Carnevale…

Carnevale. Carnevale era quando mia madre preparava le frappe, con lo zucchero a velo e la casa profumava di dolce.

Carnevale era quando con i miei fratelli preparavamo scherzetti con cartone, filo e ragni di plastica, aspettando mio padre che tornava dal lavoro.

Carnevale era quando un giovedì grasso, qualcuno suonò alla porta di casa e mio fratello più piccolo si trovò di fronte un signore con occhiali, nasone, baffi e cappello nero e non riconobbe in lui nostro padre. Scherzo di Carnevale…

Carnevale era quando nonna Maria preparava una montagna di castagnole ed invitava tutti i nipoti a casa. Anche la sua casa profumava di dolce…

E noi ne facevamo scorpacciate.

Carnevale era quando zia Mara mi confezionò un vestito da damina rosso carminio con uno scampolo di stoffa acquistata al mercato rionale e mi riempì i capelli e la faccia di borotalco…

LA MASCHERA

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!

E ancora tengo er grugno de cartone

che servì p’annisconne quello mio.

Sta da vent’anni sopra un credenzone

quella maschera buffa, ch’è restata

sempre co’ la medesima espressione,

sempre co’ la medesima risata.

Una vorta je chiesi: – E come fai

a conservà lo stesso bonumore

puro ne li momenti der dolore,

puro quanno me trovo fra li guai?

Felice te, che nun te cambi mai!

Felice te, che vivi senza core! –

La Maschera rispose: – E tu che piagni

che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni

che la gente dirà: Povero diavolo,

te compatisco… me dispiace assai…

Ma in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!

Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso,

e se te pija la malinconia,

coprete er viso co’ la faccia mia

così la gente nun se scoccerà… –

D’allora in poi nasconno li dolori

de dietro a un’allegria de cartapista

e passo per un celebre egoista

che se ne frega de l’umanità.

(Trilussa)

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