Ed i telegiornali e la stampa certo non aiutano.
Ad ogni maledetto ritorno dell’afa, ecco che i cronisti partono a sentire come reagisce la gente ai quasi 40 gradi. E come dovrebbe reagire?
Si fa una doccia fredda, mette i piedi gonfi in una bacinella piena di ghiaccio e va in letargo.
Da metà giugno a fine agosto spariscono le notizie fondamentali, lasciando il posto agli inevitabili consigli per combattere il caldo opprimente.
Quando il sole è a picco bisogna bere almeno due litri di acqua al giorno e mangiare frutta e verdura.
Lo sappiamo tutti e ce lo sentiamo ripetere da anni.
E poi, guai se uno di 110 anni muore nel cuore della notte, in pieno sonno.
Sicuramente sarà stato il gran caldo! Ma va là…
La calura può dare alla testa, non discuto: tant’è vero che anch’io faccio delle trasfusioni di sali minerali prima di mettere il naso fuori di casa.
Ma questo stato di allarme non fa che alimentare la rincorsa alla refrigerazione coatta delle case. C’è chi regola il termostato a meno cinque gradi, con escursioni termiche tali da stroncare un elefante!
Io avrei un consiglio: visitiamo spesso, in questi giorni, centri commerciali, piazzandoci magari davanti al frigo dei surgelati e sognamo i ghiacci antartici…
Ermà, che fresco!

Tristezza e dolore…

E’ passata una settimana.
Saperla lì dentro, da sola, nel buio eterno, lei che amava circondarsi di gente e di luce, stroncata dal “male del secolo”, consumata dalla malattia nel giro di pochi mesi, mi fa sentire impotente e triste.
Cosa si prova quando pensi di avere una lunga vita da vivere e ti dicono, invece, che la tua fine sta per arrivare?
Quali pensieri attraversano la tua mente quando senti che stai per lasciare la tua vita terrena?
La morte è solo l’arrendersi alla vita?
E’ difficile riuscire a superare questo momento di tristezza e di dolore.
Difficile dire qualcosa che si ha dentro, esprimere pensieri e sentimenti che scuotono comunque una parte nostra intima e discreta.
E scrivere è più doloroso che parlare. Ti obbliga a mettere in gioco qualcosa di molto profondo, qualcosa che terresti tranquillamente da parte, nel tuo io.
Il viso e la voce invece, sanno nascondere, sanno dire, non riflettono.
Così, a volte, sembro dura, senza cuore, ma è solo un darmi coraggio.
Dopo la notizia di venerdì scorso, con gli occhi asciutti, ho confortato Serena, una ragazza di venti anni. Mia figlia, tra i singhiozzi, mi guardava esterefatta…

LA MASCHERA

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.

Sta da vent’anni sopra un credenzone
quella maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.

Una vorta je chiesi: – E come fai
a conservà lo stesso bonumore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! –

La Maschera rispose: – E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa invece come me, ch’ho sempre riso,
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà… –

D’allora in poi nasconno li dolori
de dietro a un’allegria de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega dell’umanità.

(Trilussa)