Amsterdam (I parte)

Atterriamo all’aereoporto di Schiphol sotto una pioggia battente.
Sono le 17,00 ed è già notte fonda. Il tempo di cercare un taxi ed in dieci minuti ci troviamo davanti all’albergo.
Così inizia la mia gita di tre giorni ad Amsterdam, la più grande città del Nord Europa, un connubio di bellezza, serenità e squallore.
Tranquilla e allo stesso tempo turbolenta.
Leggo sulla guida che Amsterdam emerse nel 1200 circa dalle brume dei Paesi Bassi presso la foce del fiume Amstel e nacque come un villaggio di pescatori.
Ho fretta di tuffarmi per le vie centrali e rendermi conto di chi vive in questa città, gli usi e i costumi della gente che la abita.
E’ incredibile vedere persone di tutte le età sfrecciare in bicicletta, incuranti della pioggia. Sono abituati.
Nonostante sia una città relativamente piccola, ha un numero incredibile di musei e gallerie. La prima meta sarà di sicuro il Museo di Van Gogh.
Canali e corsi d’acqua sono attraversati da ponti stupendi e fiancheggiati da ricche dimore cittadine in stili architettonici vari. Mi ricorda Venezia…
Ci rilassiamo in un caffè a guardare le imbarcazioni che scivolano sull’acqua. Sembra che gli abitanti amino sostare e conversare, ad ogni ora del giorno e della notte, davanti ad un bicchiere di birra, buonissima!
Piazza Dam e Rembrandtplein sono le più caratteristiche. Si respira un’aria di libertà e tolleranza.
In ogni angolo di strada chioschi di narcisi, tulipani, lillà, giacinti, iris, dalie, macchie multicolori che non puoi fare a meno di ammirare e… comprare, naturalmente! 100 bulbi tra tulipani e narcisi da piantare in giardino.
C’è una coda lunghissima di persone questa mattina per entrare al Museo di Van Gogh, ma scorre veloce, sotto gli ombrelli, e finalmente entriamo.
E’ sempre un’emozione straordinaria trovarsi di fronte a tanti dipinti che conosci solo attraverso i libri… I Girasoli, La camera da letto di Arles, Corvi nel campo di grano.
Il pomeriggio, dopo una sosta, un hot-dog e patates frites (ci sono bancarelle in ogni angolo), ci lasciamo andare in tentazione davanti ad un panificio che espone dolci e leccornie varie.
Al diavolo la linea e il colesterolo! Ci aspetta una lunghissima camminata verso il mercato dei fiori (Ancora! dice il marito) ed il mercato delle pulci.
Penso già a domani, alla prossima meta in Prinsengracht 267, il nascondiglio segreto, durante l’occupazione nazista, di Anna Frank.
Dopo quasi due chilometri a piedi, arriviamo. Saliamo al secondo piano di questa costruzione che era, all’epoca, una fabbrica di marmellate e l’ufficio del padre. In una vetrina è esposto l’originale del diario, scritto da Anna. Entriamo nell’annesso, tramite il passaggio nascosto da una libreria girevole. Le camere ora sono vuote, salvo la stanza dove per due anni circa, si nascose invano tutta la famiglia Frank insieme ad altre quattro persone. Dopo una spiata,finirono tutti in campi di concentramento.
Ricordo di aver letto il diario ai tempi della scuola e la sensazione è ancora oggi una sensazione d’angoscia e di commozione.

19 novembre 1942
Innumerevoli amici e conoscenti sono in viaggio
verso una meta terribile.
Sera dopo sera passano le auto militari verdi o grigie.
Nessuno può sfuggire al proprio destino senza nascondersi.

I pregiudizi, la discriminazione e la violazione dei diritti dell’uomo esistono ancora oggi in tutto il mondo, purtroppo. In una bacheca leggo una toccante frase dello scrittore Primo Levi:

“Una singola Anne Frank desta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, ma la cui immagine è rimasta in ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere”.