La felicità un anno dopo…

In un post precedente, esattamente di un anno fa, parlavo della felicità, sentimento difficile da spiegare essendo un concetto talmente personale che nessuno mai potrà dare una risposta esauriente.
Forse per essere felici bisogna conoscere se stessi, sapere quali sono i propri limiti e le proprie potenzialità.
Le false prospettive non danno gioie.
Ma è possibile essere felici oggi? a questa domanda, credo di poter rispondere che ognuno vive nel suo tempo e nel suo luogo.
Una cosa che mi rende felice, per esempio, è scrivere. Non so distinguere se è felicità o serenità, ma quando riesco a spaziare con la fantasia dopo sono in pace con me stessa.
Credo ancora nella favole, nonostante gli anni abbiano portato spesso disillusioni.
Le favole sono le metafore più strazianti e più vere per raccontare la vita.
Ma a volte ho l’impressione, il sospetto di sembrare ridicola. Paura di qualcuno che mi prenda per un orecchio e mi dica: ma sei scema?
Ma, sempre a proposito di favole, ho letto questa curiosità.
Si dice che i campioni di felicità sono i Dogon, un’etnia sperduta nel deserto africano. Trecento persone che, nonostante la povertà, sono allegre e serene. Il segreto? Una perfetta armonia con l’ambiente, un grande rispetto per i bambini, vissuti come l’incarnazione degli antenati ed una compagnia di buffoni-iniziati incaricati di “aprire la dimensione del mondo a rovescio” distribuendo sorrisi e scherzi.
Sarà una favola o una realtà?