Tutta colpa del neon!

Ieri mi sono dedicata mezzo pomeriggio. Passeggiata per negozi. Avevo voglia di shopping. Ogni tanto comprare qualcosa di nuovo da indossare mi dà la carica. E’ sciocco, ma è così.
Il più delle volte, però, rimango delusa, specie quando devo entrare in quegli angusti stanzini-prova.
Vorrei proprio sapere perchè, in questi camerini, ci sono sempre delle luci al neon.
Sicuramente le ha pensate un uomo: i maschi, si sa, non hanno la minima sensibilità nei confronti di chi ha qualche chiletto in più. E non si rendono conto di quale choc sia, per una donna, avere il corpo illuminato da quella luce impietosa che mette in risalto la più piccola imperfezione, anche della pelle.
Figuriamoci poi i segni della cosiddetta “buccia d’arancia”, in termine scientifico “cellulite”!
Il mio camerino ideale, invece, ha luci soffuse ed ambrate, che danno un bel colore all’epidermide e nascondono ogni difetto. E perchè no, uno specchio snellente che riflette un fisico perfetto.
Ma siccome non mi hanno mai interpellata, i negozianti perdono almeno il 70 per cento delle vendite per colpa del neon.
In tutto questo però, devo dire che un vantaggio c’è, a parte il risparmio: ci si sente in dovere di fare qualcosa per rimettersi in forma, soprattutto con l’arrivo dell’estate.
Ho deciso di mettermi un po’ a dieta, almeno per qualche settimana.
Così alla prossima passeggiata per negozi ed alla prossima prova abiti, non sarà necessario rompere quell’odiosa lampada al neon!

24 maggio 1986 – 24 maggio 2004


Buon compleanno Roby! Finalmente sei arrivata al traguardo tanto desiderato: la maggiore età. E la mamma, come da te chiesto, ti dedica un sonetto.

A ROBERTA

Era un giorno fine maggio,
me ricordo, un pomeriggio,
t’ho sentita, te movevi,
tanti calci tu me davi.

Questa nasce, và de’ fretta,
se guardamo tutti intorno,
forza, presto che “gnappetta”
vole uscì pe’ vedè er monno!

E nascevi presto, presto,
co’ la pioggia che scrosciava,
me ricordo na’ finestra,
e quer fiume che passava…

Eri nera, tutta riccia,
co’ quer naso un po’ a patata,
la boccuccia… na’ salciccia
e strillavi un po’ sfiatata.

Ma la notte nun frignavi,
t’addormivi e nun magnavi,
manco er ciuccio te prendevi
e noi a piagna chè nun crescevi.

Preparavo le zuppette, li biscotti,
le pappette, me guardavi impertinente,
come a dì: nun magno niente!
E poi, quando m’arrabiavo
sorridevi solamente
e co’ l’aria sbarazzina me dicevi:
Verameeeente….

Ma crescevi a parte tutto
diventavi più sempre bella
co’ quer sogno ner cassetto:
Voglio fare la modella!

E cantavi, saltellavi,
poi ballavi e poi sfilavi,
co’ du’ stracci te vestivi,
col rossetto te truccavi,
pranzo e cena nun magnavi,
che serviva, se crescevi…

E sbocciavi come i fiori,
dolcemente, lentamente,
con addosso quei colori…
e la voja de’ fa’ niente!

Che me prendi la scodella?
Che me allunghi la padella?
Poi me porti la cartella,
e noi quì, co’ tu’ sorella
sempre a spremice er cervello
pe’ la bella principessa,
Principessa sur pisello!

E crescevi come i funghi
co’ la faccia d’angioletto,
i capelli biondi e lunghi,
certe volte un diavoletto!

Mo’ stai quì a fa la festa,
maggiorenne diventata,
quasi nun me ne so’ accorta,
ma sta’ bimba ormai è cambiata…

E ‘sto sogno che c’aveva
d’esse grande e indipendente,
na’ realtà è diventata
nun potemo facce niente!

Mille auguri te faremo,
d’un felice compleanno,
che la vita te sorrida,
senza datte mai l’affanno.

