– Ferie + Lavoro

Il nuovo progetto del Presidente del Consiglio, lavorare di più ed abolire un po’ di festività superflue, i cosiddetti “ponti” per una maggiore produzione e per l’abolizione delle tasse, ha suscitato una certa costernazione nazionale. Rigetto da parte soprattutto di sindacati, economisti e coalizione di governo compresa.
Forse, statisticamente parlando, rispetto a molti paesi europei, l’Italia è uno di quelli con maggiori festività, celebrazioni, commemorazioni e che, per attuare il suddetto progetto ci vorrebbe una martellante opera di persuasione presso i lavoratori. Come? Beh, trasmettendo alle masse lavoratrici il fulgido esempio di un lavoratore infaticabile, un eroe della produzione.
E chi, se non l’autore stesso della proposta?
Vale a dire il nostro Presidente del Consiglio.
Non ha dichiarato lui stesso, in varie interviste, di essere un uomo insonne, di studiare, ideare e correggere fino all’alba progetti e leggi da varare, non è forse il presidente-operaio, il presidente-imprenditore, il presidente-allenatore, il presidente-presidente?
Egli, inoltre, è il presidente-comunicatore: riuscirà a convincerci a lavorare di più e a riposarci di meno.
Forse qualcuno penserà che lui è smisuratamente ricco. Certamente, ma i miliardi e miliardi non si guadagnano lavorando anche di festa?

Cambiare il “gusto della storia”

Sto riflettendo su una frase detta spesso da Roby (diciassettenne): Questo mondo fa schifo!”
L’ho sentita più volte e mi dispiace.
Anche se la sociologia definisce il “pianeta giovani” in continuo disagio, forse soltanto loro potranno trovare la forza ed il coraggio di cambiare il “gusto” della storia.
A tal proposito ricordo dei bellissimi versi di Bob Dylan: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando l’oceano è cattivo ed il cielo si è stancato di essere azzurro”.
Oggi siamo saturi di informazioni come non lo siamo mai stati. Ma nonostante tutto manca la capacità di dire quello che è bene e quello che è male. Forse è necessario acquisire una nuova saggezza. Ci sono guide di pensiero che propongono un universo assurdo, dove tutto finirà nel nulla.
Oggi la gente ha sete di un altro alimento e la gioventù si stanca del nichilismo. Per vivere è necessario avere una ragione di vita.
Dove sta andando l’umanità? C’è bisogno di una trasformazione.
Secondo i pessimisti gli uomini sono diretti verso la catastrofe, una sorta di autodistruzione collettiva.
La vita umana non ha sicurezze perchè il progresso morale e spirituale non ha seguìto quello tecnologico, materiale ed intellettuale.
Nella preistoria l’uomo impiegò centomila anni per creare uno strumento ed inventare il fuoco. Poi, più tardi, prese in mano il suo destino ed inventò il “progresso”.
Oggi un auto, un aereo, un computer vengono superati in pochi anni, il sapere, in tutti i campi, ha subìto un accelerazione incredibile. L’informazione è diventata universale ed istantanea.
Una volta il supporto del sapere era la carta, ora un solo CD ROM contiene quasi 200.000 pagine di libri, accessibili a tutti. E forse, domani, un uomo solo, seduto davanti al suo computer, potrà accedere alla totalità del sapere.
L’umanità e soprattutto i giovani si trovano ad affrontare una situazione sconosciuta. Non sappiamo cosa ci attende.
Ma proprio loro devono lavorare con uno spirito che non conosca barriere e non abbattersi.
Loro sono come i gabbiani: nessuno deve fermare il loro volo, nessuno dovrà fermare le loro speranze, nè ostacolare i loro sogni, nè l’amore per la vita. E sicuramente cambieranno il “gusto” della storia.

