L’era della comunicazione globale…

Siamo nell’era della comunicazione globale. Possiamo parlare con il mondo intero. Chattiamo, mandiamo sms, mms, mail, comunichiamo, parliamo, comunichiamo… poi per una precedenza non data ci si spara in faccia.
Ci sono i call center, vanno molto di moda. Se telefoni ne sanno quanto te, a volte meno di te, ammesso che risponda qualcuno e quel qualcuno non ti sbatta il telefono in faccia mentre dici: “Buongiorno, vorrei un’informazione…”
Siamo nell’era della comunicazione globale e non riusciamo a parlare con nessuno.
Una volta se non funzionava qualcosa, andavi da chi ti aveva venduto il servizio o il prodotto per fare le tue rimostranze, per chiedere informazioni.
Adesso basta telefonare ad un numero. Verde, quando va bene. Quando non va bene paghi. Hai dei problemi dovuti ad un loro prodotto e paghi per dirglielo. Poi paghi per stare in attesa e ti passano talmente tante persone o tante voci “metalliche” che, alla fine, se non hanno già messo giù loro, metti giù tu.
Ti hanno venduto un servizio che non funziona o che ha dei problemi per restare nella cacca!!
Nell’era della comunicazione globale le comunicazioni ci arrivano anche quando non le vogliamo.
Ogni volta che apro la posta elettronica scarico almeno 20, 30 mail con offerte di ogni genere. Gratis, ovviamente.
Abbonati subito, è gratis. Clicca quì, è gratis. Fallo subito, è gratis.
E’ tutto gratis, accidenti! Non mi è mai capitato di regalare qualcosa a qualche perfetto sconosciuto che passa per caso, a voi?
Nell’era della comunicazione globale abbiamo smesso di parlarci ed abbiamo iniziato a telefonarci, solo col cellulare: è più fico. Ma uno non basta più, due, tre… Poi abbiamo smesso anche di telefonarci. Inviamo sms: quelli normali, quelli a colori, quelli con i disegnini, quelli con le foto e quelli con il filmato: un tuo filmato mentre dici: Ciao, ti invio un filmato di me stesso mentre dico ciao…
E nell’era della comunicazione globale comunichi anche quando stai zitto, con il silenzio assenso. Magari un giorno scopri di avere un servizio di segreteria telefonica. E l’hai chiesto stando zitto! Se parlavi, magari non te lo mettevano. Ma siccome sei stato zitto… ti riempiono di questi servizi.
Si è proprio capovolto il mondo, altro che spostamento dell’asse terrestre…

(da un monologo di Beppe Grillo)

E ditemi se non è assolutamente così!!!

Prostituzione


“Se ho cessato una volta per tutte di essere me stessa,
se la mia bocca e il mio grembo e i miei seni non mi
appartengono più, io divento una creatura di un altro mondo,
un mondo dove tutto ha un diverso significato.
Forse un giorno non saprò più niente di me stessa.
Che cosa m’importa ormai il piacere, che m’importano
le carezze di tanti uomini – inviati da te, e che io
non so distinguere l’uno dall’altro – quando non posso
più paragonare tutto questo a te?”
(J. Paulhan, dal libro Storia di O)

(dipinto eseguito da Mary)

Chili di troppo=colpevoli!

Ebbene sì, io, moderna appestata, cioè fumatrice, mi ero appena rassegnata a socializzare il piacere del fumo con altri reietti su balconi, terrazzette e marciapiedi quando scopro, leggendo giornali o vedendo spot televisivi, che tra un po’ dovrò rinchiudermi in un ghetto anche per mangiare.
Lotta alle merendine, mezze porzioni nei ristoranti, l’annunciata campagna governativa che vuole misurarsi il giro vita, vedrà i “sovrappeso” come i prossimi perseguitati da buoni stili di vita.
Allarmi terrorizzanti che fanno presagire nuovi divieti.
Ma io mi rifiuto di fare quei conti per modelle anoressiche (peso per altezza al quadrato diviso due o simili formulette).
Dagli USA, soprattutto, arrivano minacce di guerre ai fast-food e ad altri luoghi alimentarmente sospetti e di perdizione. E poichè, ormai, siamo tutti americani, è sicuro che tra un po’ toccherà anche a noi.
Devo dire che qualche chiletto di troppo in una donna non guasta, c’è chi mi trova attraente, a mio marito piaccio così e voglio continuare così.
Tutta questa fatica, tutto questo strazio di mangiare meno e più sano, di sfinirsi nelle palestre, di sottoporsi a chirurgie estetiche, appaiono sempre meno finalizzati ad un rapporto con il mondo e con un partner, cioè al piacere di rispecchiarsi nel piacere che si dà all’altro attraverso il proprio aspetto.
Nel generale impoverimento delle passioni, la ricerca della bellezza sta diventando solo un puro bisogno narcisistico, che resta chiuso tra se stessi e lo specchio e che ha perso il contatto con la molla più potente per le relazioni umane, la sessualità.

Abbasso la jella!

Alzi la mano chi non ha ricevuto un corno, un portafortuna, un amuleto come regalo.
Anni fa, forse, ne avevo uno, scomparso nei meandri di qualche scatolone, o di qualche cassetto, o gettato insieme alle cose che nel corso del tempo di radunano per “fare spazio”.
Come mi sarebbe servito di questi tempi! Non ho mai creduto a queste superstizioni, anzi noi siamo stati la generazione che doveva andare in gita sulla Luna, mangiare pillole, vestire di plastica, volare per andare in ufficio… immmaginavamo un futuro meraviglioso per la scienza. Ma purtroppo mi devo ricredere e mi trovo così a desiderare proprio uno di questi oggettini, un cornetto rosso contro le jettature.
Da quando sono tornata a vivere nella casa di campagna, oltre al disagio del solito tran.tran quotidiano (sveglia alle 5,30, buio pesto, auto con strati di ghiaccio, raggiungere la fermata del pulman o la stazione, treni in ritardo, metro affollate, ecc.ecc.) ogni settimana, puntualmente, si rompe qualcosa in casa.
Tutto è cominciato con la rottura di un televisore, poi è stata la volta dello stereo; dopo una settimana è stata la volta del computer, poi è toccato alla lavastoviglie; la settimana dopo ancora il frigorifero, la settimana successiva altro televisore, poi il telefono… Sono inziati i primi attacchi di panico! Ho cominciato a sospettare qualcosa…
L’ottimismo è il senso della vita! Mi sembra di aver sentito dire… ma come si fa ad essere ottimisti se, trascorsa una settimana, puntuale come un orologio svizzero, è arrivata la rottura della caldaia da riscaldamento!
Così niente termosifoni e niente acqua calda per un bel fine settimana trascorso al gelo, davanti ad un camino scoppiettante il cui calore è servito a riscaldare, momentaneamente, mani e piedi della disgraziata famigliola.
Altro che intimità, altro che silenzio e pace e tranquillità lontano dal caos cittadino!
Che dire: bisogna crederci? Quale sarà la prossima rottura?
Per il momento ho preparato, come ogni fine settimana a questa parte, bagagli e bagaglietti e mi sono rifugiata in città.
Mammaaaaaaaa!!! Arrivo….