Permette un ballo?

casa_cura

Sulle note melodiche di una vecchia canzone ho ballato con Amedeo, il professore di musica delle scuole medie. E’ quì da circa due anni. E’ arrivato dopo mia madre.

Vede l’unica figlia e i nipoti molto di rado, lei vive a Torino. Ha perso un figlio di 19 anni, tanti, tanti anni fa.

Oggi pomeriggio, come tutte le settimane, le canzoni allietano la monotona esistenza degli abitanti della Casa di Riposo.

Elda, dietro di me,  mi bussa sulle spalle mentre ascolto la musica, cerca le mie mani per stringerle affettuosamente. La collana di perle sul maglioncino beige non manca mai. Forse la indossa anche quando va a dormire.

Vuole parlare e i suoi discorsi strampalati mi divertono e mi rendono triste allo stesso tempo. Sua figlia vive a Roma e non ha tempo di venire spesso.

Caterina non ascolta la musica. Vaga incerta per le stanze, gli occhi hanno lo sguardo altrove.

Maria, la romana come la chiamano, oggi non ha voglia di cantare. Spesso la vedo piangere e dire che ha voglia di tornare a casa sua. Conosce tutte le canzoni romane… ma oggi no, non ha voglia. Ha avuto un ictus. E’ arrivata all’istituto due anni fa, su una sedia a rotelle e la testa che guardava continuamente in basso. Ora cammina, trema un po’… è il cuore che non va, mi dice.

Una mattina i figli si sono presentati con due valigie. Mai più visti.

Ettore dorme, nonostante il frastuono della musica. E’ un ex calciatore, alto, fisico asciutto. E’ la testa che sta da un’altra parte… Ha sempre fame e non ricorda mai dov’è la sua stanza.

Rosina prima di Natale è caduta. Una caduta stupida per una signora che non sta mai ferma. Frattura multipla del femore. Dopo l’intervento non ha voluto fare fisioterapia. Testarda! Ora passa il suo tempo su una sedia a rotelle e chiama sempre sua madre.

Pina, Teresa, Salvatore, Mattia… ognuno con la sua storia da raccontare.

E poi mia madre, chiusa nel suo mondo, un mondo che non è più fatto nemmeno di ricordi. Spariti. Tutti.

Mentre ballo mi fa dei cenni con la mano, continuamente. Le sorrido, cercando di coinvolgerla nel divertimento e nella musica. Ma lei non riesce a condividere. Mai.

Non è la malattia, che distrugge anche chi le sta ogni giorno accanto. E’ il suo modo d’essere, lo è sempre stato.

Sola, sempre sola in mezzo a tanti…

 

18 pensieri riguardo “Permette un ballo?

  1. Mi si stringe il cuore a leggere queste storie! Che brutta bestia la vecchiaia quando è così. Lavorare tutta una vita mandare avanti una famiglia, crescere dei figli, fargli studiare…per poi ritrovarsi così .. non è bello, non è giusto! Un abbraccio ideale a tutti e uno speciale a te che sono certa, porti sole e affetto a quelle persone. ❤

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    1. Vero, cara Vitty, il cuore ti si stringe quando esci da lì, purtroppo. Vedere tante persone anziane, tutte con il loro percorso di vita, pensare alle loro famiglie, forse un tempo felici ed assistere, impotenti, al loro abbandono, fa molto male.

      Ognuno di noi ha i propri problemi, ognuno di noi è preso dal tran tran quotidiano, ma abbandonare il proprio congiunto è puro egoismo! Non ci sono scuse che tengano.

      Forse ho la fortuna di abitare vicino a questo Istituto, ma anche se avessi dovuto fare chilometri e chilometri, mi sarei comportata come sto facendo. Portare un sorriso, un abbraccio e spesso dei dolcetti a queste persone, oltre a mia madre, li rende felici!

      Ciao carissima.

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    1. Cara Elena, purtroppo non è fantasia, ma realtà. E’ ormai risaputo che l’abbandono delle persone anziane è un grosso problema. Mia madre viveva da sola a Roma, ma la sua salute cominciava a preoccuparci.

      Avendo un carattere particolare, abbiamo dovuto cambiare diverse badanti. Alla fine è stata sua la decisione di andare in una casa di riposo. Ormai sono quasi quattro anni che vive in questo istituto proprio vicino a me.

      Purtroppo, dopo un anno, è stata colpita da un ictus e questo l’ha portata ad una progressiva demenza senile. Ma ha anche una bella età, 93 anni. Rispetto alle altre persone anziane che vivono in questa struttura, lei è una donna fortunata perchè io vado quasi tutti i giorni. Qualche volta anche i miei fratelli.

