Prova del cuoco virtuale

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Per chi già mi conosce sa che amo l’arte in tutte le sue declinazioni. Dalla pittura, al bel canto, al ballo (quest’anno oltre alle lezioni di pilates che ormai da quattro anni mi appassionano, mi sono iscritta ad un corso di balli di gruppo), alla cucina.

Adoro cimentarmi in nuove ricette che, grazie ad internet ed ora al nuovo blog, dove ho conosciuto delle blogger bravissime nell’arte culinaria, piano piano stanno facendo parte di una mia raccolta, insieme alle vecchie ricette trascritte, lasciatemi in eredità da nonna Maria.

Sarebbe interessante, per chi ne ha voglia o, magari, per chi già lo fa, pubblicare almeno una volta al mese, partendo da quello corrente, marzo, la ricetta di qualche piatto particolare, magari anche inventato, con la descrizione degli ingredienti e la foto del risultato finale. Una prova del cuoco virtuale, così come dice il titolo del post.

Il mio piatto del mese è…

Torta rustica alle pere, speck e ricotta

Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia fresca

2 pere

400 gr. di ricotta mista

100 gr. di speck

1 uovo

poco latte

sale

pepe

semi di sesamo

Procedimento: tagliare le pere a piccoli pezzi. Lavorare la ricotta aggiungendo lo speck a listarelle, aggiustare di sale e pepe e mescolare aggiungendo i piccoli pezzi di frutta.

Srotolare la pasta sfoglia e riempirla con il composto. Formare un rotolo, spennellare con il tuorlo dell’uovo dove si aggiungerà un poco di latte. Ricoprire la superficie con semi di sesamo.

Mettere in forno ventilato (già caldo) a 180 gradi per circa 20/25 minuti.

E buon appetito!

 

 

 

La bellezza dell’asino

Benvenuto 2019! Così ci siamo augurati in famiglia quando il 31 dicembre, a mezzanotte in punto, tra brindisi, abbracci, baci e fuochi d’artificio, ci siamo lasciati alle spalle il vecchio anno.

Benvenuto, con un po’ di tristezza, pensavo quella sera… Abbiamo un altro anno sul groppone che inizia a pesare un pochino. Qualche acciacco in più, qualche filino bianco in più (tanto poi c’è la tinta!), qualche rughetta di troppo.

Poi succede, tanto per tirarti su di morale, che sfogliando i giornali di questi primi giorni di gennaio e dando un’occhiatina ai social, ti accorgi che la notizia che fa più scalpore (ma con tutti i problemi che ha questo benedetto Paese!!) è l’ovvia affermazione di un certo Yann Moix, scrittore francese, a me sconosciuto ma molto noto nel suo paese.

Alla domanda di un giornalista di una rivista femminile se si possa amare una donna di 50 anni, risponde che è “impossibile”, affermando anche di trovare le cinquantenni troppo vecchie per lui (lui di anni ne ha 50…), trovandole addirittura “invisibili” e preferendo di gran lunga il corpo di donne giovani di 25 anni. Punto.

Bella scoperta, aggiungo io. Il corpo di una ragazza di 25 anni è ovviamente più tonico e fresco rispetto ad uno di 50!

La questione per me non è cosa pensi questo signore o quale valore abbia dato al verbo “amare”, quanto piuttosto l’aver usato l’aggettivo “invisibile” riferito alle cinquantenni. E questo mi ha fatto uscire proprio dai gangheri!

Anna Magnani non nascondeva le sue rughe perchè “c’ho messo ‘na vita pe’ fammele”, perchè rinunciare al passaggio del tempo sul corpo e sul volto vorrebbe dire cancellarsi.

La bellezza dell’asino svanisce in un soffio, ma ciò che non si estingue se c’è spessore oltre al bel visino e al bel corpicino, è la preziosa ed assai più erotica bellezza dell’esperienza e dell’intelligenza. Punto. Questo è il vero tesoro, caro signor Moix.

E poi ci meravigliamo se qualcuno manifesta la sua preoccupazione per quello che stiamo diventando in questo pazzo mondo!