La felicità

“Proprio la cosa più piccola,
più sommessa, più lieve,
il fruscio di una lucertola, un soffio,
un guizzo, uno sbatter d’ali.
Di poco è fatta la miglior felicità”
(F. Nietzsche)

La felicità consiste nel desiderare quello che si ha. Parlando di sentimenti, sembra che il segreto sia proprio in questa frase.
Io ci ho provato e qualche volta ci sono anche riuscita a desiderare quello che avevo e, se anche non ho provato una sensazione di felicità, certamente mi sono rassicurata.
Pur temendo che quello che avevo potesse all’improvviso dileguarsi portandosi dietro l’ipotesi di felicità.
Vorrei però che qualcuno mi spiegasse la differenza tra serenità e felicità.
Se si è sereni e non si è felici, non capisco più cosa voglia dire felicità e mi dispiace pensare che serena sono stata nella vita, ma felice forse mai. La serenità mi sembra uno stato d’animo simile alla felicità. Se sei serena affronti la vita in maniera diversa e se riesci a trasmettere la tua serenità anche agli altri, puoi trarre vantaggio da questa trasfusione di un sentimento buono.
Credo che la felicità sia il sentimento più difficile da spiegare ed è un concetto così personale che nessuno potrà mai dare una risposta definitiva…

Mi manca il blog

Sono diversi giorni che manco all’appuntamento quotidiano del blog.
Il pugno nello stomaco di sabato si è trasformato in un dolore sopito. La vita continua e bisogna essere forti e… mentire. Sorridere, fare finta di niente, continuare con la solita routine di tutti i giorni.
Ho avuto bisogno di riunire i miei pensieri, non ho avuto idee nè emozioni da condividere.
Ma sento che non posso fare a meno di scrivere. Quindi a presto.

L’opinione

Da tempo si sapeva che il capo spirituale di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin era nel mirino degli elicotteri dell’esercito israeliano.
Nel settembre scorso questo omino quasi cieco, ridotto su una sedia a rotelle da quasi cinquant’anni, una lunga barba bianca, era scampato ad un altro attentato mirato.
Ed ora, dopo la riuscita del secondo tentativo, la sua morte, all’uscita della moschea dopo la preghiera dell’alba, ha fatto cadere una cappa di angoscia sottile. Non solo a Gaza, ma in tutta Israele.
Cosa succederà ora? Altri attentati? Si scatenerà l’inferno, come preannunciano i palestinesi? Chissà. Basterà aspettare e vedremo se l’uccisione mirata di questo personaggio, decisa credo personalmente da Sharon nonostante i disaccordo di alcuni membri del suo governo, sarà l’inizio di un ciclo di violenze ancora più sanguinose di quelle che, tutti i giorni, ci riserva questo conflitto.
Per ora la rabbia palestinese si è limitata, dopo l’omicidio, a manifestazioni, cortei, lanci di pietre. Ma questa rabbia c’è, lo sappiamo, è repressa e, conoscendo l’animo arabo, può esplodere in qualsiasi momento ed ora da qualunque parte.
Forse ora gli israeliani sono ancora più soli.
Non perchè Yassin fosse l’uomo del dialogo. Anzi.
Non perchè non continuasse ad usare l’arma del terrorismo contro gli israeliani. Anzi. Ma perchè il suo assassinio senza processo renderà impossibile qualsiasi possibilità di dialogo, perchè Hamas ha dichiarato guerra aperta.
E la guerra aperta è una di quelle incognite che rischiano di non portare buoni frutti per Israele.
Nè la fine del terrorismo nè la prospettiva di una pace possibile e duratura. Una pace per una terra rivendicata dagli uni e dagli altri.
Una terra in cui rischia di correre altro sangue, senza che questo sangue riesca a placare gli animi.

Ridatemi Carosello!

Tempo fa ho letto con interesse un articolo che intitolava: Il sesso fa vendere?”
Valutando le varie opinioni degli intervistati, mi sento di dare una mia personale risposta alla domanda: NO.
Non spinge me, perlomeno, visto che depenno immediatamente dalla lista della spesa i prodotti che vengono promossi tramite un messaggio erotico.
Non mi sento di essere una bacchettona e non ho problemi con la mia sessualità, che credo di saper esprimere serenamente. Nè mi disturba l’ammiccamento sessuale.
E’ invece l’uso eccessivo e martellante del corpo nudo, maschile o femminile che sia, sempre giovane, sempre perfetto, sempre scultoreo.
Quante sono le persone così sulla faccia della terra? 1 su 1 milione?
E allora perchè si deve sempre insistere su un sogno di bellezza irragiungibile, per di più creando non solo insicurezze – il confronto al di quà dello schermo non è mai vincente – ma anche bisogno di emulazione?
Capisco le modelle che devono essere come sono per rendere il meglio degli abiti creati dai vari stilisti. Ma il gelato, l’auto, i detersivi, i cellulari, gli yogurt?
Sono cresciuta con gli spot di Carosello. Che nostalgia!