      Ma gli altri? E’ davvero triste…

      Ciao e grazie per essere passata.

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      1. Sei una persona incantevole, oltre a dedicarti alla tua mamma hai anche un gesto di tenerezza per le altre persone che si trovano lì (ripeto: forse l’unico momento piacevole della loro giornata). Sono felice di averti “incontrata”, lo sai vero?! Un abbraccio pieno di ammirazione, Elena

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      1. Capisco, ma non devi scusarti. Ci sono momenti come questi. Dobbiamo metterli in conto. Ho sempre avuto particolare attenzione per gli anziani. Sono il nostro passato, con la loro vita, l’esperienza, le radici, la cultura, i ricordi, le tradizioni, i racconti della loro gioventù e di un mondo scomparso. Ma sono anche il nostro futuro perché sono quello che diventeremo anche noi un giorno. Ecco perché dovremmo guardarli con particolare attenzione ed affetto. Sono cresciuto in un tempo in cui una delle prime cose che si insegnavano ai bambini era il rispetto per gli anziani. Oggi sono quasi un peso, da lasciare in un angolo, come vecchi mobili ingombranti. E’ un mondo che non capisco, faccio sempre più fatica a sopportarlo. Io e il mondo viviamo ormai come separati in casa. Ma evito di parlarne perché implica troppi aspetti che coinvolgono l’intero nostro sistema politico, culturale e sociale. Così. anch’io ogni tanto mi sfogo, ma niente di più. Un abbraccio a te ed a tua madre.

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  2. Cara Mary anche a me, come a Vitty, si stringe il cuore nel leggere le tue parole e mi tornano in mente tristi ricordi. E’ difficile commentare. Un grande abbraccio a tutte le persone che soffrono la solitudine, dovunque siano…❤

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  3. Cara Alice, mentre rispondevo ai commenti, ho ricevuto il tuo. Telepatia?

    Lo so, è difficile commentare, difficile trovare le parole. Il problema degli anziani è un grosso problema, soprattutto per quelli che vengono abbandonati come pacchi postali in attesa del loro fine vita. Basterebbe qualche piccolo sacrificio da parte delle famiglie per farli stare meglio e non far sentire loro la solitudine.

    Ciao carissima, a presto rileggerti.

    P.S. Ma come si fa quì su wordpress ad aggiungere faccine e cuoricini??

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    1. Anche stamattina sentivo un servizio del tg che parlava di maltrattamenti agli anziani in una casa di riposo. Come se non bastasse trovarsi fuori casa e tra estranei! Ti giuro la gente che maltratta persone in situazioni di fragilità, siano bambini o anziani, mi fa veramente orrore e penso che ci vorrebbero delle punizioni esemplari…altro che il minimizzare della casa di riposo agli sberleffi e alle sberle date da qualche “operatore” e documentate da telecamere! Guarda non ho parole (solo parolacce)…
      Invece per rispondere al tuo post scriptum, ti dico come faccio io. Scrivo da un notebook e quando voglio inserire una emoticon, pigio sul touchpad a destra, si apre una finestra e in alto c’è scritto emoji. Ci clicco sopra stavolta pigiando sul touchpad a sinistra e compaiono tutte le faccine che vuoi. Scegli, clicchi, ed il gioco è fatto. Non so se c’è un modo più rapido,io faccio così. Se hai dubbi chiedimi pure. Un saluto affettuoso.

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      1. Cara Alice, anch’io spesso leggo o guardo alla tv questi deplorevoli servizi sulle case di riposo. Senza parole… ma solo parolacce, come dici tu!

        Devo dirti che non ho di questi problemi, per fortuna! Conosco tutti gli operatori e le infermiere che lavorano dove è ricoverata mia madre. Ragazze e ragazzi che hanno tanta, tanta pazienza e che amano queste persone come fossero di famiglia. E di pazienza, credimi, ce ne vuole parecchia! Sarà perchè in un paese si conoscono un po’ tutti, sarà che diverse operatrici andavano a scuola, elementari e medie con le mie figlie, sarà che per fare un tale lavoro occorre esserci portati.

        Scusatemi per questo post, ma sono giorni un po’ così…

        Grazie per il suggerimento Alice, un abbraccio.

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  4. Carissima Mary, come ha scritto Alice, “E’ difficile commentare questo tuo post”, per essere struggente nella sua realtà e forse per la quasi ineluttabilità.

    All’inverso di come recita un noto post pubblicitario, quasi tutti (tranne persone sensibilissime come te, e i tuoi commentatori) “sono un’isola”. Non per nulla qualcuno a te noto ha scritto “Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera”. Solo che molte volte la notte tende troppo a tardare.

    E neppure si può dire “C’est la vie”, perché questa “vita” non è.