 

Che vergogna…

L’ELEZZIONE DER PRESIDENTE

Un giorno tutti quanti l’animali
sottomessi ar lavoro
decisero d’elegge un Presidente
che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Società de li Majali,
la Società der Toro,
er Circolo der Basto e de la Soma,
la Lega indipennente
fra li Somari residenti a Roma;
eppoi la Fratellanza
de li Gatti soriani, de li Cani,
de li Cavalli senza vetturini,
la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte a l’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
de fasse elegge s’era messo addosso
la pelle d’un leone,
disse: — Bestie elettore, io so’ commosso:
la civirtà, la libbertà, er progresso…
ecco er vero programma che ciò io,
ch’è l’istesso der popolo! Per cui
voterete compatti er nome mio. —
Defatti venne eletto propio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
e allora solo er popolo bestione
s’accorse de lo sbajo
d’avé pijato un ciuccio p’un leone!
— Miffarolo! — Imbrojone! — Buvattaro!
— Ho pijato possesso:
— disse allora er Somaro — e nu’ la pianto
nemmanco se morite d’accidente.
Peggio pe’ voi che me ciavete messo!
Silenzio! e rispettate er Presidente!

(Trilussa)

A quel tempo il poeta non poteva sapere che nel XXI secolo, proprio ai giorni nostri, purtroppo i Somari sarebbero stati in tre…

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Nonna Maria

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Nonna era nata a Roma il 20 settembre del 1902, più di un secolo fa. Ieri avrebbe compiuto 116 anni!

I suoi genitori erano di Zagarolo, un piccolo paese dei Castelli Romani, ma lei ci teneva a dire che era nata a Roma per via del fatto che, soprattutto a quei tempi, gli abitanti dei paesi erano considerati “burini” (detto romano per definire la categoria dei nati nei paesi limitrofi).

Secondogenita di cinque figli, conobbe mio nonno, più grande di lei di circa 10 anni, nella trattoria di famiglia nei pressi di Piazza Vittorio dove, quando non era a casa insieme alla sorella maggiore a badare ai fratelli più piccoli, andava ad aiutare la madre in cucina. Si innamorarono a prima vista! Nonno era un buon partito, un ferroviere, nonna aveva solo 18 anni.

Da quel matrimonio nacquero tre figli maschi. Nonna desiderava tanto una femmina, ma raccontava che dopo l’ultimo figlio, mio zio Carlo, che pesava quasi cinque chili, (il primo, zio Marcello, quattro e mezzo, il secondo, mio padre quattro) “presi dei rimedi per non soffrire più così tanto!”

Francesco, mio padre, fu il figlio che le diede più problemi. Un discolo, mi diceva. Da piccolo non stava mai fermo, un terremoto, da giovanotto un po’ scapestrato fino al  matrimonio con mia madre, che forse pensava ingenuamente di domarlo, avvenuto nel 1951.

Da quel matrimonio nacque la sottoscritta, la femmina che nonna tanto desiderava: prima nipote. Gli altri, ironia della sorte, tutti nipoti maschi! Quell’amore e quel desiderio per una bambina tenuto dentro per tanti anni, lo riversò su di me. Io ho contraccambiato fino al giorno della sua morte nel 1988.

Ho vissuto giornate, feste, vacanze con lei. Quasi sempre con lei ed il nonno. Mi ha trasmesso i veri valori della famiglia. Ricordo ancora le domeniche pomeriggio passate con gli zii e le zie, i fratelli, la sorella, cognati e cognate che si riunivano a turno nelle case per il tè delle cinque. Non mancavano pasticcini e crostate alla marmellata di nonna!

Chiacchierate, risate, racconti di un tempo andato che mi affascinavano e che non esistono più. Ma dopo tanti anni i ricordi sono ancora lì, stampati nella memoria.

La sua casa, vicina a quella della mia infanzia, non c’è più dalla sua morte. Da qualche mese non c’è più nemmeno la mia. Quando torno a Roma, nel mio quartiere, nella via dove ho vissuto per tanti anni, alzo gli occhi verso quelle finestre e penso…

Chissà nonna chi abita le nostre case? Comunque auguri nonna, ovunque tu sia!

 

 

 

 

19 luglio 1992…

Sono passati ormai 26 anni dalla strage di Via D’Amelio, dove persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e tutti i componenti della sua scorta, 26 lunghi anni senza una vera verità.

