Colloqui a scuola: servono a qualcosa?

Venerdì: terza giornata di colloqui scolastici.
File interminabili.
Ci si prenota seguendo una numerazione progressiva, o fittizia?
C’è sempre qualcuno che si spaccia per un altro.
“Lei è Tizio? Che numero è?”
“Sì, sono Tizio” ed entra per parlare con il professore di italiano. Poi esce salutando. Educato.
Invece poi si scopre che è Caio, perchè il vero Tizio, dopo aver vagato per i corridoi labirintici dell’Istituto, arriva e pretende, a ragione, di entrare.
Ascolto la gente nell’attesa del mio turno.
Un cicaleccio assordante. I genitori parlano, parlano dei propri figli; qualcuno addirittura urla per sovrastare altre voci.
Si lamentano soprattutto dello strano sistema di ricevimento professori.
Bisognerebbe organizzarsi diversamente, suggeriscono. Ma come?
E’ antipatico fare file, a pochi piace aspettare pazientemente il proprio turno, parecchi hanno difficoltà a chiedere permessi, specie per tre giorni di fila. Gli alunni sono tanti, le sezioni ed i professori anche.
Ascolto e credo che questo ulteriore sacrificio, dopotutto, glielo dobbiamo ai nostri figli. Oggi più che mai devono essere seguiti e tanto.
Per non perderli e per non perdersi tra le mille difficoltà che incontrano sul loro cammino verso il futuro.
Le frasi degli insegnanti sono sempre le stesse. Opinione generale: scarso interessamento alle materie scolastiche, passività, demotivazione.
Da cosa dipende? Di chi è la colpa?

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