Sono solo canzonette…

Ieri notte ho sognato mio nonno.
Da ragazza mi capitava spesso di accompagnarlo nelle sue passeggiate mattutine e non era raro passare qualche ora a discutere dei problemi della vita su una panchina, vicino alla ferrovia.
Mi affascinavano i suoi racconti, le storie che avevano un sapore antico.
Mi raccontava episodi di guerra (aveva partecipato, poco più che ventenne, a quella “grande” del 15/18), episodi che spesso affioravano nei suoi ricordi.
A casa, poi, ciclicamente mi mostrava fiero la medaglia ricevuta e l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica che riteneva fosse il giusto riconoscimento dello Stato per i servizi resi.
Non pretendeva e non cercava altro: Cavaliere, pensionato autoferrotramviere ed un distintivo da mostrare con orgoglio, sul bavero della giacca indossata la domenica, che lo faceva sentire migliore e speciale.
E così era, forse, negli anni d’oro della rinascita dell’Italia dal disastro delle guerre, prima che il ’68 e, successivamente, l’inizio del boom economico, della globalizzazione, modificassero schemi, atteggiamenti e valori.
Cavaliere, Commendatore, Grand’Ufficiale, Dame, ecc. ecc., divennero ben presto solo patacche da esibire nei salotti della politica.
Poi, tra cicli e ricicli storici, è arrivato il Presidente Ciampi: il Risorgimento, l’inno, la bandiera, la Patria e l’importanza di un riconoscimento, dell'”onorificenza”.
Però il Paese cambia continuamente e al “popolo di poeti, guerrieri, scienziati, narratori e navigatori” si è preferito un “popolo di calciatori, musicisti, cabarettisti”…
Niente da obiettare, per carità, sulla laurea “honoris causae” tributata ad un Vasco o un Valentino Rossi, nè mi disturba pensare ad un Ramazzotti o una Pausini Cavalieri, o altre onorificenze elargite ad atleti e giocatori strapagati, ma sorrido ripensando a mio nonno ed ai suoi racconti.
“Caro nonno, in fondo siamo italiani, un po’ arlecchini, un po’ aspiranti grandi fratelli e come direbbe un altro famoso, forse anche lui Cavaliere: “sono solo canzonette”, che poi fa rima con barzellette…

Il “mio secondo mondo”


Ritorno dopo una settimana bianca, anzi “bianchissima”… è nevicato per sei giorni consecutivi. Riposo e spensieratezza.
Negli occhi il paesaggio magico di montagne e colline innevate.
E il silenzio, un silenzio ovattato, che porto ancora dentro di me.
Ogni tanto serve staccare la spina per assaporare una vita diversa.
Ma non ho potuto fare a meno di rituffarmi in questo “mio secondo mondo”, il blog, come l’ha definito la mia Zampamica.
Ha deciso di andarsene, forse per un po’, almeno spero, da questa realtà virtuale.
Mi dispiace moltissimo per questa sua pausa. Voglio dirle che “i pugni in faccia” spesso ci fanno riflettere, ma non sulle nostre “differenze”, differenze di religione, di cultura, di opinioni, di modi d’essere, bensì sull’atteggiamento da tenere nei confronti di persone estranee e lontane anni luce da sentimenti alquanto rari ai nostri giorni: la sensibilità e l’intelligenza.
Spero che Zampa torni, tramite questo “piacevole mezzo, ad arricchirsi”, ma soprattutto ad arricchirci con i suoi “servizi” dal medioriente e… non solo.
Grazie Zampamica e…a presto.

Un’emozionante e piacevole sorpresa, invece, nel blog salottiero dell’amica Vitty. “Leggendoci”, con il passar del tempo, riusciamo quasi a vederci, a conoscerci più a fondo… E non posso fare a meno di ringraziare alla mia maniera…

So’ commossa, emozzionata,
pe’ li versi de’ Cassandro,
dedicati ad un’amica
che festeggia er compleanno.

Mai nessuno in tanti anni
ha composto dolci rime
nè parenti o dongiovanni,
solo fiori e bianche trine.

Puro Vitty, co’ sorpresa
me regala ‘na poesia
me la leggo tutta presa…
te ringrazio amica mia.

Ner salotto de’ l’amici
ce ritorno volentieri
questo è er blog de’ li poeti
quelli veri e più sinceri!!