Oggi, alla luce del deposito della sentenza sul processo quater, il CSM si occuperà (speriamo…) di “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”.

“Sono state occultate responsabilità di soggetti per la strage, nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa Nostra e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del magistrato” (IlFattoQuotidiano.it).

Sapremo mai la verità? Intanto, per il prossimo 19 luglio chi sa comincerà, come ogni anno da quel tragico episodio, con ipocrisia e senza alcun imbarazzo, a prepararsi per le commemorazioni…

Nel 2012, proprio in occasione del ricordo della morte di un amico…

Caro Paolo,

oggi siamo quì a commemorarti in forma privata perchè più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via d’Amelio.

Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, qualche personaggio la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.

E, come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l’anima…

Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio e di concederci la grazia di tacere, perchè pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.

Voi che a null’altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perchè questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perchè parole come Stato, come Giustizia, come Legalità acquistassero finalmente un significato ed un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato Paese…”

(stralcio dal discorso del procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, letto nel 2012 a venti anni dall’eccidio di Via D’Amelio dove persero la vita oltre al Giudice Borsellino, i cinque agenti della sua scorta).

L’Italia non è il Paese dei misteri, ma il Paese dei segreti… io so che tu sai che lui sa…

 

Notte prima degli esami

Eh sì, me lo ricordo l’esame di maturità, nonostante siano passati un bel po’ di anni…

Quella sensazione di non sapere niente, di non aver studiato a sufficienza, di non essere abbastanza pallida, con la febbre a 38, da convincere la commissione ad avere un po’ di umanità per la mia condizione fisica.

Mi ricordo i vocabolari pesanti, la campanella che ha un suono diverso dai cinque anni precedenti e i banchi disposti in corridoio, protetti dalla statua di Cesare Augusto che, sicuramente, è ancora lì con il braccio proteso in avanti, quasi volesse indicare il futuro verso cui guardare…

Ricordo la mattina degli orali: la scelta del vestito giusto, un filo di trucco e quel tragitto fatto migliaia di volte da casa a scuola e diventato improvvisamente un percorso faticoso e sconosciuto…

E poi la “chiamata” e quella sedia solitaria davanti ad occhi ed orecchie estranee, mentre dietro di me i compagni di classe facevano da mantello.

Ricordo il prof. di greco, un tipo strano, molto anziano davanti ai miei occhi di allora. E quella domanda… – Sig.na, mi parli del “pomo d’oro”… a proposito, Lei sa quanto costano i pomodori al mercato?”

Risate trattenute, risposte esaurienti, forse buttate lì a caso. E quella stretta finale di mano, la prima di tante strette di mano, di tante sedie scomode, di tanti occhi ed orecchie estranei.

E, alla fine, quel senso di leggerezza e la voglia di lanciare via i libri e correre incontro alla vita!

Perchè l’esame di maturità è l’inizio dell’avventura, è il momento dei sogni e dei progetti e del domani che tende la mano…

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Ho visto cose che voi umani…

Ho visto cose che voi umani… monologo pronunciato dall’androide nel film di fantascienza Blade Runner, diretto da Ridley Scott.

Un mondo fantascientifico è quello che stiamo vivendo in questi giorni drammatici, viviamo cose che non abbiamo mai vissuto…

Democrazia: dal greco antico dèmos, popolo e kràtos, potere, etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, o indirettamente, dal popolo, generalmente identificato con l’insieme dei cittadini che ricorrono ad una votazione.

In queste ore si parla a profusione di colpe, di inganni, di tradimenti, di Borse in rosso, di spread che sale, ma il punto vero è che c’è la netta impressione che TUTTO abbia pesato  nel non dare un governo di cambiamento al nostro Paese, fuorchè la maggioranza dei voti espressi dai cittadini. E questo mi preoccupa molto.

Penso che sarà difficile, nonostante siamo tacciati di memoria corta, dimenticare tutto questo.

Nel frattempo mi consolo con le bimbe ed i loro brillanti risultati!

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Terzo e primo posto gare nazionali.

 

Ginnastica artistica

La ginnastica artistica è una disciplina della ginnastica ed uno sport individuale olimpico, sia maschile sia femminile.