Mille auguri da noi tutti
dolce, cara Robertina,
ma ricorda che anche donna
tu pe’ me sei “la bambina”.

Si vedono le mie lacrime? Sì, mi sono commossa come non mai.
Auguri amore.

Guerra o pace?

Riprendo il titolo di un recente post di un amico blogger per parlare della tragica e spietata guerra in Iraq, mentre TG e quotidiani ci danno in continuazione notizie di morte.
Qual è il vero scopo della “normale” barbarie?
Ho avuto nei giorni scorsi un senso di disgusto e di rifiuto nel commentare l’orribile decapitazione del cittadino americano e non so nemmeno se sia stato giusto ed umano riprendere la scena in video dagli assassini.
Tutto ciò certamente non giova alla causa di un Iraq libero e non giova alla pace.
Ma molti si chiedono qual è – se c’è – il senso politico di questo insensato messaggio di morte.
La risposta potrebbe essere questa. Gli autori dell’assassinio sono terroristi di Al Quaeda e Al Quaeda non vuole affatto un Iraq libero, non vuole affatto che l’Occidente abbandoni il suo volto guerriero e si avvalga dell’ONU per restituire l’Iraq agli iracheni.
La cosa che Al Quaeda teme di più di ogni altra è che il processo di pacificazione vada avanti, la cosa che più si augura è che prevalga lo spirito di vendetta, che tutte le regole siano calpestate, che la barbarie si contrapponga alla barbarie.
Il pacifismo e la democrazia sono i veri avversari dei terroristi.
Purtroppo, però, la politica di Bush e di Blair in Iraq, come quella, del resto di Sharon in Israele, hanno facilitato il compito di questi assassini offrendo ai loro colpi la maschera di un Occidente prevaricatore e sanguinario.
Perciò se questa tragica partita non si interromperà, assisteremo ad una escalation senza fine e senza limiti con devastanti ripercussioni sulla natura stessa della democrazia che conosciamo ed amiamo.
Questo purtroppo è il timore: che nel turbine della reciproca vendetta il cerchio in cui prospera il terrorismo si allarghi invece di restringersi, lo scontro divenga guerra tra civiltà contrapposte, anche se sempre più simili tra di loro perchè entrambe degradate a livello della più cieca violenza.
Per questa ragione non si voleva la guerra e per questa ragione vorrei che se ne uscisse al più presto.
Non per viltà, come qualcuno afferma, ma per saggezza.

Noi blogorroici

Una mia amica usa da anni per lavoro, il computer, qualche volta internet per degli aggiornamenti. L’altro giorno le chiedo:
“Sai cos’è un blog?”
Mi ha guardato perplessa. Mi sono resa conto che per la maggior parte delle persone è una parola dal significato incomprensibile, per una circoscritta comunità dell’ormai vasto popolo di internet è invece la crasi fra web e log: ultimo fenomeno di moda nella cultura digitale, tradotto in italiano con “diario di bordo”.
Alcuni ritengono i blog una perdita di tempo, messaggi in bottiglia abbandonati nel vasto oceano della rete.
Altri invece li considerano un antidoto all’omologazione, perchè garantiscono a tutti di poter essere editori di se stessi, consentendo gratuitamente di poter pubblicare sul web qualsiasi contenuto.
Sarà un fenomeno effimero? Non è detto, visto che la crescita dei blog è stata negli ultimi mesi tumultuosa.
Chi ha veramente qualcosa da dire, passioni, emozioni ed interessi da coltivare ha creato dei veri e propri diari che, grazie al sistema dei link, vera anima dei blog, hanno conquistato visibilità dentro ed oltre la rete.
Queste pagine, alimentate da personaggi noti o sconosciuti, diventano il fulcro di animate discussioni, di scambio di citazioni ed informazioni.
Nella “blogsfera” c’è posto per tutti.
Anche questo è il bello di internet.