Strane depressioni…

Siamo tutti preoccupati dei nostri figli adolescenti: l’adolescenza, l’età della spensieratezza è diventata l’età dell’angoscia, per motivi non tutti chiari.
Così quando Roby un pomeriggio ha detto prima che era stanca, e poi, depressa, ho cominciato a preoccuparmi. Innamorata? Nooooooo!!!
Le ho chiesto allora cosa intendesse dire, e mi ha risposto:
“Ogni sforzo è inutile perchè alla fine…”
Alla fine???? E’ il durante che conta, le ho risposto, non la fine.
Mi è venuto un sospetto: come è possibile un simile sfogo di disperazione, quando un’ora prima, al telefono con l’amica, rideva e sghignazzava?
Dopo aver discusso un altro po’ del senso della vita, le ho chiesto di farmi degli esempi.
Alla fine ha sputato il rospo: perchè studiare?
Le ho risposto che nessuno pretende che lei lo faccia, ma in alternativa cosa propone? Silenzio.
Il punto è un altro: la depressione sta diventando una specie di scusa.
Il che non significa che non esiste: solo, si nasconde con più astuzia…

Cronache di ordinaria follia 2

L’assassinio di Don Andrea Santoro è stato ignorato dalla politica italiana.
Al massimo, sarà trasformato in un santino e pace alla sua anima!
Perchè questo silenzio? Questo occuparsi d’altro, come se la vita procedesse uguale a prima, senza sussulti.
Siamo di fronte ad uno scontro di civiltà, basta seguire la cronaca impazzita di queste ore, sfogliare le pagine dei giornali, guardare attoniti le immagini in televisione, immagini di fiamme islamiche.
Una frase significativa e, soprattutto, densa di pensieri per il nostro futuro, quella del premier dell’opposizione: “sarà il trionfo della mortadella!”
Proprio in questi giorni sarebbe stato meglio conservare la sua solita faccia mesta, invece di fare dello spirito!
Anche l’altro non è da meno.
Non si pronuncia, non si discosta dal solito clichè.
E così i due continuano a prendersi a schiaffi, parlano di salumi e di pensioni, di case, di banche e di meravigliosi governi.
Ma dell’omicidio di Trebisonda nulla. Cordoglio, molto cordoglio, certo, ma poi i leaders si ritirano, quel sangue lo lasciano al Papa.
Forse considerano il fatto troppo spirituale perchè la politica se ne occupi.
A cosa è servito andare sulla Luna, se stiamo precipitando nel buio del profondo Medioevo?

Cronaca di ordinaria follia

Domenica, 29 gennaio 2006

Se nella settimana in cui una città come Roma ricorda e rivive la tragedia della Shoah negli stadi si osa sbandierare oltraggiosamente i simboli dell’orrore con frasi infamanti, significa che si è completamente sgretolato e polverizzato quell’equilibrio delicatissimo che regola il mondo civile.
E non è solo un caso che sia capitato in uno stadio.
E’ un problema di cultura, di sensibilità soprattutto e bisognerebbe avere il coraggio, come ha fatto lo scrittore Alessandro Piperno, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, di dichiarare l’inutilità del Giorno della Memoria, visto che nei restanti 364 la coscienza collettiva non sembra ricordare quelle pagine in cui sono racchiuse le brutture della storia.
Bisognerebbe cercare di capire (e magari anche di spiegare) come sia possibile che, all’interno di uno stadio, simili nefandezze possano essere esposte con l’orgoglio bestiale di mostrarle e come mai nessuno, preposto al controllo, abbia nulla da obiettare.
In altri luoghi, insomma nell’Europa civile, per molto meno sono state sospese le partite di calcio.
Al contrario, nel nostro Paese, l'”Italietta” che in questi quattro anni di legislatura può competere, come dice qualcuno, con le altre grandi nazioni europee, si continua a giocare a pallone…

