Lettera aperta al Mago

Ieri mattina, leggendo il post del mio amico Mago, ho scoperto che veramente è un prestigiatore ed un artista di mestiere, oltre che essere una persona sensibilissima ai vari problemi che assillano l’umanità.
Ed allora, vista questa sua propensione per il prossimo, mi è venuta una voglia pazzesca di chiedergli di farmi sparire, con le sue arti magiche, per un po’ di tempo da questa vita sempre meno stimolante.
Pienamente cosciente delle grandi catastrofi che sta subendo il mondo intero, guerre, fame, terrorismo, odio, paura, non riesco ad essere però spettatrice impassibile su quello che sarà il “mio domani”, il domani di una donna ancora giovane e con tanti buoni propositi in questo particolare momento alquanto vacillanti.
Vedo i miei sogni svanire ad uno ad uno, non faccio altro che macerarmi negli errori commessi, ho voluto riunire una famiglia che viveva metà in una piccola provincia e metà in una grande città, volevo una famiglia normale, tutti insieme ad assaporare gioie e dolori, volevo ricostruire un rapporto forse mai esistito con i miei genitori, volevo ritrovarmi e ricordarmi ragazza nel quartiere della mia città, volevo la confusione, il caos, le luci, il via vai continuo della gente bella, brutta, anonima, dopo undici anni – sembra quasi assurdo – di silenzio e solitudine nella campagna.
E invece…
Mia figlia, la più grande, trasferitasi in città per studiare, ha preferito continuare a vivere dalla nonna; tra lo studio ed un lavoro saltuario, tra un amore e l’altro, vive la sua vita autonomamente, tra alti e bassi e la sua mamma esiste quando occorre tirarla su da questi “bassi”.
La seconda, dopo tre anni, non riesce ancora a trovare una sua dimensione nella nuova scuola, nella città, nella nuova casa, certo piccola rispetto ai grandi spazi a cui era abituata e mi rimprovera in continuazione di averla sradicata dal piccolo centro dove si sentiva più protetta.
Mio padre è morto, due anni fa e quel rapporto che cercavo con lui forse ha cominciato a nascere in quell’unico, terribile mese di ospedale.
La mia città dovrò lasciarla, perchè a breve dovrò lasciare anche questa casa nel mio quartiere, per ritornare nel silenzio e nelle strade deserte e desolate di provincia.
Ed il lavoro, ritrovato a fatica due anni fa? perchè o sei troppo giovane per la pensione o troppo vecchia per un’altra occupazione, dovrò lasciare anche questo, perchè troppo lontano?
Non lo so, non so più niente.
Quindi, caro Mago, ti prego: fammi sparire per un po’ in modo che da sola, in un posto lontano, possa ritrovare sicurezza e fiducia e, soprattutto, voglia di decidere ancora.