Impariamo a leggere

Da tempo discuto con mia figlia sull’utilità della lettura.
Di solito legge il necessario per la scuola, presa com’è dalle mille ed inesauribili alternative che la società di oggi le offre su un piatto d’argento.
Per me chi non legge e si rifugia dietro la solita frase “non ho tempo” è e sarà sempre una persona che avrà delle enormi lacune e non riferite al “sapere”, ma assolutamente nei sentimenti.
Sarà una persona che quando amerà userà schemi elementari perchè non conosce le mille variazioni dell’amore, quando soffrirà non saprà mai come cavarsela e si chiuderà in un mutismo tipico di chi non ha appreso da nessuna parte come si dialoga con se stessi.
Chi non legge frequenterà gente come lui finchè non giungerà a quella terza età della vita, dopo la giovinezza e la maturità, in cui non sa come passare il tempo e perciò trascorrerà i suoi giorni tra la noia e la malinconia.
E così gli anziani perdono, secondo me, questa significativa possibilità, soprattutto nel mondo di oggi ammalato di “giovanilismo” per entrare in quel mondo fantastico ed immaginario della lettura.
Forse i libri, questi scrigni di vita interiore, sono un’assicurazione, non dico di serenità per la vecchiaia, ma per la sua vivacità perchè offrono, accanto al solito monotono modo di essere al mondo, altri modi, altri spunti, altre curiosità alternative all’esistenza.
E’ per questo che cerco di insegnare a Roby a leggere, perchè come tutte le cose, è bene che ci sia uno stimolo fin da piccoli. Ma non credo… forse crescendo, chi lo sa?