15 MAGGIO 2003


“Penso che un sogno così,
non ritorni mai più…”

Canticchiavo così questa mattina, pensando che esattamente un anno eravamo approdati, noi gruppo di amici innamorati dell’Umbria, in un Agriturismo vicino Città di Castello.
Un casale grandissimo, su due piani, a nostra disposizione. Ettari di parco, campo da calcetto, campo da bocce, piscina, alberi e verde a non finire, tra le colline umbre.
Scovato tramite Internet da Luca, il “risparmiatore” (lui dice di non essere tirchio, ma parsimonioso), ricordo che prenotammo subito dandogli piena fiducia. E fu totalmente ripagata.
Quattro giorni bellissimi, fatti di pranzi preparati da tutti (non solo dalle mogli), merende, cene tra risate, scherzi, giochi, balli, canti ed una sorta di Grande Fratello, rinominato Grande Collega, per via del lavoro in comune.
Saro, il “faccendiere”, aveva portato, oltre all’apparato “karaokiano” ed una chitarra (che non manca mai nei nostri incontri), una telecamera quasi professionale.
Sistemata nella saletta del bar che fungeva da “Confessionale”, era meta di nostre continue peregrinazioni e confessioni, lasciate nelle ore più svariate del giorno e della notte. C’era chi addirittura, caricandosi il telefonino alle 4, si alzava per andare a toglieri qualche “sassolino nella scarpa”. Cosicchè, nel pieno della notte e nel silenzio della casa, rischiavi di trovarti di fronte Valerio “er palestrato” che di nascosto rilasciava dichiarazioni ed insulti davanti alla telecamera, contro chi poi alla fine sarebbe stato eliminato.
Di certo Roberta, detta “Ansia”, non ha mai colpito di notte. Lei, con il suo Alan (mi-sa-che-questa-carne-non-è-troppo-cotta, forse-la-brace-non-è-pronta), alle 22 precise erano già sotto le lenzuola!
Io, Stefy e Patri ci siamo incontrate una notte, non per confessarci, ma per nascondere in una cassapanca (faceva proprio al caso nostro) le mutande ed i pantaloni degli uomini della “Casa”.
Non ricordo più le volte che siamo state nominate! Io, soprattutto, (famosa per cucinare dolci prelibati, ricordo di aver fatto mangiare una crostata all’aglio.
Ho tanta nostalgia di quella vacanza. Quest’anno non si è potuta fare insieme. Peccato. Mi avrebbe distolta dai tanti pensieri….

Il Paese delle contraddizioni

Ho letto giorni fa che noi donne italiane siamo fortunate delle africane, ma l’emancipazione non ci ha reso davvero libere di scegliere.
Il nostro è il Paese delle contraddizioni. Ragionavo sul fatto che arrivano continuamente suggerimenti, incitamenti a “dare una mano alla cicogna” e poi passa una legge sulla fecondazione assistita che renderà l’iter per le mamme ancora più doloroso, che impedirà alle donne la maternità.
Contemporaneamente non si perde occasione per santificarle queste mamme!
Abbiamo una legislazione molto “garantista” a tutela delle madri lavoratrici, ma sul lavoro chi ha dei figli viene penalizzata sia in termini di stipendi che di carriera.
Nonostante questo cerco sempre di non perdere di vista il resto del mondo pensando a chi sta peggio di noi italiane.
Mi è capitato di vedere il rapporto sullo stato delle madri nel mondo.
La Svezia risulta il Paese migliore in base ad alcuni parametri (salute, educazione, status sociale delle donne) per fare figli.
In coda alla classifica la Nigeria, dove una madre è più esposta, rispetto ad altri Paesi, al rischio di veder morire suo figlio entro il primo anno di vita o morire lei stessa durante la gravidanza o il parto.
In questo Paese, come in altri incoda alla graduatoria, un bambino su tre non è iscritto a scuola e solo una domma su quattro sa leggere e scrivere.
Allora penso a tutto questo e mi dico che molte altre donne nel mondo soffrono in maniera atroce.
Ma ritengo anche che la nostra maggiore istruzione, salute, cultura non hanno garantito, neppure a noi, emancipate donne italiane, un’autentica libertà di scelta.