Riflessioni nel silenzio

Oggi tutto si muove in modo diverso, ma un tempo la vita conosceva altri ritmi, altre cadenze a noi sconosciute.
E’ pieno inverno, un inverno rigido. Sono in attesa del risveglio primaverile… quasi sospesa in una sorta di raccoglimento che lascia spazio ai pensieri. In casa c’è silenzio, in sottofondo il bisbigliare del vento contro i vetri. E’ l’atmosfera giusta per liberare l’anima, per fare un po’ di conti con la propria realtà, per guardare le mancanze altrui con indulgenza, imparare a dare prima di pretendere.
E’ tempo per capire che i figli non sono un nostro possesso, ma sono entrati nella vita attraverso noi perchè gli aiutassimo a trovare la strada, a discernere il bene dal male, a capire il linguaggio difficile, qualche volta anche un po’ oscuro, dell’amore.
E’ la natura che lo insegna: quando i piccoli sanno camminare, hanno imparato a volare ed è giusto che vadano ad esplorare altre strade, altri cieli.
Noi restiamo quì, in casa, ad aspettarli e le braccia, anche se molto stanche, avranno pur sempre la forza per un abbraccio.
Del resto lo facciamo anche noi: ci rifugiamo spiritualmente in qualcuno quando abbiamo bisogno di conforto e l’anima vuole ritrovarsi.
La stagione del silenzio sta per finire, ma è bello essere quì, pensare, meditare e lasciar fuori per un po’ i problemi, la fatica di ogni giorno e i momenti negativi. Quei momenti che fanno venir voglia di scappare via, ma per andare dove?
La nostra felicità è lì, imprigionata nella trama tenace di giorni non tutti felici, di gesti non sempre capiti, di amore non sempre ricambiato.
Ma forse la sfida è propria questa: difendere le briciole di felicità e riuscire ad impastare e cuocere un meraviglioso pane di vita, di affetti, di speranze, riflessioni e proponimenti.

Giocando con Vitty ai sette vizi capitali

Grazie Vitty,
acciuffo il testimone al volo… nonostante nemmeno io ami molto questo genere di “catene di S. Antonio”, ma bisogna anche divertirsi un po’.
Dunque giochiamo.

IRA
1. Chi è stata l’ultima persona con cui ti sei arrabbiato?
Mia figlia Giulia… non ne fa mai una giusta… ma
la carne è debole… lei può farmi o dirmi di tutto, la amo troppo!

2. Qual è la tua arma preferita?
Era. La ciavatta (pantofola – ndr)

3. Picchieresti una persona del sesso opposto?
MAI!

4. E dello stesso?
MAI! Oddio, poi dipende…

5. Chi è stata l’ultima persona che si è arrabbiata con te?
Mia figlia Roby. Solo per averle detto: “non fare tardi…”

6. Porti rancore?
Di solito no. Dipende dalle persone e dai fatti. Se sono gravi, non perdono.

PIGRIZIA
1. Qual è la cosa che dovresti fare giornalmente e che non
stai facendo?
E che altro dovrei fare???

2. Che ora era la volta in cui ti sei svegliato più tardi?
Tardi? Che vuol dire?

3. Qual è stata l’ultima scusa che hai usato per non fare qualcosa?
“So’ stanca…”

4. Cosa non fai mai per pigrizia?
Telefonare.

GOLA
1. Qual è la bevanda più buona che bevi?
Succo d’arancia… a litri.

2. Carne rossa o bianca?
Bianca, bianca. Rossa fa male.

3. Quanto alcool sei riuscito a bere in una sola volta?
Mezzo bicchiere di vino… e la testa girava, girava…

4. Sei mai stato da un dietologo?
Ci ho pensato più volte.

5. Preferisci del cibo dolce, salato o piccante?
Dolce, dolce…

6. Ti lecchi mai le dita dopo mangiato?
No, seguo il galateo.

LUSSURIA1. Quante persone hai visto nude?
Beh, un bel po’. Basta accendere la TV!

2. Quante persone ti hanno vista nuda?
Mia madre, mia nonna, le mie figlie e… dimenticavo, il marito.

3. Sei mai stato beccato mentre guardavi il seno o i genitali
della persona che avevi davanti?
No, di solito non mi faccio scorgere…

4. Qual è la parte del corpo che preferisci nell’altro?
Le mani.

AVARIZIA
1. Qual è il negozio dove spendi più soldi?
Di solito il supermercato…

2. Preferiresti essere ricco o famoso?
Ricco, senza ombra di dubbio.

3. Accetteresti un lavoro noioso se significasse tanti soldi?
No, mai.

SUPERBIA
1. Qual è una delle cose di cui sei fiero?
Le mie figlie. Sono così belle… tutte mamma…

2. Qual è una delle cose che hai fatto di cui son fieri i tuoi
genitori?
Bisognerebbe chiederlo a mia madre. Non me l’ha mai detto.

