Amsterdam (II parte)

Usciamo in silenzio. Questo “alloggio segreto”, con le sue scale e scalette e le stanze buie, mi sta davanti con una forza ossessiva, come una grande trappola.
A piedi ripercorriamo la strada che ci ha portato al Museo, costeggiando il canale dove ormeggiano chiatte piene di fiori e piante.
Ho bisogno d’aria, di luce, di cielo, di gente e mi rendo conto della sofferenza che si prova quando si è costretti a fuggire e a nascondersi.
Entriamo in un eetcafès con grandi vetrate per uno spuntino: olive, pezzi di formaggio olandese con senape e bitter-ballen, polpettine di carne fritte e… naturalmente birra olandese.
Vorrei starmene quì, seduta a guardare la vita che scorre sulle facce della gente che passa.
Ma ci si incammina di nuovo: il pomeriggio è dedicato all’acquisto di souvenirs.
La pioggia è fastidiosa, ma vale la pena di arrivare al De Bijenkorf, in piazza Dam, il più conosciuto grande magazzino olandese, come l’Harrods a Londra. In questo periodo cè un intero piano dedicato alle decorazioni natalizie. Una meraviglia di luci e colori!
Decidiamo di tornare in albergo dopo cena.
Una delle immagini forti, ed aggiungo forse anche un po’ squallida, della moderna Amsterdam è quella delle prostitute vestite in modo succinto ed avvolte da luci rosse al neon. Come “oggetti del desiderio” ammiccano e tentano i passanti dalle vetrine. Siamo arrivati per caso nel quartiere a luci rosse.
Questa è una zona intersecata da una rete di stretti vicoli, dominati da sexy shop e club ambigui. Prima di partire, gli amici ci avevano parlato di questa “attrattiva” olandase come di una cosa divertente da non perdere, ma non ho trovato nulla di divertente negli sguardi e negli ammiccamenti di queste donne…
La gita volge quasi al termine. Riprendiamo il tram n. 4 per tornare in albergo, vicino alla Station RAI.
Sono le 23,30. Il cartello elettronico annuncia che il n. 4 passerà alle 23,32 e, puntuale come sempre, arriva affollato con il suo bigliettaio ed il suo conducente che ad ogni fermata annuncia al microfono dove siamo.
E’ buffo sentirli parlare da un capo all’altro tra di loro, ridono e scherzano, chissà cosa si raccontano.
Altro mondo, altra cultura, altra civiltà…
Domani si riparte per l’Italia. Appuntamento all’aereoporto di Fiumicino con Giulia, che arriva da Madrid.
Sono 20 giorni che non vediamo la nostra “cucciola”. Chissà se è un po’ cambiata.
Ma questa è un’altra storia…