Buon compleanno Giulia!


Questa sera festeggiamo il compleanno di mia figlia Giulia, la grande.
Festeggiamo i suoi 23 anni in famiglia, come da tradizione.
Mi sembra ieri. Il suo visetto paffuto, bella da morire, quando me l’hanno fatta vedere appena nata. Mi sembra ieri, il suo primo giorno di asilo nido. Mi sembra ieri il suo primo giorno di scuola. Mi sembra ieri quando decise di venire a studiare in città, a casa della nonna.
Non è più tornata a vivere con noi, nonostante l’avessi seguita tornando a Roma. Vorrei solo la sua felicità, vorrei solo una serena stabilità sentimentale, vorrei solo non soffrisse, vorrei solo… forse vorrei solo troppe cose per lei, ma sono una mamma ed è giusto che sia così.
Viviamo in simbiosi. Stesse sensazioni, stesse emozioni. E’ così difficile accettare la loro crescita, la loro indipendenza, il loro distacco… pezzetti di cuore che piano, piano si staccano…
Bando alle tristezze. Questa sera devo essere felice. Le ho preparato una torta bellissima.
Auguri Giulia da tutti noi e soprattutto dalla tua sorellina Roby.

La forza della Ragione

“Questo so bene: nè pe ripulse, nè per favori,
nè per lodi, nè per biasimi
io mi rimuoverò mai dal mio proponimento”.
(U. Foscolo)

Un libro della Fallaci è sempre un grande evento editoriale e culturale e, due anni e mezzo dopo “La rabbia e l’orogolio”, la scrittrice torna a far parlare di sè, alla sua maniera, con il seguito La forza della ragione, che ho appena finito di leggere.
Questa nuova opera va oltre la riflessione storica, politica, filosofica, religiosa scritta nel primo libro, dopo gli avvenimenti dell’11 settembre.
Riflette sull’Eurabia (Europa+Arabia), su questa Europa in preda ad una grande offensiva islamica volta a valorizzare e a consolidare l’influenza religiosa, culturale e politica dei musulmani nel nostro continente.
Basta aprire un po’ gli occhi, guardarsi intorno, cone suggerisce. Basta guardarsi intorno fra le città europee, popolate sempre più da musulmani che difendono gelosamente la propria identità e, non di rado, offendono oppure insidiano quella dei paesi ospitanti, spesso non rispettandone le leggi ed i costumi. Parole pesanti.
Dedicato alle vittime del terrorismo di Madrid, il libro riprende il tema della “guerra” che l’Islam ha mosso alla civiltà occidentale. Ma non l’Islam cattivo, quello dei Bin Laden contrapposto all’islam buono del Corano e delle moschee: l’Islam e basta.
Solo che questa volta il teatro del conflitto, anzi della guerra di conquista fatta di intimidazioni e vittimismo, è il continente europeo.
Un progetto che, secondo l’autrice, sta diventando realtà e che la crescente immigrazione dai paesi arabi verso il nostro ricco, ma stanco continente, obbedirebbe ad una vera e propria strategia concepita dagli ideologi della jihad.
Sicuramente un libro che sta facendo discutere parecchio e che susciterà indignazione. Ma per battere la forza del fanatismo ci vuole, come esorta la Fallaci, la Forza della Ragione.

Smemorati o “perduti”?