3. Ti hanno mai messo in secondo piano?
Hai voglia!!!L’importante è non arrendersi mai.

4. Hai mai fatto qualche concorso sapendo di essere migliore degli
altri partecipanti?
Sì, ma tanto se non hai i “calci” giusti….

INVIDIA1. Quale oggetto o persona di amici vorresti avere?
Nessuno. Vorrei solo un sentimento: l’ottimismo di Lory.

2. Se potessi essere qualcun altro, chi vorresti essere?
Renoir, Monet, Manet…

3. Hai mai desiderato cambiare una parte del tuo corpo?
Lo desidero ancora…

Ci fosse lo zampino del Dr. Freud… Comunque passo anch’io il testimone a chi vorrà giocare.

Amfortas
Giano
Piz
Zampadura

Riflessioni coniugali…

Nella vita contano soprattutto due cose: la salute e la voglia di lavorare.
Generalmente io ho la voglia di lavorare, in compenso mio marito gode di ottima salute.

Paragonando gli esseri umani al computer, le mogli memorizzano nel disco rigido: si ricordano di tutto quello che hai fatto fin nei minimi particolari. Gli uomini utilizzano solo la RAM: quando si addormentano perdono la cognizione di ogni cosa.

Una donna sa tutto dei suoi bambini: appuntamenti dal dottore, migliori amici, sogni, incubi, paure e speranze. Un uomo è vagamente a conoscenza di una persona ospite in casa, che gira sempre canale quando lui guarda lo sport.

Una donna si veste bene per fare shopping, dare acqua alle piante, buttare la spazzatura, rispondere al telefono, prendere la posta. Un uomo si veste bene soltanto per il suo matrimonio; per il suo funerale lo vestono bene gli altri!

Una donna sposa un uomo perando che cambi, e lui non cambierà. Un uomo sposa una donna sperando che non cambi, e lei cambierà.

La donna prima di entrare nella vasca da bagno si preoccupa di scegliere gli asciugamani in tinta con la bottiglia di crema idratante che userà dopo essersi asciugata. Un uomo, quando esce dalla vasca, non si preoccupa nemmeno di taccogliere l’asciugamano messo in terra per guadare il lago d’acqua che lo divide dalla porta.

Non me ne vogliano i “signori uomini”….

Un mondo in rosa….


Con il nuovo anno sento il bisogno di ascoltare qualche buona notizia e non solo annunci di disastri di ogni genere. Certo non bisogna chiudere gli occhi di fronte alle realtà di tutti i giorni, non ci possiamo sottrarre alle brutture che ci circondano, ma ho tanta voglia di credere al lato dolce della vita, nelle grandi come nelle piccole cose.
Per esempio, credo che si possano trovare delle alternative alle guerre sperando nella pace. Ci voglio credere.
E siccome non posso pensare che ci sia qualcuno che non si emozioni guardando la bellezza del mare, salendo su una montagna o guardando dei fiori, anche solo attraverso delle fotografie, credo proprio che il mondo si salverà.
Voglio cominciare a credere alle piccole cose, voglio cominciare a credere a piccoli sogni, sperando che prima o poi, si avvereranno.
A proposito di credere e avverarsi. Disapprovo chiunque dica ai bambini (e recentemente mi è capitato di sentirlo) che Babbo Natale o la Befana non esiste. Ma come? dico io. Questi due adorabili vecchietti sono esistiti per anni ed anni, ci abbiamo creduto ed era proprio la nostra cieca fiducia che anno dopo anno realizzava la magia.
Ricordo al mattino, dopo una notte insonne, con il cuore che batteva a mille, scalzi ed infreddoliti, ci affacciavamo in cucina e… sì, ce li aveva portati anche quest’anno i doni, segno che in fondo eravamo stati buoni e ci avevamo creduto. Secondo me è da quando si smette di credere a Babbo Natale o alla Befana che si comincia a non vedere più il mondo in rosa…
Quel primo disincanto, quel primo aprire gli occhi sulla realtà è una piccola, pericolosa dose di cinismo. Viva i magici vecchietti, dunque.
E viva tutte le favole, vere o finte che siano. Viva tutti quelli che hanno un sogno e lo realizzano non a spese degli altri.
Voglio augurarvi di essere tra questi. Io di sogni ne ho ancora tanti, mi aiutano a vivere…