Pensieri al tempo del coronavirus…

Settimo giorno di quarantena.

Questa mattina, durante la quotidiana e breve camminata, pensavo di essere fortunata, visto il temibile momento, perchè vivere in campagna tra boschi e stradine sterrate, diminuisce la sensazione di solitudine, a volte noia e spesso angoscia che ci sta facendo provare questa terribile epidemia i cui numeri salgono di giorno in giorno in tutto il globo terrestre.

In lontananza una persona cammina velocemente, un frettoloso e distante buongiorno, poi il deserto…

“Restate a casa”, stillicidio continuo, ma rassicurante.

E dopo cosa saremo? Come cambieremo veramente? E se cambieremo, ci scopriremo migliori?

Pensieri e dubbi e paure.

Rientro in casa e per un attimo ritorna la fiducia ed il sorriso guardando il messaggio di una delle mie nipotine che, in assenza di baci ed abbracci, mi consola così…

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5 pensieri riguardo “Pensieri al tempo del coronavirus…

  1. Il sorriso della tua bella nipotina è il miglior messaggio di speranza di uscire bene da questa terribile avventura!!! Capisco im tuoi stati d’animo nei quali mi riconosco in pieno!!!! Speriamo che ” quell’andrà tutto bene ” sia una felice profezia.

    Un bacio a te e alle tue bimbe ( nipotine ) ❤ ❤ ❤

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    1. Sapessi che tenerezza vedere quel suo sguardo così fiducioso, cara Vitty! Anche se sta diventando un po’ insofferente insieme alla sorella per il repentino cambio di stile di vita… abituate come sono alla scuola, ai compiti e, soprattutto, agli allenamenti giornalieri in palestra. Che periodo buio…

      Ormai ci si può vedere e sentire soltanto attraverso Skype o videochiamate! Come diceva ieri sera in una trasmissione il prof. Recalcati, finalmente questi strumenti tecnologici nell’era del COVID19 hanno un senso!

      Questo periodo sta diventando lungo e pesante…sicuramente sarà prolungato, purtroppo…

      Un grosso abbraccio carissima.

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  2. Cercherò, cara Mary, di rispondere alle tue, e anche nostre, domande, e cioè, alla fine di questa pandemia “cosa saremo? Come cambieremo veramente? E se cambieremo, ci scopriremo migliori?

    La risposta è nelle ultime strofe.

    Purtroppo il testo è in dialetto (ma tu un po’ di catanese lo mastichi, se non sbaglio), per cui invierò a seguire la relativa traduzione in lingua italiana (l’assenza di Alice, che saluto assai caramente, si fa sempre più sentire)

    TEST’ ‘E CUCUZZA

    Nuddu s’ aggiusta mancu cu’ la mazza
    … s’ arresta sempri di la stissa razza,

    sempri s’ arresta chiddu ca s’ ha statu
    … cu nasci tunnu nun mori quadratu!

    Pàrunu fissarii, ma è virità:
    ferma è ogni cosa ppi l’etternità!

    Cu è “test’ ‘e cucuzza” nasci e mori
    “test’ ‘e cucuzza”… stop…e nun po’ fari
    nenti di nenti… S’arriposa ‘u cori?…
    ‘u suli si nni va ppi nun turnari?

    Càngiulu si’ ci ‘a fai a chiddu ca
    pens’ e’ campàri senza… fari sessu,
    forsi cunvintu ca… ‘ddi “cosi ddà”
    nun hanu cu la vita “vera” nessu?!
    ——
    (Variante)
    Càngiulu si’ ci ‘a fai a chiddu ca
    pensa ca senza fùttiri è campari,
    forsi cunvintu ca… ‘ddi “cosi ddà”
    nni fici “u Signuruzzu ppi sghizzari.
    —-
    E mancu ‘a cangi, sai, chidda ca cridi
    d’ essiri a sissannt’anni comu a quaddu
    vint’anni aveva, e perciò la vidi

    fingìrisi picciotta tuttu l’annu,
    e nun s’ accorgi ca ppi quantu ‘a stiri
    ‘a peddi penni… ca ‘u tempu è tirannu.

    … comu chidda ca jetta sempri vuci,
    cridennu ch’è ‘mpurtanti fari ‘u Duci,

    ca vali sulu si fa vucitària
    … e a testa sutta appoi e a peri all’aria

    finisci comu a “chiddu!” Ma tant’è:
    è sempri asu l’asu, e Re… ‘u Re.

    Sta’ tuttu scrittu ‘nto DNA:
    … cu è test’ e’ cucuzza puri ca

    stùdia, s’industria, leggi, scrivi, cunta,
    cche ferri smurritìa, munta e smunta…

    resta com’ era prima… nun ci ‘a fa
    a ddivintari megghiu… Tuttu ccà!

    Già si diceva: “quantu voi smazza!
    … mistura mettaccìnni ‘na visazza…

    falla comu la voi… sempri è cucuzza!”
    Nun pò’ lu jaddu addivintari nuzza

    . . . comu mènnula amara mai po’
    sapìri d’ alivetti o di totò!