Esistono due categorie di smemorati. Persone che perdono le chiavi di casa, il portafoglio, i documenti, l’agenda. Sviste momentanee che possono capitare a chiunque nella vita quotidiana.
In tali casi non si tratta di un semplice cedimento dell’attenzione, ma di un bisogno, naturalmente inconscio, di perdere proprio quella cosa e in quel momento perchè nonci piace più, perchè siamo diventati ostili verso chi ce l’ha regalata, perchè non abbiamo in raltà voglia di fare ciò che, senza lo smarrimento, saremmo costretti a fare.
Dietro a tutto questo però, ci possono essere delle motivazioni più profonde, come il segnalare agli altri (ma soprattutto a se stessi) che siamo stanchi, bisognosi di attenzioni e che vogliamo (o meglio, vorremmo) che qualcuno si facesse carico di noi e dei nostri affanni.
Il più delle volte, infatti, in questa categoria non rientrano le persone sbadate, ma piuttosto quelle fin troppo serie e affidabili che ogni tanto, quando la pressione degli impegni della vita è troppo forte, cedono un po’ la presa e dimenticano in giro qualche oggetto di loro proprietà.
Giorni fa ho dimenticato le chiavi di casa. Chissà perchè.
Ci sono invece gli sbadati cronici, quelli che abitualmente seminano i loro pezzi quà e là e che appartengono ad un’altra categoria, quella dei bambini “perduti”. Nel senso che veramente nella prima infanzia tendevano a perdersi al parco o in un grande magazzino.
Ma quando un bimbo si smarrisce forse ciò è in relazione al modo in cui i genitori prestano attenzione a lui ed ai suoi movimenti.
Il controllo da parte dei genitori può essere ossessivo o, al contrario, troppo lasso. Nell’uno o nell’altro estremo, ciò che manca e che è difficile da gestire con equilibrio è una tranquilla e serena disponibilità a tenere i figli nella mente, a non lasciarli scivolare via dal proprio mondo interno.
Sicuramente l’esperienza di essere stati “tenuti” senza ansia, nè intermittenza, consente di crescere e diventare capaci di avere cura di sè e delle proprie cose.
E voi a quale categoria appartenete?

Faccio il bis


Qualche giorno fa, in un precedente post, ho fatto conoscere agli amici blogger la mia passione nel comporre sonetti in dialetto romanesco. Dai commenti lasciati, ho notato che è stato apprezzato in particolare quello che mi sono dedicata in occasione di una festività.
Voglio riportarne un altro, dedicato alla mia “dolce metà”.

BUON COMPLEANNO ERMANNO

Se me volto e guardo indietro… cominciava quer sonetto
mo’ lo dedico ar marito che a cinquanta è ancor più matto!
Te volevo fa contento ricordando l’avventura
cominciata in ‘500… mai finita, ancora dura!
Te volevo ricordà quei momenti spensierati,
parlavamo come amici, pe’ finì poi innamorati.
Te volevo ricordà certe tresche organizzate,
de nascosto un po’ de’ tutti, dall’amiche più fidate,
certi sguardi de’ passione e ogni sera ritrovasse
dentro al bar dell’Alberone.
Te volevo ricordà che alle feste dell’amici
me facevi sempre er filo, me dicevi: tu che dici?
voi ballà o annamo via?
Scappavamo poi felici pe’ sta soli
e pe’ sognà un futuro in armonia.
Te volevo ricordà quelle gite sulla neve,
se partiva tutti insieme per quer giorno così breve.
Se tornava poi la sera, assonnati e puro tristi,
cantavamo a squarciagola le canzoni de’ Battisti.
Te volevo ricordà ‘na matina de settembre,
m’aspettavi sull’altare, pe’ giuramme: tuo pe’ sempre!
Qunati anni so’ passati? venti, trenta,
nun lo so, nun l’avemo mai contati.
Te volevo ricordà che quer caro bel ragazzo
nonostante la sua età, ogni giorno è ancor più pazzo.
Sempre pieno d’allegria, sempre aperto all’armonia,
sempre pronto a fa’ du’ conti…
certe volte un po’ me smonti!
Te volevo ricordà… ma nun so poi così certa
che ricordi l’emozioni de’ quell’anni ormai passati,
delle nostre sensazioni…
Te volevo fa’ l’auguri tutti insieme e quì riuniti,
d’un felice compleanno, nun se semo noi scordati.
Te volevo ricordà che la festa ancora dura,
ma me guardi un po’ svanito… stai a pensà a ‘na procedura?
Marinè – poi me dirai con quer fare molto ardito –
te volevo fa notà che nun so rincojonito,
li ricordi so’ sicuri.
Poi all’orecchio me sussurri:
Pe’ chi so’ tutti st’auguri?