Quando si sfida la natura…

Non passa giorno che la cronaca non ci dia notizie di incidenti accaduti in montagna ad alpinisti provetti o ad appassionati di cime e vette impervie.

L’ultima notizia è quella disastrosa accaduta sul K2, un’altra quella relativa alla morte di una suora che aveva organizzato un’escursione sulle montagne del Trentino.

I due alpinisti italiani, dispersi giorni fa sull’Himalaya, ormai saranno sani e salvi nelle loro case, ma porteranno il segno di una morte del compagno avvenuta proprio sotto i loro occhi.

Però – lo dico da signora un po’ pigra, che non scalerebbe nemmeno un letto a castello – tutto questo affannarsi su su per le montagne più inviolabili a me sembra una forma di nevrosi, più che un ritorno alla natura.

Himalaya significa "dimora delle nevi". E’ un nome poetico, ma è anche il suo destino.

E’ la casa della neve eterna, non la nostra. E la natura si può anche contemplare, non deve essere ad ogni costo domata e posseduta.

 

8 pensieri riguardo “Quando si sfida la natura…

  1. Anch’io la penso come te, però ho l’esempio di mia moglie alpinista (ad altri livelli, ovvio, però i suoi 6500 in Bolivia…): queste persone, nella stragrande maggiornaza dei casi, amano la montagna e non possono fare a meno di “sfidarla”, nonostante ne conoscano le insidie.
    Che dire, il massimo rischio che m’assumo io è di sentire la stecca di un tenore!
    Ciao 🙂

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  2. Mary, tu andresti d’accordo con mio figlio, quando gli abbiamo chiesto in che arma avrebbe voluto arruolarsi, con nostro grande stupore, ha risposto la fanteria. Al nostro perchè? ha risposto “Nell’aviazione si vola e volare è per gli uccelli. In marina si deve stare in mare e il mare è per i pesci. Io sono un essere umano, cammino sulla terra, quindi vado in fanteria”.

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  3. La montagna è tante cose: fatica, rischio, gioia, natura, fratellanza, leggersi dentro…Sono un polpo che ama le vette e chapeau ai 6500. Io vari 4500 delle nostre Alpi, prima che un ginocchio facesse le bizze.Bisogna affrontare la montagna seriamente, con una preparazione completa. I nostri sul K2 erano preparati, il rischio lo si porta dentro lo zaino.iulalaiu

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  4. Concordo in pieno con il figlio di Ariela. Però capisco che chi nasce in zona di montagna si porti appresso questa passione. Io che sono “gente di pianura”, non mi azzarderei mai a scalare una montagna. A ciascuno il suo. Buona giornata 🙂

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  5. Ciao cari amici, Giano anch’io capisco che la “gente di montagna” si porta addosso un amore ed una passione, l’importante è che non diventi poi una sfida.
    Octy, comprendo, ma se invece il rischio lo si lasciasse a casa?
    Ariela, dopo gli ululati montanari, sono contenta che qualcuno la pensi come me.
    Amfortas, in fatto di rischi, la pensiamo nello stesso modo. Addirittura in Bolivia?
    Violacolor, non capisco il paragone…

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