    Speriamo solo che “Il massimo Fattor” non condanni pure noi a ciò. Qualcuno un giorno mi ha detto “ Se vuoi augurare del male a qualcuno non dirgli mai ‘Possa muri’!, ma digli soltanto “Possa campa’ cent’anni!’ ”

    Per spezzare un poco la malinconia e la paura che questo tuo accorato post ha suscitato in me, mi piace pensare che se per caso dovesse succedere pure a me di finire in un Pensionato per lungo tempo (siamo tutti sotto la volta del Cielo!), mi auguro di incontrare lì qualcuno o qualcuna che conosco (no però Cassandro!), sempre che la memoria mi, o meglio ci, sorregga.

    Proprio due sere fa ho visto un gradevole spettacolo sul tema delle case di riposo al Teatro Manzoni di Roma, che forse conosci, intitolata “2 donne in fuga”, con una brava Fioretta Mari nella parte di una donna fuggita appunto da una “casa di riposo” (l’altra è Marisa Laurito in fuga per sfuggire dalle incombenze domestiche), che evidenziava in chiave simpaticamente rilassante il problema.

    Che faccio, Mary, inserisco in questo tuo serio post qualcosa di rilassante pure io, per smitizzare e tirare un sospiro di sollievo? Tieni presente che questa composizione è stata pensata tanto tanto tempo fa, quando pubblicavo i mei scritti allo scopo di fare sorridere i lettori.

    Se lo ritieni inopportuno, cancellalo subito e ti ringrazierò. Ciao.

    ENRICO ANDO’ E ANNA MACRI’

    La scena: un pensionato, tempo fa.
    L’oggetto: due dialoghi . . . così,
    fra amici e amiche della quarta età.
    Considerazioni: lì per lì,

    disorientamento . . . E sì! . . . perchè
    assieme a lor potrei tra un un po’
    trovarmici anch’io, pure se
    cerco di scongiurare tutto ciò.

    Speranze: beh . . . volar prima nel blu
    di dire quelle cose o suppergiù.

    ° ° °

    – “Te la ricordi, Enrico, la Macrì?”
    – “Parla più forte, non ci sento . . . Chiii?”

    – “Anna Macrì . . . quella collega che
    aveva stretto un feeling con te?”

    – “Con me? . . . Ah, sì . . . Sì, me la rammento! . . . Ahò!
    ne tieni di memoria, io no . . .

    Ma che ti vai a ricordare tu! . . .
    Anna Macrì . . . Chi ci pensava più!

    Carina, vero?”
    ___________ — “Càspita!”
    ______________________ — ” . . . Chissà,
    chissà che fine avrà mai fatto? . . . Mah!”

    ° ° °

    – “Anna, te lo ricordi, sì o no,
    quel tuo collega là . . . Enrico Andò?”

    – “Andòoo? . . . Ma certo, Andò . . . Ricordo che
    . . . sì, stemmo un poco insieme . . . Guarda, se

    non me lo avessi rievocato tu
    ma chi ci avrebbe mai pensato più?!

    Alto . . . coi baffi e con gli occhiali . . . ”
    _________________________________ — “Ma,
    questo così . . . non era Zappalà? . . .

    l’amico suo?!”
    _____________– “Vero . . . vero, sì! . . .
    Che fossi stata allor con questo qui?”

    ° ° °

    Finale: il tempo va senza pietà . . .
    riduce al buio tutto ciò che c’è
    – anche se sembra eterno – o ci sarà,
    senza che se ne scopra mai il perchè.

    In alto puoi salir quanto vuoi tu,
    gridare ai quattro venti: “io però . . . “,
    tanto discendi, prima o dopo, giù
    e in gola ti si spegne il “non ci sto!”

    Conclusione: arriverà il dì
    in cui . . . o sei Andò . . . o sei Macrì.

    (Sergio Sestolla)

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  5. Caro Sergio, perchè dovrei cancellare questa divertente poesia? Anzi, ti ringrazio perchè in questi giorni un po’ particolari, il tuo regalo mi ha fatto sorridere. Mi ricorda i discorsi “strampalati”di qualche persona che si trova proprio nel “Pensionato”!

    Alto . . . coi baffi e con gli occhiali . . . ”
    _________________________________ — “Ma,
    questo così . . . non era Zappalà? . . .

    l’amico suo?!”
    _____________– “Vero . . . vero, sì! . . .
    Che fossi stata allor con questo qui?”

    Purtroppo credo che la vecchiaia sia una brutta malattia, in molti casi quando ci si sente abbandonati dalla propria famiglia.