L’atleta di tale disciplina, il ginnasta, deve essere dotato di forza e velocità, elevata mobilità articolare, e deve sostenere un allenamento molto intenso per perfezionare i numerosissimi elementi di coordinazione (alcuni dei quali controintuitivi, come i salti all’indietro).

Le origini della ginnastica artistica sono molto antiche; si possono individuare in diverse culture, quali quella cineseegizia e micenea.

Per quanto riguarda i Greci, la ginnastica fu prima praticata dai Dori. Si deve però precisare che gli antichi, per «ginnastica artistica» (corpo libero ed attrezzi), non intendevano quello che intendiamo noi oggi, bensì quegli esercizi fisici che corrispondono all’attuale atletica leggera, alla lotta, al pugilato. La ginnastica non incontrò eccessivo favore nell’età romana. I romani, che pure non disprezzavano gli esercizi fisici in funzione militare, non apprezzavano la ginnastica perché la ritenevano propria degli schiavi o degli stranieri e perché erano contrari a mostrarsi nudi in pubblico.

Nelle competizioni sportive dell’odierna ginnastica artistica gli attrezzi utilizzati dalle atlete femminili sono: parallele simmetriche, costituite da due staggi, composti da strati di diversa flessibilità in legno e solitamente dotati di anima metallica, regolabili a diverse altezze. Al ginnasta viene richiesta una serie di evoluzioni al loro interno, senza mai toccare il suolo con i piedi, ma sfruttando l’oscillazione sulle braccia, sulla base della quale si sviluppano passaggi in verticale fra staggi, salti, ed infine l’uscita dall’attrezzo.  Asimmetriche, sono un attrezzo che richiede soprattutto forza nelle braccia. Le ginnaste eseguono movimenti in gran velocità e i passaggi più spettacolari sono quelli caratterizzati dai grandi salti con ripresa dello stesso staggio oppure passando da uno staggio all’altro. L’esercizio inizia con un’entrata e termina con un’uscita, nella quale la ginnasta si stacca definitivamente dallo staggio ed atterra sul tappeto.

Trave, è un attrezzo su cui l’atleta deve eseguire una routine composta da salti, elementi acrobatici, giri ed elementi artistici.  L’esercizio inizia con un’entrata e termina con un’uscita, nella quale la ginnasta si stacca definitivamente dallo staggio ed atterra sul tappeto. Completano la competizione il volteggio ed il corpo libero.

La prossima settimana, come ogni anno, si svolgeranno a Lignano Sabbiadoro le gare nazionali di ginnastica artistica, categoria junior.

In bocca al lupo piccole e… tornate vincitrici! Come sempre.

 

Poi sarà la volta delle vostre cuginette!

 

 

I limoni di Ischia

Il gelo di limone è una ricetta siciliana che ho provato a fare dopo aver comprato, durante una breve gita nell’isola di Ischia, dei limoni profumatissimi.

Arance e limoni sono quasi sempre gli ingredienti che uso per le mie ricette dolci. Il profumo che emanano mi ricorda la Sicilia, un’isola che, insieme alla Sardegna, adoro.

Se trovate dei limoni non trattati, la ricetta è facilissima.

Ingredienti:

2 limoni

120 gr. di zucchero,

40 gr. amido di mais

400 ml. di acqua

qualche fogliolina di menta.

Procedere in questo modo. Con un pelapatate togliere le scorze dei limoni e lasciarle a bagno per circa 6/7 ore. Filtrare aggiungendo il succo dei due limoni. A parte mescolare zucchero ed amido di mais ed aggiungerlo alla parte liquida. Trasferire il tutto sul fuoco a fiamma bassa. Mescolare continuamente per non formare grumi, ci vorranno circa 5 minuti per addensare. Versare il composto in 4 stampini e trasferire in frigo per circa 5/6 ore. Ultimare con una fogliolina di menta.

Mi fa pensare all’estate… che quì non è arrivata nemmeno primavera!

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Quanta verità…

“È un Paese così diviso, l’Italia. Così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali!

Si odiano anche all’interno dei partiti, in Italia. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo, perdio! Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali. Alla propria carrieruccia, alla propria gloriuccia, alla propria popolarità di periferia.

Pei propri interessi personali si fanno i dispetti, si tradiscono, si accusano, si sputtanano.”
(Oriana Fallaci)

Quanto dovremo andare ancora avanti?