L’Italia torna indietro

Apprendo, da alcuni dati statistici, che quattro italiani du dieci non sono in grado di leggere una semplice frase e di scrivere il contrario. Sei su dieci non hanno gli strumenti per capire un breve articolo. Eppure in questo vasto mondo nulla è più importante del fenomeno dell’alfabetizzazione delle masse.
Dopo secoli di analfabetismo, la percentuale di persone che sanno leggere e scrivere si è moltiplicata in pochi decenni e questo fenomeno, sicuramente, passerà alla nostra storia come uno dei più meravigliosi.
Purtroppo però in questo progresso generale l’Italia appartiene a quel piccolo gruppo di nazioni in regresso. I poveri imparano a scrivere ed i ricchi tornano ignoranti.
Ma come ha osservato tempo fa un noto personaggio politico “non si può essere ricchi e stupidi per più di una generazione”.
I figli oggi leggono poco e scrivono ancora meno, sicuramente i nipoti lo faranno ancora meno. Possiamo quindi sopravvivere alla prossima generazione?
La cosa più importante per il progresso culturale, credo sia, bella o brutta, la scuola pubblica. La stessa che il Ministro Moratti vorrebbe, con le sue riforme, smantellare. Certamente per far pagare meno tasse ai cittadini. Peccato che non abbia aggiunto che per ogni euro risparmiato con i vari tagli alla scuola ed alla sanità, le famiglie italiane dovranno spendere più di un euro per curarsi nelle cliniche e far studiare i figli nelle scuole private.
Se in Italia esistesse una vera politica, l’emergenza culturale sarebbe uno dei principali temi della vita pubblica, come del resto avviene già altrove.
Mi è capitato di leggere che in un incontro all’università, ripreso in diretta dalla Bbc, il premier inglese Tony Blair ha detto agli studenti “non è giusto che un netturbino paghi la laurea ad uno di voi”. Ed una studentessa ha risposto “Se quel netturbino avrà un infarto e verrà ricoverato in un ospedale pubblico, allora sarà contento di avermi pagato gli studi”.
Si è detto che Blair sia rimasto spiazzato ed il giornalista della Bbc ha sottolineato argutamente il fatto.
Una bella dimostrazione di democrazia, certo inimmaginabile nell’Italia berlusconiana.
E’ comprensibile che uno come Berlusconi inviti gli italiani a non leggere i giornali e a rimbecillirsi con le sue televisioni. La chiave del suo successo di imprenditore e politico sta nella capacità di far regredire l’intero paese.
Meno comprensibile è che, invece, nel programma dei riformisti la scuola sia una specie di dettaglio. Garantire, infatti, una buona istruzione per tutti, senza distinzione fra poveri e ricchi, dovrebbe essere l’unico obiettivo da raggiungere.

