Tristezza e dolore…

E’ passata una settimana.
Saperla lì dentro, da sola, nel buio eterno, lei che amava circondarsi di gente e di luce, stroncata dal “male del secolo”, consumata dalla malattia nel giro di pochi mesi, mi fa sentire impotente e triste.
Cosa si prova quando pensi di avere una lunga vita da vivere e ti dicono, invece, che la tua fine sta per arrivare?
Quali pensieri attraversano la tua mente quando senti che stai per lasciare la tua vita terrena?
La morte è solo l’arrendersi alla vita?
E’ difficile riuscire a superare questo momento di tristezza e di dolore.
Difficile dire qualcosa che si ha dentro, esprimere pensieri e sentimenti che scuotono comunque una parte nostra intima e discreta.
E scrivere è più doloroso che parlare. Ti obbliga a mettere in gioco qualcosa di molto profondo, qualcosa che terresti tranquillamente da parte, nel tuo io.
Il viso e la voce invece, sanno nascondere, sanno dire, non riflettono.
Così, a volte, sembro dura, senza cuore, ma è solo un darmi coraggio.
Dopo la notizia di venerdì scorso, con gli occhi asciutti, ho confortato Serena, una ragazza di venti anni. Mia figlia, tra i singhiozzi, mi guardava esterefatta…

LA MASCHERA

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.

Sta da vent’anni sopra un credenzone
quella maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.

Una vorta je chiesi: – E come fai
a conservà lo stesso bonumore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core! –

La Maschera rispose: – E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa invece come me, ch’ho sempre riso,
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà… –

D’allora in poi nasconno li dolori
de dietro a un’allegria de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega dell’umanità.

(Trilussa)