    Ma forsi no. Forsi cangeremu
    ora ca arrivò di botti ‘u
    Coronavirus, (a pinsarci tremu),
    e ‘i spiritusi n ‘e facemu chiù,

    l’ali n ‘i calàmu, e ni mittemu
    ‘a cura a menzu a l’ anchi’, e chiui: “Sciùùùù. . .
    iù sugnu ‘u megghiu ‘i tutti” no dicemu!

    Tutti pari ‘nta stissa varca semu!

    Perciò rimamu . . . e nuddu faccia ‘u scemu!

    (Cassandro)

    TESTA DI ZUCCA

    Nessuno si modifica neppure a colpi di la mazza
    … si resta sempre della stessa tipologia,

    si resta sempre quello che si è sempre stato
    … ciò che nasce di forma rotonda non muore di forma quadrata!

    Sembrano fesserie, ma è verità:
    ferma è ogni cosa per l’eternità!

    Colui che è “testa di zucca” nasce e muore
    “testa di zucca”… stop… e non può fare
    niente di niente… Si riposa il cuore?…
    il sole se ne va per non tornare più?

    Modificalo se ci riesci colui che
    pensa di vivere senza fare sesso,
    forse convinto che quelle cose là,
    non hanno alcun rapporto con la vita “vera”, degna di questo nome.

    —-
    (Variante)

    Modificalo se ci riesci colui che
    pensa che senza fare l’amore sia vivere,
    forse convinto che “quelle cose là”,
    Dio le abbia create per burla.
    —-

    E neppure la modifichi, sai, colei che crede
    di essere a sessant’anni come quando
    venti anni aveva, e perciò la vedi

    comportarsi da giovane tutto l’anno,
    e non si accorge che per quanto la si stiri
    la pelle pende, in quanto il tempo è tiranno.

    … come colei che sempre parla a voce altissima,
    ritenendo che sia cosa importante comportarsi come il Duce,

    che vale in famiglia solo se è una donna che grida,
    … e a testa in giù poi e con i piedi in aria

    finisce come quello. Ma tant’è:
    è sempre asso l’asso e il Re… Re.

    Sta tutto scritto nel DNA:
    chi è “mezzo cetriolo” pure se

    studia, s’industria, legge, scrive, calcola,
    si affatica con gli strumenti, monta e smonta…

    resta come era prima… non ce la fa
    a migliorare… Tutto qua!

    Già in passato si diceva: “per quanto lo ritieni stancati pure
    … ingredienti mettine pure moltissimi…

    cucinala come voi… sempre zucca resta!”
    Non può il gallo trasformarsi in tacchino

    . . . come la mandorla amara giammai può
    avere il sapore delle ” olivette di S. Agata ” o di “Totó”!

    Ma forse no. Forse cambieremo
    ora che è arrivato di botto il
    Coronavirus, (a pensarci tremo),
    e gli spiritosi non li facciamo più,

    le ali abbasseremo e quindi metteremo
    la coda in mezzo alle gambe, e inoltre: “Sciù . . .
    io sono il migliore di tutti ” più non diremo!

    Tutti quanti nella stessa barca stiamo!

    Perciò remiamo . . . e nessuno tenti di fare il furbo!

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  3. Già, caro Cassandro, Alice manca tanto e sembra sparita nell’etere… ma tornerà, vedrai.

    Intanto devo dirti che molte parole dei tuoi versi sono riuscita a tradurli, anche perchè in dialetto romano la zucca viene tradotta in “cocuzza”! Ma non è la sola parola che sono riuscita a capire, grazie anche ai lontani ricordi delle vacanze in quel di Letojanni e grazie soprattutto a te e Sergio che ogni tanto ci regalate versi in dialetto siciliano e piano… piano s’impara!

    Tu dici che “siamo tutti nella stessa barca”, che “forse cambieremo”, ma non ne sono così sicura, sai?

    Mi sto accorgendo che purtroppo devo darti ragione quando…

    “si resta sempre quello che si è sempre stato
    … ciò che nasce di forma rotonda non muore di forma quadrata!”

    Ancora oggi, nonostante i ripetuti proclami a non uscire e “state a casa”, nonostante le sanzioni, c’è gente che non rispetta i divieti, mettendo a rischio contagi su contagi, alla faccia del buon senso civico! Gente che non riesce a cambiare le proprie abitudini, come la maggior parte fa con spirito di sacrificio, perchè egoisticamente non accetta con sfrontatezza di rinunciare a nulla. E allora…

    “Colui che è “testa di zucca” nasce e muore
    “testa di zucca”…

    Noi intanto “remiamo” insieme mio caro!! Un abbraccio.

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  4. In tempo per aggiungere, cara Mary, l’ultimo verso di speranza alla poesia di cui sopra, e cioè:

    “Luntanu è ‘u portu, ma ci arriveremu”.

    nonché la relativa traduzione, pure se tu già sei esperta di questo dialetto

    “Lontano è il porto, ma ci arriveremo”

    Buona serata a te e famiglia,

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