Rigiriamo la frase…

Ieri mattina ho fatto una cosa che in tanti anni non avevo mai fatto.
Sveglia, come al solito, alle 6.30, colazione per tutti, doccia, trucco, chiamata per Roby (tre, quattro volte), telegiornale distratto, busta dell’immondizia pronta, borsa, ombrello, ascensore. Sono in strada.
Giornata di pioggia e tanto freddo. Solito tragitto per la metro.
Come sarà oggi? Ritarda? Affollata? Vagoni rotti? Porte che non si aprono?
Affronto il viaggio per l’ufficio armata di santa pazienza, forse un po’ meno rispetto agli altri giorni.
Mi sembra di essere trasparente. Non solo per la gente che va e viene, gente anonima che come me, tutte le mattine, si trova ad adempiere ai propri doveri (chi lo sa?), ma anche per i miei affetti principali.
Penso sia la routine di tutti i giorni, penso sia la disillusione di come dovrebbe andare il mondo ed invece non va. Penso… e mentre penso, sfilano vagoni affollati, ritardatari. Ne passano sette e non riesco a prenderne nemmeno uno.
Guardo l’orologio, giro i tacchi e riprendo la via del ritorno a casa.
E mi arrabbio, molto.
Di solito si considera l’Italia un paese evoluto che funziona male.
Siamo colti da attacchi di ira furente quando i treni ritardano, gli aerei ci sono e non ci sono, quando una pratica burocratica richiede anni per essere evasa, quando una giustizia ha bisogno di anni per emettere una sentenza.
E’ disarmante la corruzione, a tutti i livelli, quelli enormi con cifre di miliardi e quelli spiccioli dei piccoli trucchi.
Siamo indignati davanti a tutte queste disfunzioni pensando ai plitici i quali, invece di discutere perdendo tempo prezioso su argomenti che non interessano nessuno, dovrebbero porre rimedio a tali carenze.
E ci arrabbiamo per tutte queste ragioni, e tante altre.
Ma forse è sbagliato pensare al nostro Paese come evoluto che funziona male.
Sono arrivata a questa conclusione: l’Italia è un Paese arretrato che fa il possibile, quà e là per progredire.
Cambia totalmente la prospettiva e forse pensando così finirò di arrabbiarmi cento volte al giorno e qualche altra volta (speriamo!) continuerò a “girare i tacchi” e tornare a casa.

Il secondo incontro

Trovo ugualmente stimolante fare nuove amicizie anche “nel mezzo del cammin…”, anzi, con la maturità degli anni, la cosa risulta essere ancora più interessante.
Secondo incontro fisico e non virtuale con un’altra amica blogger. Fino a ieri solo una voce che ti consiglia, oggi un abbraccio ed una conoscenza che ti fa sentire meno sola.
L’amicizia tra donne è questo. Una sorta di alter ego con cui condividere emozioni, interessi e, come è piccolo il mondo! addirittura luoghi.
Ho conosciuto Elena, donna di una sensibilità, cordialità e delicatezza impressionanti. Del resto, chi usa la scrittura per esprimere le proprie emozioni ed i propri pensieri non può essere altrimenti.
Ho passato poche ore insieme a lei, a parlare, a conoscerci, fuori dalla routine dei pasti da preparare, dei figli, dei soliti problemi quotidiani.
Ho ascoltato e compreso il suo dolore e la sua solitudine, ma al di là di tutto questo, stimo veramente la sua forza d’animo ed il suo coraggio.
Così anche lei, come l’amica Zampadura, ora ha un volto ed una voce.

Noi siamo altro.

Ho avuto un padre-padrone che parlava poco, quasi niente, poco affettuoso, non ricordo mi abbia mai baciato, distante anni luce dalle mie emozioni e poco presente nei miei successi.
Bastava un suo sguardo, un suo quotidiano divieto per farlo allontanare da me e non sempre meritavo tutto questo. E oggi, a distanza di anni e dopo la sua morte, non riesco ancora a perdonare quegli sguardi e quelle urlate ingiuste.
E’ difficile fare pace con il passato.
Mi dico che avrei dovuto comprenderlo e riavvicinarmi a lui mentre era ancora in vita. L’ho fatto, ma poi è stato peggio. Se non mi avesse scaricato addosso le sue delusioni, oggi non mi ritroverei a tornare al mio insicuro passato. Non riesco a superarlo.
Dovrei portare fuori dalla mente ogni giudizio e pensare che qualsiasi padre io abbia avuto quello è stato. Non dovrei stare a distinguere tra atteggiamenti giusti o sbagliati. Sicuramente erano sbagliati e chi li ha manifestati contro di me li ha subiti a sua volta e li ha ripetuti.
Ed il continuo pensare al passato spesso frena la capacità di vivere nel presente.
Un grande saggio indiano diceva che noi non siamo quelli che abbiamo in mente, siamo altro.
Allora perchè non spostare Mary fuori da quei ricordi?