    …”E fu subito sera…” è una sera che spesso tarda a venire. E vivere così tanto a lungo non credo sia un bene, soprattutto per chi non ha più ricordi e fa tanta fatica nel continuare a vivere.

    Chissà cosa ha predestinato per noi il “massimo Fattor”? Ah, saperlo…E quanta ragione aveva quel tuo amico augurando di campare fino a cent’anni! Per carità, non ci voglio pensare…

    Sarebbe bello invece rincontrare (sempre se dovesse succedere…) gli amici di un tempo, tipo Cassandro, perchè no? La solitudine sarebbe meno opprimente. Magari una partita a carte, una commedia che potrebbe finalmente vedere la luce, una poesia al giorno da dedicare a qualche graziosa nonnina…

    Grazie amico mio per avermi regalato un sorriso…

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  6. Alla fine ciò che conta davvero è quella chioma “più bianca che bruna… che mai t’abbandona”. Mi è venuta in mente “Signora fortuna”, una vecchia canzone degli anni ’30 cantata da Carlo Buti. La ricordo benissimo, la ascoltavo alla radio da bambino, la imparai subito e la cantavo. Avevo una bella voce ed un’ottima memoria musicale. M ibastava sentire una canzone una volta per imparare la melodia e anche le parole. Forse per questo mi è rimasta la passione per le vecchie canzoni. Te la propongo e la dedico a tua madre…

    C’è un forte legame fra le vecchie canzoni e le persone anziane; perfetta rappresentazione del passare del tempo ed i ricordi di gioventù. Per dirti quanto sia forte questo legame, almeno per me, ti racconto questo breve episodio. Consentimelo, non parlo mai delle mie cose personali. oggi lo faccio.
    Molti anni fa, forse una trentina, vidi il film di Carlos Saura “Cria cuervos”. Nel film c’era una scena in cui la nipotina faceva ascoltare alla nonna una vecchia canzone su un disco a 78 giri, che ricordava alla nonna i tempi della gioventù. Ne fui affascinato, un po’ perché la canzone era molto bella, un po’ perché ‘ho sempre avuto un passione speciale per la musica spagnola. Era “Ay Maricruz” cantata da Imperio Argentina. il giorno dopo cercai di trovare la colonna sonora del film. Ma quella canzone non c’era. Non restava che una soluzione; andare in Spagna e cercarla. Infatti è quello che feci; una settimana a Barcellona. L’unico viaggio che ho fatto all’estero. Sono tornato con una decina di lp di musica varia e diversi spartiti per chitarra (suonavo già da 20 anni la chitarra classica). Non male, ma nonostante avessi fatto incetta di LP di vecchie canzoni spagnole, proprio quella non c’era. sono riuscito a risentirla solo qualche anno fa cercando su YouTube. Per tua curiosità, se vuoi, ecco il link:

    Purtroppo la canzone c’è, ma non c’è la scena del film in cui la nonna, seduta su una sedia a rotelle, ascolta commossa la sua canzone preferita, e guarda le foto della sua giovinezza. Pazienza, non si può avere tutto. Questa, invece, è Signora fortuna per tua madre, con un abbraccio. Prova a registrarla, fagliela sentire e vedi che effetto fa.

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  7. Lo so, non è proprio normale fare un viaggio in Spagna per cercare una canzone. Ma ho sempre avuto il sospetto di non essere proprio normale normale. Quindi tutto regolare. La canzone Signora fortuna era tanto famosa ed amata che la si poteva ascoltare speso alla radio ancora negli anni ’50, quando trasmettevano spesso vecchie canzoni degli anni ’30/’40. Ecco perché la conosco. Buona giornata.

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  8. Carissimo, grazie del tuo pensiero! Signora fortuna è la canzone che canticchiava mia nonna insieme a Reginella!
    La conosci?

    “Te si’ fatta ‘na vesta scullata, nu cappiello ca’ piume e ca’ rose,
    stive in miezzo a tre quattro sciantose e parlave o francese accussì…” (scusa il napoletano…)

    L’ho imparata da lei, da nonna Maria… tanti anni fa e l’ho riproposta alla mia insegnante, imparandola per bene, quando fino a due anni fa, prendevo lezioni di canto. Adoro le canzoni “di un tempo che fu…” e adoro soprattutto le canzoni romane, cantate da Gabriella Ferri.

    Sicuramente la farò ascoltare a mia madre, ma lei non ha avuto mai interesse, chissà se questa volta…
    Ti farò sapere se ha provato qualche emozione…

    Conoscevo già questa tua passione per le canzoni spagnole, sul tuo blog sono pubblicati diversi video presi da youtube. Poi, per quanto riguarda la normalità… caro amico mio, nessuno è perfetto!!

    Ti abbraccio, ma forte forte!!

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